Presidente Lituana Dalia 141230100631
STRATEGIE 30 Dicembre Dic 2014 0959 30 dicembre 2014

Lituania, l'Ue punta su Vilnius per arginare Mosca

Critica verso lo zar, la presidente lituana insegue l'indipendenza energetica. Dopo Kiev, Bruxelles trova un altro alleato. E un Paese economicamente sano.

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La presidente lituana Dalia Grybauskaite.

È l’ultimo atto dell’integrazione politico-economica della Lituania nell’architettura occidentale.
Entrata nell’Unione europea e nella Nato del 2004, l’ex repubblica sovietica - ultima in ordine di tempo dopo che sia l’Estonia nel 2011 sia la Lettonia all’inizio del 2014 avevano già compiuto lo stesso passo - fa ora il suo ingresso nell’area della moneta unica.
Un evento fondamentale per il piccolo Stato con poco più di 3 milioni di abitanti che ha ottenuto l’indipendenza solo con il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991.
Dal primo gennaio 2015 i vecchi Litas vanno in pensione e continueranno a circolare per poche settimane, poi anche i lituani dovranno abituarsi a fare i conti in euro, come prima di loro hanno fatto già gli abitanti di 18 Paesi dell’Ue.
LA LITUANIA NON FARÀ LA FINE DELL'UCRAINA. Un passaggio che assume un valore anche simbolico proprio perché chiude il percorso di integrazione iniziato ormai più di 20 anni fa.
E che giunge oltretutto in un momento particolarmente delicato non solo per Vilnius, ma anche per Tallinn e Riga, capitali a ridosso dell’ingombrante vicino russo divenuto ancora più minaccioso dopo l’avvio del conflitto in Ucraina.
In realtà i Paesi baltici, tutti dentro l’Europa e l’Alleanza Atlantica, non hanno certo da temere di fare la fine di Kiev, prossima al tracollo dopo l’avvio della guerra nel Donbass, ma i vecchi legami all’ombra del Cremlino non si cancellano in un paio di lustri.
GAS, VILNIUS DIPENDE AL 100% DA MOSCA. Sebbene in Lituania la minoranza russa, circa il 6% della popolazione, sia molto minore di quella in Estonia e Lettonia, intorno al 25%, l’economia di Vilnius è ben legata a quella di Mosca. La Russia gioca infatti un ruolo fondamentale per quel riguarda il settore energetico. Solo il 20% del fabbisogno interno della Lituania è soddisfatto dalla produzione nazionale, mentre l’80% è legato alle importazioni.
Il 75% dell’energia arriva da Mosca, da cui Vilnius dipende al 100% per le forniture di gas. Il governo lituano sta tentando di diversificare per ottenere una maggiore indipendenza e ha già avviato piani per l’import da Svezia e Polonia.

La Russia è il primo partner commerciale

Vladimir Putin.

I legami lituano-russi sono in ogni caso molto forti: Mosca rimane il maggior partner commerciale per Vilnius sia per quel concerne le importazioni (29,3% nel 2013, soprattutto nei settori energetico e chimico) sia le esportazioni (19,8%, macchinari e prodotti agricoli).
Gli affari vanno a gonfie vele, ma le tensioni politiche non passano inosservate. Le relazioni con il Cremlino si sono deteriorate con la crisi ucraina e la presidente Dalia Grybauskaite, soprannominata Lady di ferro, è stata negli ultimi mesi una delle più feroci critiche di Vladimir Putin.
UN LITUANO COME MINISTRO DI KIEV. Dopo che a Kiev è stato nominato come ministro dell‘Economia Aivaras Abromavicius, investment banker lituano - uno dei tre ministri stranieri che hanno dato l‘impressione di un commissariamento occidentale dell‘Ucraina - gli screzi sono aumentati, anche se per ora la questione prioritaria per Vilnius è l‘adozione senza troppi scossoni dell‘euro e il rilancio della propria economia, colpita duramente dalla crisi finanziaria del 2008-2009 e adesso in ripresa.
Nel 2015 la crescita potrebbe andare oltre il 3%, ben oltre la media europea, e criteri fondamentali come il mantenimento del deficit sotto il 3% del Pil e quello del debito pubblico sotto il 60% sarebbero rispettati senza alcuna difficoltà: la spesa pubblica nell’ultimo quinquennio è in realtà andata al galoppo, ma il debito si mantiene ancora sotto il 40%.
IL RISCHIO DI UN AUMENTO DELL'INFLAZIONE. L’introduzione dell’euro è vista dagli economisti come un volano per i servizi e il commercio che contribuiscono per i due terzi al prodotto dell’intera nazione.
Ma se politica ed economia sono sempre stati favorevoli alla moneta unica, il cittadino medio rischia di vedere sforbiciato il potere d’acquisto. Le doppie indicazioni di prezzo obbligatorie ovunque potranno essere un aiuto per i consumatori, ma non metteranno automaticamente al riparo dall’aumento dell’inflazione, ora comunque su valori minimi.
Il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha dato il benvenuto alla Lituania, affermando che in questo periodo di crisi la piccola repubblica sul Baltico con le sue performance ha già dato una efficace lezione a tutti gli altri Paesi.

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