Banche Derivati 130206150021
LO SPORTELLO 2 Gennaio Gen 2015 1128 02 gennaio 2015

Derivati, il più atroce dei delitti finanziari

Sono subdole menzogne. Che fruttano anche il 50% alle banche. Ma il rischio è per il cliente.

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Unicredit, Credem e Intesa San Paolo, tre delle banche coinvolte nell'inchiesta sui derivati della procura di Trani.

In finanza «è denominato strumento derivato (o anche, semplicemente derivato) ogni contratto o titolo il cui prezzo sia basato sul valore di mercato di un altro strumento finanziario, definito sottostante (come, per esempio, azioni, indici finanziari, valute, tassi d'interesse). Gli utilizzi principali degli strumenti derivati sono la copertura di un rischio finanziario (detta hedging), l'arbitraggio (ossia l'acquisto di un prodotto in un mercato e la sua vendita in un altro mercato) e la speculazione».
Questa è la definizione di Wikipedia, ma... chi ha capito alzi la mano!
SFRUTTANO L'IGNORANZA. Proprio nell'ignoranza e nella scarsa consapevolezza del cliente si annida la principale leva commerciale utilizzata dalle banche per compiere il piu atroce dei delitti finanziari: la vendita di uno strumento derivato.
Come diceva il mitico Totò ai suoi clienti nel film Miseria e nobiltà, lui che interpretava il ruolo di uno scrivano del Dopoguerra, marketing oriented, in una Napoli analfabeta: «Lei è ignorante? Bene, così si fa! E non mandi i suoi figli a scuola».
Chiaro! Perché se la popolazione si alfabetizzava, lui che faceva lo scrivano, perdeva clienti.
Si tratta di strumenti talmente complessi che fanno fatica a capirli anche gli stessi bancari di filiale che vengono sbattutti sul fronte a collocare questi prodotti senza la adeguata formazione.
I derivati sono studiati e preparati nelle torri cablate delle direzioni generali con la piena consapevolezza, in questo caso sì, del top management e della direzione finanziaria di una banca.
FRUTTANO ANCHE IL 50%. Ma allora perché un funzionario di banca, soprattutto se nel ruolo di gestore imprese, spinge affinché il cliente metta a repentaglio il proprio equilibrio finanziario?
Semplice, per puro guadagno: se una polizza assicurativa rende alla banca mediamente il 13% delle provvigioni, un derivato frutta anche il 50%.
E allora perché tentare di spiegarlo, questo complesso strumento finanziario, dal punto di vista tecnico?
I lettori, anche se fosse raccontato per farlo capire ai bambini, si annoierebbero.
Quello che occorre comprendere è la logica (o illogica) del prodotto.

Sono una scommessa, come quella dei giochi

Milano: la facciata di Piazza Affari.

Pedestremente sono una scommessa, né più né meno, come quella dei giochi: se si verifica una certa situazione si vince.
Solo che non abbiamo a che fare con un limitato numero di possibilità, ma con l'intero pianeta: puoi scommettere su qualunque cosa. L'unico che veramente ci guadagna però... è chi te lo vende!
Paradossalmente si potrebbe creare un derivato anche sulla possibilità che la prossima settimana a Napoli ci sia la nebbia.
La scommessa nasce dal fatto che un soggetto ha venduto all’altro, contestualmente a un contratto, un’auto senza i fendinebbia.
Io scommetto dì sì, la controparte scommette il contrario e tra sette giorni vedremo chi vince e chi perde.
Il problema è che, continuando con lo stesso esempio, una delle due controparti - in questo caso la banca - è un colonnello dell’aeronautica specializzato in meteorologia e l’altro contraente - il cliente - è invece un cittadino che non legge neppure il giornale per vedere la rubrica 'Domani che tempo fa'?
C'È ASIMMETRIA INFORMATIVA. Tra i due scommettitori vige una 'asimmetria informativa': uno è molto più informato e tecnicamente preparato rispetto all’altro.
Probabilmente chi ha venduto l’auto senza fendinebbia sa, con ragionevole certezza, che la settimana prossima a Napoli ci sarà la nebbia (evento che può prevedere solo chi conosce bene la materia).
Ma non si preoccupa di avvisare la controparte che, senza fendinebbia, potrebbe andare a sbattere contro un guardrail.
Al massimo, gli consiglia di cautelarsi con un’ulteriore assicurazione contro l’eventuale rischio nebbia!
Il nome di questi prodotti viene proprio da questo: hanno un valore che «deriva» da qualcos’altro.
Può essere l’andamento di un indice di Borsa, del prezzo del petrolio, del cambio di due monete, del tasso di interesse.

Continue proposte, senza limiti e senza vergogna

Un operatore di borsa.

Capita spesso, quasi sempre (ancora oggi, nonostante quanto successo negli ultimi cinque anni, senza limiti e senza vergogna) che un istituto bancario proponga un derivato (o, come sono solito dire per non spaventare, un’assicurazione!) in concomitanza con l’accensione di un finanziamento a tasso variabile a medio termine, apparentemente allo scopo di proteggere la società contro il rialzo dei tassi d’interesse.
Magari con l’obbligo, subdolamente fatto “percepire”, di sottoscrizione perché la direzione (fantomatica entità astratta che decide per gli altri) «ha subordinato a questa sottoscrizione il buon fine del rilascio della linea di credito concordata».
SPACCIATA PER ASSICURAZIONE. Spesso i funzionari della banca “spiegano e presentano” il contratto come un’assicurazione (quale reato si configura?), il cui contraente paga un premio, limitato, per assicurarsi contro un rischio potenzialmente illimitato.
Intellettualmente bello, ma tecnicamente fuorviante e impossibile, il rischio per chi emette un contratto derivato è sempre calcolato!
MANIPOLAZIONE DEL PROFILO DI RISCHIO. Ma soprattutto, e qui si ritorna alla prima puntata della nostra rubrica, attraverso la “manipolazione” del profilo di rischio del cliente.
Del resto le banche hanno paura. Hanno paura delle loro stesse azioni. Hanno paura che un certo modo di operare possa ritorcersi contro.
Perché sanno di avere la coscienza sporca, sanno di aver agito (e di agire ancora) in maniera opaca. E sanno anche che il cliente potrebbe rivalersi dei torti subiti se solo sapesse come stanno veramente le cose.
LE BANCHE HANNO SEMPRE NEGATO. La più grande menzogna che le banche hanno perorato in questi anni ruota proprio intorno ai derivati.
Hanno tutte negato di fronte all’evidenza. Hanno negato di aver agito in modo approssimativo e subdolo, scoprendosi al tal punto da rischiare una montagna di cause legali.
Già 13 anni fa i grandi capi di molti istituti bancari erano coscienti dei rischi che la sottoscrizione di un derivato comportava.

Le circolari interne alle banche trasudavano paura e allerta

La borsa di Milano.

Ricordo ancora il tono delle circolari. Parlava­no da sole, trasudavano paura e allerta.
«Come da ultimo segnalato dal direttore generale, lo sfavorevole andamento dei mercati determina con crescente frequenza l’insorgere di vertenze promosse da clienti che - facendosi talora assi­stere da legali in possesso di una profonda conoscenza del complesso delle norme che regolano l’attività di interme­diazione finanziaria - tentano di scaricare sul nostro istituto le minusvalenze cui sono andati incontro con investimenti, specie se ad alto rischio. In questi casi, soltanto la perfetta aderenza alle disposizioni Consob ci consente di opporre una valida resistenza».
Era sottinteso che su tanti fronti si agiva in modo appros­simativo.
«POSIZIONE INDIFENDIBILE». E infatti: «Purtroppo, in numerose occasioni sono state invece riscontrate mancanze che hanno reso pratica­mente indifendibile la nostra posizione e hanno quindi indotto ad assecondare - se non in toto, con transazioni fortemente squilibrate a nostro sfavore - le pretese avanzate anche da controparti tutt’altro che in buona fede».
Ma quali erano le carenze più frequenti? Le evidenzia lo stesso documento riservato: «Omessa consegna del “Docu­mento sui rischi generali degli investimenti in strumenti finanziari”, in assenza di copia sottoscritta da tutti gli intesta­tari del rapporto», e poi «Omessa o irregolare sottoscrizione del contratto di deposito e per la negoziazione, ricezione e trasmissione di ordini in strumenti finanziari, nonché dell’atto integrativo».
E ancora: «Mancato ritiro di ordini/schede di sottoscrizione regolarmente firmati e omessa registrazione degli ordini accolti per telefono».
«AUTOMATICAMENTE PERDENTI». Segue l’ammissione: «È noto che la mancanza degli ordi­ni di compravendita configura l’attività come “gestione non formalizzata” delle disponibilità dei clienti, attività tassativamente vietata dalle disposizioni Consob e che, di conseguenza, ci vede automaticamente perdenti in tutti i casi di mancato guadagno per il cliente».
Ma di carenze ce n’erano molte altre, le falle di procedura erano all’ordine del giorno e più ci si guardava intorno e più emergevano irregolarità.
I grandi capi temevano «la mancata consegna, ove previsto, dei prospetti informativi» e «la conclusione, in assenza di specifica autorizzazione, di operazioni non adeguate alla situazione finanziaria e agli obiettivi di investimento del cliente, quali risultano dalle dichiarazioni rese all’avvio del rapporto o, in caso di rifiuto al loro rilascio (da far constare sull’apposita modulistica), dalla conoscenza del cliente comunque acquisita nel corso del rapporto»; oppure «la vendita di prodotti derivati Otc con promesse di alti rendimenti e rischi contenuti a clientela che, pur dichiarandosi “qualificata”, si rivela - alla prova dei fatti - non in grado di comprendere e controllare l’opera­zione proposta e realizzata».

Per scrivere a Vincenzo Imperatore: lettere@lettera43.it oppure la sezione contatti del sito www.inmindconsulting.eu

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