Grecia 141231124151
INTERVISTA 4 Gennaio Gen 2015 0800 04 gennaio 2015

Grecia, Fumagalli: «L'allarmismo delle Borse è pilotato»

Atene verso sinistra. I mercati crollano. «Panico fasullo» per Fumagalli. «Tsipras? Non è un problema». Berlino: «Grecia rispetti patti in ogni caso».

  • ...

Le elezioni anticipate in Grecia hanno gettato i mercati nel panico.
Dopo la terza fumata nera per l'elezione del nuovo presidente della Repubblica è scattata la norma che prevede il ritorno alle urne e in Borsa è suonato l’allarme davanti alla prospettiva di una vittoria della sinistra di Syriza, ostile al piano di austerità imposto dalla Troika (il triumvirato di Unione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale).
Una prospettiva che spaventa in primis la Germania, tornata a ribadire il 4 gennaio la necessità di rispettare i patti, qualunque sia l'esito delle elezioni.
«COSÌ MANTENGONO LE GERARCHIE». Una probabile affermazione di Alexis Tsipras metterebbe in pericolo i prestiti internazionali garantiti in cambio delle riforme. Scenario che ha seminato il terrore. Ma che, secondo Andrea Fumagalli - economista e professore dell'Università di Pavia - è pilotato: «L’allarmismo è sempre stato usato per mantenere una certa struttura gerarchica», spiega.
Le soluzioni? «Ci sarebbero, anche eque. Però serve volontà politica. E la vedo difficile».
Per questo, secondo l’economista, «chi dovrebbe essere preoccupato non sono i mercati, ma i soliti su cui ci si accanisce».

Il professor Andrea Fumagalli.


DOMANDA. La situazione è così grave come la dipingono?
RISPOSTA. Dal punto di vista socio-economico la Grecia si trova in una situazione drammatica. Ci sono stati quattro interventi negli ultimi anni per far fronte alle richieste di Fmi-Ue-Bce e garantire il pagamento degli interessi alle banche che posseggono i titoli pubblici. Essenzialmente tedesche e francesi.
D. Che risultato hanno avuto?
R. L’effetto recessivo nel 2014 ha portato a un calo del Pil intorno al 6%. Questo ovviamente ha effetti sulla stabilità dei conti greci.
D. Perché?
R. Nonostante tagli, privatizzazioni, vendita di proprietà pubbliche che hanno generato avanzo primario, questa reazione recessiva ha messo in moto un circolo vizioso che penalizza e vanifica tutti gli sforzi.
D. Cioè?
R. È la classica situazione in cui la cura uccide il paziente. È colpa dell’austerity, ma la situazione era abbastanza prevedibile.
D. Oggi si vedono i risultati.
R. Il rigore ha portato stabilità politica e aumento della tensione sociale. E di fronte alla prospettiva che al voto anticipato si affermi il partito di Syriza si è scatenato il panico nelle oligarchie economiche internazionali.
D. Ingiustificato?
R. Tsipras non si è mai espresso contro l’euro e l’Europa. Rifiuta invece le politiche di austerity per favorire la crescita economica
D. Ora che succederà?
R. Goldman Sachs ha già rilasciato dichiarazioni piuttosto pesanti in cui sostiene che le elezioni anticipate potrebbero portare a un corto circuito nei rapporti con i creditori internazionali.
D. Con conseguenze estreme?
R. Sì: l’interruzione dei flussi di denaro dalla Bce alle banche locali.
D. E i mercati si spaventano.
R. È chiaro che in questa situazione si mette in modo un circuito mediatico legato all’emergenza. Che la Borsa di Atene negli ultimi tempi abbia avuto i ribassi peggiori da 40 anni non stupisce.
D. E la paura del contagio?
R. Induce anche al peggioramento delle altre Piazze europee. Ma la responsabilità di questa situazione non è greca.
D. Di chi allora?
R. La politica economica greca è stata commissariata e i risultati sono quelli che vediamo. L’errore delle imposizioni nel 2010 è stato riconosciuto con grande ritardo da un rappresentate dello stesso Fmi.
D. Cioè?
R. Se all’epoca il Fondo avesse promosso una politica di ricontrattazione del debito con le principali banche probabilmente non si sarebbe arrivati alla situazione attuale. Un discorso che varrebbe anche per gli altri cosiddetti Pigs (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna, Paesi in difficoltà finanziaria, ndr).
D. Da cosa nasce questo nuovo timore?
R. Solo strumentalizzazione. Le situazioni di panico per qualcuno sono di euforia. Chi opera speculazioni finanziarie va a a nozze in questi scenari perché si crea mobilità delle valute e dei valori borsistici.
D. Cosa comporta?
R. Che chi detiene portafogli molto ampi può realizzare plusvalenze di tipo speculativo a brevissimo termine. Tipo una società di intermediazione internazionale. Il piccolo risparmiatore ci lascia le penne.
D. Ci guadagnano i soliti noti.
R. Da questi giochi sempre. I derivati sui titoli greci hanno avuto un’impennata enorme perché la polizza assicurativa sui tassi di interesse dei titoli greci è aumentata. E chi li detiene? Cinque o sei grandi società finanziarie.
D. Sono loro che fanno le più grandi plusvalenze.
R. Stesso trucco che fece la Deutsche Bank quando l'Italia visse un grande momento di instabilità, all’epoca del passaggio tra il governo Berlusconi e quello di Monti.
D. Il 'terrorismo psicologico' è guidato, insomma?
R. Ovviamente per quel che riguarda la tenuta complessiva dell’euro e dell’Europa può essere più o meno giustificato a seconda delle strategie in campo per uscire da questa situazione.
D. Quali sono gli scenari possibili?
R. La prima strategia, che al momento è quella portata avanti, è quella di continuare a chiedere sacrifici. Con il risultato che la prima spesa pubblica greca è la garanzia di pagamento degli interessi alle banche debitrici.
D. È possibile continuare così?
R. Per perseguire su questa strada occorre che le elezioni confermino l’orientamento dell’attuale governo.
D. E se vince la sinistra?
R. Il rischio è che la Grecia dichiari default, con ripercussioni gravi per l’unione monetaria europea. È vero che il Paese pesa per 5-6% sul Pil dell’Ue, ma ripercussioni politiche sarebbero ben maggiori. Occorrerà vedere poi se la Bce potrà essere disponibile a fare da garante.
D. Cioè?
R. Sarebbe quello che ha fatto la Federal reserve (Banca centrale americana, ndr) dopo il collasso Lehman Brothers: la Bce si presta come garante e la Grecia ricontratta la durata della restituzione dei prestiti e accetta una svalutazione intorno al 30-40%.
D. Si può fare?
R. Be', la Bce non può farlo per statuto. È un’assurdità, ma lo stabilisce il trattato di Maastricht all’articolo 105. Servirebbe la volontà politica di cambiare. C’è un’altra soluzione.
D. Quale?
R. Quella che si crei una forza mediterranea in grado di premere sul modello di “Podemos”. Ma dubito che Renzi o Hollande ne abbiano la capacità. E quelli del Movimento 5 stelle hanno sprecato la loro occasione.
D. Ma a cosa servirebbe?
R. A creare pressione nel parlamento europeo che, anche se non ha voce in capitolo, potrebbe muovere una campagna di stampa. Si potrebbe favorire la possibilità di una contrattazione del debito in cui la svalutazione di titoli avvienga con un processo di congelamento.
D. Si spieghi meglio.
R. I titoli verrebbero tolti dai mercati secondari per evitare speculazioni e congelati a un valore definito, con una svalutazione intorno al 20-30%. La ristrutturazione non si avrebbe solo sul valore, ma anche sul tasso di interesse.
D. E il libero mercato?
R. Appunto, già mi immagino i puristi. Quello che ho detto implicherebbe una forma di controllo, una rivoluzione dei mercati finanziari.
D. Anche con la vittoria della sinistra ci possono essere soluzioni che evitino il disastro, insomma.
R. Certo. Io non dico che banche devono perderci, anche se hanno fatto gli squali, ma almeno la smettano. La speculazione sul debito pubblico di uno Stato ha ricadute pesanti in termini sociali.
D. Qual è lo scopo di tutto ciò?
R. L’allarmismo è sempre stato l’eccezione per mantenere una certa struttura gerarchica. Prima avevamo panem et circenses, ora panem, circenses et allarmismo. E infatti ricorre frequentemente: è quello «stato di eccezione che permette la governance centrale», per dirla alla Focault.
D. La Bce di Mario Draghi dovrebbe cambiare ruolo?
R. A questo punto diventa fondamentale. Potrebbe segnare la svolta della politica economica europea. È una speranza, ma la vedo dura. Chi deve essere veramente allarmato, secondo me, non sono i mercati. Ma i soliti che prendono le botte.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso