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INCHIESTA 28 Dicembre Dic 2014 0752 28 dicembre 2014

Napoli, servizi ad anziani e disabili: è un monopolio

Appalti senza gara, 470 dipendenti per 1.000 bimbi, sprechi sulle case famiglia. Le Politiche sociali sono in mano a un consorzio. E il Comune spende 60 milioni.

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Luigi de Magistris, sindaco di Napoli.

Costano quasi 60 milioni all’anno le Politiche sociali al Comune di Napoli, le cui casse si ritrovano in condizioni di pre-dissesto.
Minori abbandonati, disabili, rom, anziani che non ce la fanno da soli: il popolo degli assistiti è ultra-bisognoso, ma - secondo i più critici - «solo una parte di loro riesce a ottenere dalla mano pubblica la qualità degli aiuti di cui necessita».
La colpa è dei fondi a disposizione, che non bastano mai? In parte, sì. Ma c’è anche chi ritiene che a monte del servizio scadente si annidino più complicati motivi. «Non è Roma mafiosa, non esiste un Carminati o un Buzzi vesuviano né finora ha preso consistenza qualche specifica iniziativa giudiziaria al riguardo», avvertono i più critici onde evitare strumentalizzazioni. Però «di inopportunità politiche», «metodi proceduralmente discutibili», «palesi inefficienze» se ne riscontrano in abbondanza.
GESCO, 41 IMPRESE E 3 MILA DIPENDENTI. Sull’assistenza ai più deboli a Napoli peserebbe la scelta di «consentire il perpetuarsi di una gestione di tipo monopolistico degli affari sociali».
C’è chi apertamente sussurra di «una filosofia che finisce quasi per privilegiare i bisogni salariali di chi lavora nelle cooperative piuttosto che quelli di sopravvivenza dei cittadini più indifesi».
Al centro delle contestazioni il Consorzio Gesco, un gruppo di imprese sociali costituitosi nel 1991, che riunisce 41 imprese sociali e 1.000 soci garantendo lavoro a 3 mila dipendenti. Gesco - si legge nell’auto-presentazione - «svolge attività imprenditoriali con rilevanza pubblica fornendo beni, servizi e occasioni di lavoro senza perseguire fini di lucro».
DAGLI ANZIANI AI MINORI: L'ATTIVITÀ DEL CONSORZIO. Attualmente, il Consorzio collabora con ben 120 enti pubblici e 300 organizzazioni sociali. È un colosso, insomma, credibile e rispettato nel campo dell’intervento sociale.
Commenta un ex assessore: «Nella realtà catastrofica del territorio napoletano Gesco costituisce una roccaforte imprenditoriale unica, aggregante, senza rivali».
Già. ma sarebbe - secondo i critici - proprio tale condizione di «incontrastata superiorità» a creare contraddizioni, remore e «più di una inopportunità politica e di metodo». A Gesco, in assenza di competitor, è affidata la cura di comunità e case di accoglienza per anziani, persone disabili e minori, asili nido e servizi di assistenza domiciliare e di riabilitazione.
«D'ANGELO? CONTROLLORE E CONTROLLATO». Il papà di Gesco si chiama Sergio D’Angelo, tra i più accreditati esperti del settore in Italia e dal 2011 al 2013 assessore alle Politiche sociali nella giunta arancione di Luigi de Magistris. È proprio sul conferimento di tale incarico che è esploso il primo, durissimo scontro tra le parti: «Gesco», osservano gli avversari, «vantava crediti dal Comune di Napoli per svariate decine di milioni. D’Angelo, diventato assessore, per correttezza si dimise da Gesco. Ma non gli è mai stato possibile, ovviamente, azzerare gli ottimi rapporti che negli anni aveva maturato con il suo consorzio».
Insomma, si sarebbe creata - secondo gli avversari - «la classica situazione dei due ruoli, quello del controllore e quello del controllato, accavallati in una sola persona».

La difesa: «Nessun conflitto d'interesse e nessun favoritismo»

Sergio D'Angelo di Gesco.

Conflitto di interesse? D’Angelo, che nel 2011 è stato tra i Grandi elettori di de Magistris a sindaco di Napoli, ha sempre assicurato con piglio che «non ne sono mai esistiti i presupposti». Che dei crediti vantati dalle coop «solo una parte spettava a Gesco». Che lui «non ha mai erogato in prima persona soldi». E che «nessun favoritismo verso il suo ex consorzio è stato consentito».
C’è chi ricorda che, allo scopo di alleggerire almeno in parte il pesante passivo delle coop causato dai ritardati pagamenti da parte del Comune di Napoli, l’assessore ha ottenuto «che fosse almeno certificato alle coop sociali l’entità del credito vantato», così da poter esibirlo nei rapporti con le banche.
DIARIA A FAMIGLIE SENZA 'OSPITI'. Il Comune, prima di accettare la proposta, chiese con l’allora assessore alla legalità, il pm Giuseppe Narducci (che poi si è dimesso tra le polemiche), di poter effettuare una radicale verifica dei conti in sospeso. Dopo litigate incandescenti tra gli assessori, la verifica ebbe inizio.
E fu allora, ricordano gli avversari, che emerse il problema delle case famiglia in cui i minori abbandonati vengono ospitati su decisione del tribunale. Che cosa fu accertato? Racconta chi a quelle riunioni era presente: «Che il Comune pagava la diaria quotidiana anche se qualcuna delle case famiglia operanti non aveva ospiti cui badare». Tutto lecito, perfino secondo i più ostili, in quanto «vigeva il principio secondo cui l’organico impegnato nelle case famiglia aveva comunque diritto a essere retribuito».
ARRIVA GAETA, DELL'ARCIPELAGO GESCO. Dalla verifica venne fuori anche che la legge prevede che le case famiglia siano controllate da una commissione comunale. E che fino al 2013 la commissione non era stata costituita.
Conclusa la verifica, si sussurra che l’ex pm e assessore Narducci si sia inquietato parecchio, giudicando alcune tra quelle carte «poco comprensibili».
Dopo uno dei molteplici rimpasti di giunta, al posto di D’Angelo alla guida delle Politiche sociali de Magistris ha sistemato una donna: Roberta Gaeta, 40 anni, già presidente di una casa famiglia e di Etica. Cos'è Etica? Una delle coop appartenenti all’arcipelago Gesco.
STRETTO LEGAME TRA SINDACO E CONSORZIO. Che il Gran Consorzio (così lo chiamano gli avversari) creato da D’Angelo «voglia bene» al sindaco e che si tratti di un affetto con sincerità ricambiato lo dimostrerebbe anche la festa organizzata dalle coop durante la campagna elettorale 2011 (la sera del 20 maggio) all’Arenile di Bagnoli: 1.000 invitati, buffet appetitoso, un nugolo di attori, cantanti e artisti a tener allegri gli animi.
Unico politico invitato alla serata: Luigi de Magistris. Dicono anche che quando, nel periodo clou della corsa a sindaco, Antonio Di Pietro, leader di Italia dei Valori e primo sponsor di de Magistris in politica, tagliò all’improvviso i viveri, fu proprio D’Angelo con i suoi a tendere una mano amica al candidato in difficoltà.

Napoli Sociale: conta 470 dipendenti, costa 18 milioni

Gesco riunisce 41 imprese sociali e 1.000 soci.

A tenere Gesco al centro delle discussioni è anche chi contesta il paradosso di Napoli Sociale, che è una società partecipata in cui il Comune è presente al 100%. Conta 470 dipendenti, costa 18 milioni all’anno.
I dipendenti, tutti non licenziabili, si occupano di accompagnare i bambini disabili a scuola con i pulmini, 470 per 1.000 di loro: c’è, si fa notare, quasi un autista ogni due disabili.
Nel contempo, moltissime attività sono state affidate a coop esterne. Che cosa fanno i dipendenti di Napoli Sociale dalle ore 13 in poi, cioè da quando i bambini sono rientrati a casa da scuola? Perché non sono utilizzati anche per altri servizi, tagliando una parte degli appalti esterni?
LA POLEMICA SUGLI AFFIDI. Perché - è la risposta a Palazzo san Giacomo - per alcuni assessori quei dipendenti sono ritenuti «incompetenti». «Eppure», ribattono i contestatori, «in molti possiedono il diploma di operatori sociosanitari, tra loro c’è un laureato e perfino un logopedista».
Ma c’è polemica anche sugli affidi. Perché fino al 2013 Napoli è stata tra le poche città italiane in cui i bambini non erano quasi mai dati alle famiglie disponibili ma quasi sempre alle case famiglia. Secondo alcuni, perché le famiglie non erano disponibili. Per altri, per la paura che le case famiglia si svuotassero aggravando una crisi occupazionale già drammatica. Chi ha ragione? Tutti e nessuno. Comunque, è impossibile accertarlo.
SERVIZI DI ASSISTENZA SENZA APPALTO. L’altra accusa alla macchina comunale riguarda le gare d’appalto nel settore Politiche sociali. Accade che - secondo alcuni dirigenti comunali - l’assistenza ai più deboli «è materia d’emergenza» per cui, in base a un articolo di una legge regionale voluta dal governatore Antonio Bassolino nel 2004, «per i servizi sociali in Campania è possibile procedere senza gare d’appalto anche quando si scavalca la soglia di legge».
C’è chi fa qualche esempio: «Estate Serena è un’iniziativa a favore degli anziani soli che costa circa 200 mila euro. È stata affidata a Gesco in quanto i suoi soci sono stati ritenuti gli unici competenti e in possesso delle attrezzature tecnologiche in grado di contattare il 118 e la questura in caso di emergenza».
OCCORRE APRIRE ALLA CONCORRENZA. Per le opposizioni (ma non solo), invece, «sarebbe stato possibile utilizzare in qualche modo i 470 dipendenti di Napoli Sociale operando a costi più che ridotti per le casse del Comune».
Odor di illecito? Anche i più critici lo escludono, perché in termini di know how, di esperienza e di qualità degli strumenti a disposizione «quelli di Gesco sono di sicuro quanto di più qualificato esista su piazza».
Certo, se per le gare d’appalto si innescasse un meccanismo di normale concorrenza, magari a livello nazionale, sarebbe meglio per tutti.

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