Economia 5 Gennaio Gen 2015 1627 05 gennaio 2015

In Adriatico c'è un mare di gas

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Per comprendere che cosa rischia l’Italia, e perché la Croazia si è mossa con tanta rapidità, gli esperti fanno il cosiddetto “esempio della granita”. Chi per primo inserisce la cannuccia, assapora la parte migliore dello sciroppo e per gli altri ci sono soltanto pezzetti di ghiaccio. Ed è quello che sta avvenendo con giacimenti di gas in Adriatico al confine tra il territorio di Roma e quello di Zagabria. LE PRIME CONCESSIONI. Il governo croato ha comunicato di aver «affidato in concessione dieci aree del mare Adriatico per l'esplorazione di possibili campi per l'estrazione di gas e petrolio». Tra i vincitori della gara internazionale ci sono il consorzio tra l'americana Marathon Oil e l'austriaca Omv (ha fatto incetta di sette delle dieci autorizzazioni), due licenze sono andate alla locale Ina e l'ungherese Mol, una alla joint venture tra l'Eni e l'inglese Medoilgas. E la cosa è apparsa un po’ come una concessione al Belpaese, che a differenza dei vicini possiede il know necessario per operazioni simili.

Una monifestazione No Triv ZAGABRIA SI MUOVE, ROMA STA A GUARDARE. Sì, perché mentre il premier Zoran Milanovic vuole fare della Croazia una “piccola Novergia”, a Roma si litiga da almeno trent’anni per bloccare le trivellazioni in quell’aria. Gli ambientalisti, con non poche ragioni, hanno messo in luce il precario equilibrio di questo braccio di mare. E con i croati che iniziano a pompare, nulla osta che l’Italia si trovi a doversi accollare parte del risarcimento dei danni al habitat marino. ALL’ESTERO RINGRAZIANO I NO TRIV. Emblematica al riguardo la vicenda delle Isole Tremiti. I gruppi No Triv dell’arcipelago foggiano sono riusciti a far passare le loro istanze e bloccare le esplorazione per non rovinare una delle perle del Mediterraneo. Incurante di tutto ciò la Croazia, tra i lotti concessi domenica 4 gennaio, ha messo a gara anche uno vicino all’isola Palagruža (Pelagosa fino al 1947 prima di essere annessa da Tito) e a soli 30 chilometri dalle stesse Tremiti. E situazioni simili si sono verificati in Abruzzo e in Sicilia, con croati, greci e maltesi pronti a ringraziare.

Luca Zaia LA GUERRA TRA RENZI E I GOVERNATORI. Nello “SbloccaItalia” Matteo Renzi ha provato a “liberalizzare” le esplorazioni, portando a livello centrale l’ultima parola sulle esplorazioni. Per tutta risposta prima l’Abruzzo e poi la Puglia hanno presentato un ricorso alla Corte Costituzionale. Ma oggi il più acerrimo oppositore alle mire sull’Adriatico è il governatore veneto, l’ex ministro Luca Zaia. «Dovranno passare sul mio cadavere», ripete spesso l’ex ministro, che da un lato paventa profonde ripercussioni per l’ambiente e dall’altro vuole difendere l’industria turistica del Nordest. UN MARE DI GAS. Zagabria ha pronto un investimento da 2,5 miliardi di dollari per le esplorazioni nei prossimi cinque anni. Attualmente fornisce il 70 per cento del metano che serve ai Balcani, ma punta a produrre venti miliardi di metri cubi di gas naturale all'anno. Sotto l’Adriatico ci dovrebbero essere qualcosa come 22 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio. E, come ha ricordato l’ex premier Romano Prodi, dobbiamo muoverci se «non vogliamo farci soffiare il petrolio dalla Croazia».

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