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ECONOMIA 3 Gennaio Gen 2015 2007 03 gennaio 2015

Berlino, Spiegel: «Grecia fuori dall'euro? Ipotesi plausibile»

Lo ha riferito lo Spiegel citando fonti governative: «Merkel e Schaeuble hanno cambiato idea».

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La cancelliera tedesca, Angela Merkel.

Berlino considera ipotizzabile una uscita di Atene dall'euro. Lo ha riferito lo Spiegel citando fonti governative e sostenendo che la cancelliera Angela Merkel e il ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble avrebbero cambiato idea al riguardo e non temerebbero ripercussioni gravi.
Secondo Spiegel, per la Merkel e Schaeuble un'uscita della Grecia dall'euro sarebbe ora gestibile grazie ai progressi fatti nell'eurozona dall'apice della crisi nel 2012 (come l'Esm con cui gli stati possono essere salvati i con un fondo di 500 miliardi di euro).
Se dopo le elezioni del 25 gennaio la Grecia, con una vittoria della sinistra di Alexis Tsipras deciderà di metter fine alla politica di risparmi e cancellare il debito, un'uscita del Paese dalla moneta unica sarà inevitabile. Né la cancelleria né il ministero delle Finanze hanno voluto commentare le informazioni di Spiegel.
«ELEZIONI ANTICIPATE NON CAMBIANO NULLA». Un portavoce di Schaeuble ha rimandato a un monito del ministro di lunedì contro un cambio di rotta di Atene: «Se la Grecia imbocca una strada diversa le cose si fanno difficili»; le elezioni anticipate «non cambiano nulla agli impegni presi dal governo greco, ogni nuovo governo deve rispettare gli impegni presi dai precedenti governi», aveva sottolineato. Secondo Spiegel non è chiaro però come uno Stato possa uscire dall'euro e rimanere nell'Ue: eventualmente una via d'uscita la troveranno giuristi, scrive citando un esperto.
Il problema di fronte ai mercati - e Mario Draghi lo sta analizzando a fondo - è questo: si può varare il Quantitative easing anti deflazione prima delle elezioni greche del 25 gennaio senza interferire nel voto? Ed è prudente mostrare le proprie carte migliori se poi un possibile governo Tsipras decidesse misure unilaterali di cancellazione del debito? Domande che escono rafforzate dalle indiscrezioni dello Spiegel.
MERCATI ASPETTANO MISURE FORTI. Portogallo e Irlanda sono usciti dai programmi di salvataggio e possono accedere direttamente al mercato dei capitali, ha spiegato il settimanale, con l'Esm e l'unione bancaria ormai in funzione. Gli operatori rimasti dalle parti di Piazza Affari per preparare il riavvio delle contrattazioni sono piuttosto negativi su un'azione a breve della Bce e pensano che Francoforte nel prossimo consiglio del 22 gennaio, a tre giorni dal voto ellenico, non potrà che rimanere attendista. Ma a questo punto i mercati si aspettano misure forti e un rinvio potrebbe gelarli. Anche a fronte dei numeri: nelle ultime tre sedute i Btp italiani a 10 anni hanno portato a casa una riduzione degli interessi del 12%, da ottobre del 32%. Senza arrivare a misurazioni che fanno girare la testa (-58% in un anno, -76% dai picchi del 2011) è chiaro che la fiducia sui bond dei Paesi periferici è tornata.
SPREAD SCESO A QUOTA 124. Il tasso sul decennale del Tesoro si è infatti attestato al nuovo minimo storico dell'1,73%, lo spread tricolore nei confronti della Germania è sceso a quota 124. E la Spagna, che ha un rendimento dei titoli costantemente inferiore a quello italiano, è scesa sotto i 100 punti con un tasso dei Bonos decennali all'1,48%. Gli operatori del mercato giudicano l'intervista del presidente della Bce all'Handelsblatt, non a caso un quotidiano tedesco, come l'ennesima mossa del Draghi 'politico', quello che dice di non essere, il passo forse decisivo per non dare scelte agli oppositori nel consiglio della Bce, a partire ovviamente dai componenti di fede germanica. Risponde un'inchiesta del Frankfurter Allgeimeine secondo la quale la Grecia paga interessi sul proprio debito inferiori a quelli della Germania: il 2,4% medio contro il 2,7% della Germania grazie alle condizioni dei prestiti internazionali «molto favorevoli». Mentre in Germania cresce la polemica sull'ammontare degli investimenti necessari al Paese - che secondo il presidente dell'istituto di ricerca Diw, Marcel Fratzscher, sarebbero carenti per 80-100 miliardi l'anno - il problema cruciale rimane: la riunione del 'board' di Francoforte che potrebbe varare il Qe è quella di giovedì 22, ma nel frattempo sono arrivate le elezioni greche, con la sinistra di Tsipras che continua a condurre nei sondaggi.
IPOTESI VITTORIA SYRIZA. Il leader di Syriza ha già attenuato i toni sull'uscita dall'euro, ma in caso di vittoria qualcosa di forte farà sicuramente. Una mossa della Bce prima del voto potrebbe significare che l'Europa si sente sicura dell'attuale rete di sicurezza, come testimoniano le indiscrezioni dalla Germania, e che quindi è pronta a reggere l'uscita di fatto della Grecia dall'euro, rendendo forse più facile la vittoria della sinistra, ma non fare nulla innervosirebbe non poco i mercati. Tra le due scelte molti operatori si preparano alla seconda, con possibili turbolenze dei mercati fino a fine mese.

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