Economia 30 Dicembre Dic 2014 1340 30 dicembre 2014

Prestito tra privati, istruzioni per l'uso

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Cercasi un prestito da 12mila euro rimborsabile in quattro anni, per comprare un'automobile tutta nuova, modello Volvo. Tasso d'interesse proposto: 5,9% su base annua. Ecco uno degli annunci presenti in questo periodo nei siti web dedicati al social lending, una innovativa forma di finanziamento che è nata negli Stati Uniti quasi dieci anni fa e che adesso si si sta sviluppando anche in Italia, seppur un po' lentamente. Si tratta di una pratica con cui i privati cittadini, attraverso la rete di internet, si fanno credito a vicenda by-passando completamente il sistema bancario. Se gli istituti di credito sono oggi molto restii nel concedere denaro in prestito, chi vuole indebitarsi può dunque provare a chiedere i soldi a qualche risparmiatore privato che ha messo un gruzzoletto da parte. A offrire questa possibilità in Italia sono attualmente due intermediari online: Prestiamoci.it e Smartika.it, che operano con l'autorizzazione e sotto la vigilanza della Banca d'Italia. Ecco, di seguito, una panoramica su come funzionano i loro servizi.

1. Prestatori o investitori. Smartika e Prestiamoci hanno creato sulla rete due piattaforme online in cui gli internauti possono assumere sia il ruolo di debitori che quello di finanziatori. Quest'ultimi sono dei privati cittadini che hanno un capitale da investire e lo mettono a disposizione di altri utenti del sito, per l'erogazione di un prestito che, ovviamente, prevede il pagamento di un determinato tasso d' interesse ogni anno. Chi assume la “veste” di debitore, invece, chiede ad altri internauti un finanziamento al consumo, per coprire qualsiasi tipo di spesa come l'acquisto di un'autovettura, la ristrutturazione della casa o il rinnovo dell'arredamento. La domanda e l'offerta di credito si incontrano dunque su internet, attraverso un sistema di aste online, in cui il finanziatore decide se prestare o meno i propri soldi, valutando la richiesta dell'aspirante debitore.

Le due piattaforme di Prestiamoci e Smartika funzionano però con regole ben precise, passate rigorosamente al setaccio dalla vigilanza di Bankitalia. Per chiedere un prestito con il social lending, infatti, bisogna seguire le stesse procedure svolte solitamente in banca, quando si chiede un finanziamento allo sportello. Il debitore deve infatti presentare una copia della dichiarazione dei redditi o qualsiasi altro documento che attesti la sua capacità di rimborsare le rate del finanziamento alla scadenza prestabilita. Una volta raccolte tutte le “carte”, sia Smartika che Prestiamoci eseguono un'istruttoria su chi ha richiesto il finanziamento e gli assegnano un rating, cioè un punteggio che misura la sua affidabilità. Generalmente, l'accesso al credito è precluso a determinate categorie di aspiranti debitori, come chi ha avuto in passato dei protesti o delle gravi insolvenze oppure chi ha superato i 75 anni di età.

Migliora il rapporto deficit Pil TASSI RIDOTTI Di solito, più consistenti sono i redditi di chi richiede il finanziamento, più elevato è il rating che gli viene assegnato dai valutatori di Smartika e Prestiamoci. E chi ha un rating molto alto, ovviamente, può ottenere un finanziamento a tassi più convenienti, che partono da un minimo del 4-4,5% su base annua. Anche chi non ha un merito di credito particolarmente esaltante, però, con il social lending paga spesso un interesse non superiore all'8-9% ogni 12 mesi, un livello ben più basso rispetto al 10-12% applicato su molti prestiti bancari. Queste condizioni vantaggiose hanno una ragion d'essere ben precisa: Prestiamoci e Smartika sono infatti due semplici intermediari online che, a differenza delle banche tradizionali, hanno una struttura di costi ridotta all'osso e guadagnano soltanto trattenendo per sé una commissione (compresa di solito tra lo 0,75 e il 3%) sull'importo dei finanziamenti scambiati attraverso le loro piattaforme.

Piazza Affari RENDIMENTI FINO ALL'8% Per chi decide di assumere il ruolo di finanziatore, invece, il social lending è una forma di investimento che può rivelarsi fruttuosa. Sulle somme di denaro date in prestito ad altri internauti, infatti, maturano ogni anno degli interessi assai elevati, tra il 4 e l'8% lordo , ben più alti dei rendimenti garantiti oggi da molti prodotti finanziari, come i titoli di stato o i conti di deposito, che superano a malapena l'1,5%. Chi vuole cimentarsi in un investimento di questo genere, però, non deve farsi prendere troppo la mano e pesare attentamente sul piatto della bilancia tutti i costi e benefici che ne derivano. Innanzitutto, non va dimenticato che dare i soldi in prestito con il social lending espone a una certa dose di rischio, poiché alcuni debitori potrebbero rivelarsi insolventi e non rimborsare le rate del finanziamento alle scadenze prestabilite. E' bene dunque ripartire la somma investita tra tanti debitori diversi (così come suggeriscono anche gli stessi intermediari), in modo da dosare attentamente l'esposizione al rischio. Inoltre, occorre ricordare che i rendimenti incassati sotto forma di interessi sono penalizzati dal punto di vista fiscale (almeno in certi casi) poiché vanno riportati nella dichiarazione dei redditi (nel rigo D2 del 730 o nel quadro RL del modello Unico) e sono soggetti all'irpef, che è un'imposta progressiva con aliquote che variano tra il 23 e il 43% a seconda di quanto guadagna il contribuente, contro una tassazione fissa del 26% che grava invece su gran parte dei prodotti finanziari venduti in Italia (12,5% nel caso dei titoli di stato). Se per esempio il prestatore ha anche dei redditi da lavoro superiori a 38mila euro annui (corrispondenti a circa 2mila euro netti il mese), i rendimenti che incasserà con il social lending saranno soggetti a un irpef di almeno il 38%. In questo caso, dunque, un interesse lordo dell'8% ottenuto prestando i soldi scende al 5% circa al netto delle tasse, mentre un rendimento del 4% lordo corrisponde al 2,5% netto.

SFIDA A DUE I modelli di business adottati dai due siti di social lending oggi attivi in Italia sono abbastanza simili tra loro. Sulle pagine web di Prestiamoci, intermediario fondato dalla società Agata di Ivrea che si è fuso poi con l'azienda norvegese TrustBuddy, possono chiedere un finanziamento fino a 25mila euro tutte le persone di età compresa tra 24 e 75 anni, con oltre 6 mesi di anzianità di servizio (se lavoratori dipendenti) oppure 2 anni di carriera (se autonomi). Varia invece tra mille e 15mila euro l'importo dei finanziamenti sottoscrivibili attraverso Smartika, intermediario fondato da Maurizio Sella (solo un lontano parente dell'omonimo ex-presidente dell'Abi), che consente l'accesso al credito anche ai pensionati e ai lavoratori precari, assunti senza un contratto stabile, purché in possesso di determinati requisiti di reddito. Su entrambe le piattaforme, le somme investite dai finanziatori sono ripartite automaticamente tra tanti debitori diversi (almeno 50) in modo da ridurre l'esposizione al rischio. Inoltre, i soldi transitano sempre sui conti di una banca depositaria e sono dunque rigidamente separati dal patrimonio dell'intermediario, nel caso in cui quest'ultimo abbia dei problemi finanziari.

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