Economia 30 Dicembre Dic 2014 1640 30 dicembre 2014

Inps, tutte le sfide di Renzi per Boeri

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Matteo Renzi Nella conferenza stampa più seguita dell’anno – quella di Capodanno – Matteo Renzi ha smentito che Tito Boeri «lavorerà a nuova riforma delle pensioni». Se ne dovranno fare una ragione quelli che al governo (Giuliano Poletti e Pier Paolo Baretta) premono per introdurre un anticipo del pensionamento con penalizzazioni. LA GUERRA AL RETRIBUTIVO E ALLE PENSIONI D’ORO Ipotesi che non è mai piaciuta al bocconiano più famoso e influente d’Italia dopo Mario Monti. Che ha sempre criticato la riforma Fornero per aver causato un numero spropositato di esodati, ma si è pure scagliato contro le pensioni d’oro e ha chiesto di tassare gli anni che i pensionati andati a riposo col retributivo hanno guadagnato con condizioni migliori rispetto a chi è finito nelle morse della Dini.

GLI OBIETTIVI DI RENZI Lo stesso Renzi però non ha lesinato obiettivi ambiziosi nel definire il mandato del nuovo numero uno del principale ente previdenziale. «Farà», ha detto sempre il premier nelle scorse ore, «un lavoro molto buono. È una professionalità riconosciuta che potrà fare molto bene il presidente dell'Inps. Dovrà cambiare la governance e la mission». L’Inps deve completare la fusione con l’Inpdap e con l’Enpals, voluta da Monti, nonostante la contrarietà delle strutture. C’è un passivo (quasi 10 miliardi al 2013) da riportare sotto soglia di guardia. Lo scontro tra l’ex presidente Antonio Mastrapasqua e il direttore (riconfermato da Renzi) Paolo Nori ha contribuito a rallentare la presentazione – arrivata soltanto con l’ex commissario Vittorio Conti - e l’implementazione del piano industriale. Che vuol dire sostanzialmente l’equiparazione tra i sistemi informatici. Più complesso, ma il direttore Nori sta lavorando alacremente su questo capitolo, sarà il monitoraggio su tutte le prestazioni dell’ex istituto di previdenza dei dipendenti pubblici, che potrebbe riservare non poche sorprese.

Tito Boeri NUOVE GOVERNANCE E MISSION Tornando alle richieste del governo – la governance e la mission – a Boeri, il lavoro non sarà meno complesso. Sul primo punto partiti e sindacati chiedono di reintrodurre il consiglio d’amministrazione, che fu eliminato da Maurizio Sacconi, pare su input dello stesso Mastrapasqua. E c’è chi dice che a Palazzo Chigi in molti si chiedono se serve davvero un organismo che in questi anni si è rivelato soltanto un “poltronificio” o se sarebbe meglio ampliare i poteri del Consiglio di vigilanza. Per la mission c’è chi prevede una piccola rivoluzione. Già con Tiziano Treu l’Inps ha rivendicato il ruolo di principale erogatore di welfare del Paese, a maggior ragione dopo l’introduzione di ammortizzatori universali (la Naspi) voluta dal Jobs Act. Non soltanto gli le politiche passive (pensioni, indennità e integrazioni al reddito come gli assegni per casse integrazioni e solidarietà) ma anche politiche attive, come le erogazioni per la formazione e i processi di outplacement. In quest’ottica Boeri è l’uomo adatto, anche perché del Jobs Act ha sempre critico la scarsezza di risorse destinata proprio ai nuovi ammortizzatori sociali destinati ai precari.

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti. PIÙ FONDI PER GLI AMMORTIZZATORI Una settimana fa scriveva: «Per un’operazione del genere servirebbero 4 miliardi di euro. I 2,2 miliardi previsti dalla legge di Stabilità sono ancora troppo pochi. E, nel calcolo, non ho tenuto conto delle risorse necessarie per il sussidio ai disoccupati di lunga durata, che se fosse approvato sarebbe un intervento molto importante». È facile ipotizzare che su questo versante Boeri (un tempo collaboratore di Padoan) rischierà di scontrarsi con Poletti. Il quale punta alla creazione di un’agenzia nazionale del lavoro sul modello tedesco, per superare la balcanizzazione dei servizi per l’occupazione creata dal Titolo V, che dà in materia pieni poteri alle Regioni. CONTRO POLETTI In passato il bocconiano aveva riservato al ministro tweet di fuoco. Il 12 ottobre il primo aveva scritto all’altro: «Poletti: se andiamo avanti cosi scompaiono i contratti a tempo indeterminato, pensa che sia anche colpa del suo decreto?».

Il 29 novembre aveva definito «intollerabile che ministero Lavoro manipoli dati comunicazioni obbligatorie per smentire dati Istat.

PATTO GENERAZIONALE Comunque qualcosa in più si capirà già all’inizio dell’anno, quando l’Inps presenterà la “busta arancione”, vecchio progetto di Sacconi nato durante gli anni di Mastrapasqua, che prevede una simulazione sulle pensioni future. Boeri da tempi non sospetti chiede un “patto generazionale” per spalmare il peso della spesa previdenziale. Al riguardo, scriveva con l’economista Luigi Guiso per criticare i ritardi su questo versante dell’ex ministro Enrico Giovannini: « Che i lavoratori beneficino da questa conoscenza è ovvio. Avere un’idea, la più precisa possibile, della pensione consente a ciascuno di pianificare i propri risparmi. Se è troppo bassa, si può decidere di partecipare a un fondo pensione, lavorare di più, risparmiare di più. E non trovarsi a dover stringere la cinghia (o anche peggio) da vecchi, quando si scopre di aver erroneamente pensato di ottenere un assegno più elevato. Ma è cruciale anche per la solidità del sistema pensionistico. Se i lavoratori non accumulano abbastanza risparmi privati perché credono che avranno una pensione elevata, non saranno in grado di condurre una vita decente, obbligando lo Stato a intervenire per limitare l’indigenza».

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