South Stream 141202164559
ACCORDO 29 Dicembre Dic 2014 2202 29 dicembre 2014

South stream, Eni vende il 20% a Gazprom

La compagnia italiana rinuncia alla sua quota del gasdotto. Per recuperare gli investimenti.

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Un addetto al lavoro sulla pipeline South Stream.

Eni ha siglato un accordo per cedere l'intera sua quota in South stream, pari al 20%, a Gazprom. È quanto scrittoin una nota del gruppo petrolifero italiano.
A seguito della transazione, ha spiegato il comunicato, Eni è in grado di recuperare il capitale investito fino ad oggi nel progetto, calcolato «coerentemente con gli accordi esistenti».
PROGETTO BLOCCATO DA MOSCA. Prima dell'accordo, South stream transport, la società della quale Eni ha ceduto la propria quota, era partecipata da Gazprom con il 50% e da Wintershall ed Edf con una partecipazione pari al 15% ciascuno.
La società era stata messa in piedi per costruire la parte offshore del gasdotto South stream, progetto bloccato di recente da Mosca che prevede la costruzione di 3.600 chilometri di tubazioni per collegare la Russia e l'Unione europea senza passare dall'Ucraina. Un'opera da 16 miliardi di euro di cui Gazprom sta ricomprando le quote da tutti i soci.
South Stream, il cui cantiere è stato lanciato nel dicembre 2012, aveva un tracciato diviso in una sezione offshore nel Mar Nero e una su terra: una volta attraversato il Mar Nero, dalla Bulgaria il gasdotto si sarebbe diretto a Nord fino all'Austria attraverso Serbia, Ungheria e Slovenia.
PROGETTO NATO A GIUGNO 2007. La storia del progetto è iniziata il 23 giugno 2007, quando Eni e Gazprom firmarono un memorandum per la realizzazione del gasdotto: l'accordo si inseriva in una più ampia intesa strategica che avrebbe permesso a Gazprom di entrare nel mercato della distribuzione e vendita del gas naturale in Italia e a Eni di sviluppare progetti di ricerca ed estrazione di idrocarburi in Siberia.
Inizialmente era previsto un troncone che avrebbe dovuto portare il gas direttamente in Italia, ma nel novembre 2012 quel tratto è stato cancellato perché non economicamente sostenibile. A inizio dicembre Mosca, dopo giorni in cui si lasciava intendere la volontà di un congelamento del progetto, ha annunciato il blocco definitivo. Con l'amministratore delegato di Gazprom, Alexiei Miller, che in un'intervista tivà dichiarava il capitolo «assolutamente chiuso, in maniera definitiva».

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