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ESTERI 25 Dicembre Dic 2014 0609 25 dicembre 2014

Israele-Libano: tensioni su gas e petrolio

Tel Aviv e Beirut si contendono il giacimento Leviathan. Situato in mare aperto. Che potrebbe trasformarsi in un nuovo casus belli. Alla finestra anche Damasco.

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da Beirut

Il giacimento Leviathan si trova nel Mar Mediterraneo.

La denuncia arriva direttamente da Nabil Berri, il presidente del parlamento libanese: «Israele sta rubando le risorse di petrolio e di gas sottomarini del Libano nel mare al largo della nostra costa».
Berri ha dichiarato di aver avuto la conferma dell’attività «illegale» sulle risorse di Leviathan (il nome dato al giacimento conteso, ndr) da un non meglio precisato scienziato internazionale.
Secondo queste informazioni Tel Aviv «ha avviato le trivellazioni in un’area vicina al confine meridionale del Libano».
Berri non ha risparmiato critiche all’immobilismo del governo di Beirut che sembra non dare abbastanza attenzione a una questione vitale per il futuro del Paese e dell’intera regione.
GIACIMENTO RICCO DI GAS E PETROLIO. Leviathan è il più grande giacimento di gas e petrolio mai scoperto nel Mediterraneo e potrebbe innescare una pericolosa escalation tra i due Stati: le stime più accreditate parlano di 96 miliardi di metri cubi di gas e 850 milioni di barili di petrolio (scheda: L'oro nero e gli effetti negativi sui Paesi esportatori).
Da quando è stata ufficializzata la sua scoperta, Leviathan ha alimentato più discordie che speranze. Su questa ricchezza inaspettata vogliono mettere le mani tutti. Israele, che ne rivendica la proprietà e ha già concesso le licenze di perforazione e che vede nel suo sfruttamento la soluzione alla sua dipendenza energetica. E il Libano, affossato da un ingombrante debito pubblico in cui pesa fortemente la voce energia.
CIPRO E SIRIA ALLA FINESTRA. Più timidamente, anche Cipro vuole entrare nella partita, mentre la Turchia ha annunciato che non accetterà l’istituzione di nuove zone economiche esclusive nel Mediterraneo orientale senza il coinvolgimento dell’autoproclamata Repubblica di Cipro del Nord.
Per ora tace la Siria, sconvolta da quasi quattro anni di guerra civile, ma tutti si aspettano che prima o poi anche la repubblica araba avanzerà le sue richieste, probabilmente spalleggiate dal suo storico alleato: la Russia, sempre attenta al mercato mondiale del gas.

Il Libano ha un debito pubblico di 62,4 miliardi di dollari. © Getty

Libano: l'esportazione di gas e petrolio per risanare il debito pubblico

Per ora la tensione cresce soprattutto tra Libano e Israele. Due Stati che non hanno mai siglato un accorso di pace e che, dall’invasione israeliana del 1982, non sono ancora arrivati alla definizione dei confini di terraferma. Elemento indispensabile per arrivare a stabilire quelli marini e delle piattaforme continentali in acque internazionali.
A surriscaldare la questione il fatto che il Libano del Sud, dove si trova il giacimento, è saldamente nelle mani di Hezbollah. Il movimento sciita, attraverso i suoi esponenti, continua a dichiarare: «Non permetteremo a Israele di saccheggiare le risorse di gas libanesi».
Dall’altra parte del confine politici e militari israeliani hanno sempre affermato con decisione che l’opzione militare per la difesa della proprietà del giacimento è sul tavolo. Le reciproche accuse tra i due governi nell’ultimo mese non sono segnali incoraggianti, di questo passo il giacimento conteso potrebbe trasformarsi nel casus belli di un nuovo conflitto. La posta in gioco, d’altronde, è altissima.
BEIRUT PARALIZZATA DALLE DIVISIONI POLITICHE. Per il Libano lo sfruttamento del giacimento rappresenterebbe la soluzione di molti problemi. Prima di tutto di quello energetico, ogni anno il Paese spende circa 3 miliardi di dollari per importare gas e petrolio. Gli introiti derivanti dall’esportazione potrebbero risanare il debito pubblico di 62,4 miliardi di dollari, pari 145,3% del Pil.
Di fronte a questa opportunità, però, le autorità libanesi appaiono paralizzate dalle profonde divisioni che da sempre caratterizzano la scena politica del Paese. Lo stallo ha finora bloccato anche l’emanazione dei decreti per affidare a imprese internazionali le trivellazioni di studio e rischia di avere un impatto negativo sull'intero processo, con le imprese petrolifere internazionali sempre più spaventate dal crescente 'rischio Paese'.
LE MULTINAZIONALI SI ALLONTANANO. Tra le 46 aziende che hanno avanzato offerte per lo sfruttamento ci sono tutti colossi mondiali degli idrocarburi: da Exxon Mobil a Chevron, da Total a Eni. Recentemente, il Cavallo a sei zampe ha informato il governo libanese che stanno perdendo interesse per l’asta.
Per Beirut la scelta dei partner per l’estrazione non è un elemento legato solo a tecnologia e la finanza, si accompagna alla scelta di alleanze economiche e politiche internazionali in un momento di grande instabilità dell’intera regione mediorientale.
Non è un caso che i ritardi per la formazione del nuovo governo, meno di un anno fa, fossero legati soprattutto alla scelta del ministro dell’Energia.

Nel 2029 la domanda di gas in Israele dovrebbe toccare i 15 miliardi di metri cubi. © Getty

Israele: fabbisogno energetico destinato a raddoppiare entro nel 2020

All’immobilismo libanese si contrappone l’attivismo israeliano, che sembra puntare molto oltre lo sfruttamento a uso interno.
Tel Aviv è alla ricerca dell’indipendenza energetica, l’instabilità in Egitto, gli attentati al gasdotto tra i due Paesi e il raddoppio del prezzo del gas voluto dal Cairo preoccupano molto i dirigenti dello Stato ebraico.
Il governo è consapevole che il fabbisogno energetico del Paese registrerà un’impennata verticale nei prossimi anni, con la domanda interna che dovrebbe raddoppiare dagli attuali 5 miliardi di metri cubi a 10 nel 2020 e salire a 15 nel 2029.
L'ANP RIVENDICA LA SOVRANITÀ. Secondo alcuni analisti la ricerca di una soluzione alla questione energia sarebbe anche la sola spiegazione possibile per alcune importanti decisioni politiche e militari del Paese. Infatti, oltre a Leviathan sono stati individuati vari ed estesi giacimenti di gas, alcuni situati a largo della Striscia di Gaza.
L’Autorità Nazionale Palestinese ne ha già rivendicato la sovranità, contestando il diritto di Israele allo sfruttamento. Puntare al possesso esclusivo di queste riserve offshore potrebbe essere la ragione principale dei ripetuti attacchi militari e politici alla Striscia di Gaza e a Hamas.
TEL AVIV PUNTA AL RUOLO DI FORNITORE UE. Israele potrebbe, inoltre, mirare a garantirsi il ruolo di nuovo fornitore energetico dell’Unione europea. Una situazione che modificherebbe radicalmente gli equilibri politici europei e mediorientali. Fantapolitica? Forse no. Leviathan e gli altri giacimenti misurano dimensioni tali da poter concorrere a soddisfare gran parte del fabbisogno europeo. Il ricco offshore lascia dunque intravedere la costruzione di gasdotti verso l’Europa attraverso Cipro e Grecia, con quest’ultima Israele avrebbe già avviato colloqui informali.
In questo angolo del Medio Oriente, dove le dispute sui confini non sono appianate, un ricco giacimento di gas può rivelarsi un'arma a doppio taglio. E aprire scenari inquietanti per gli equilibri della regione, e non solo.

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