Economia 6 Gennaio Gen 2015 1000 06 gennaio 2015

Crowdfunding, ecco come funziona

  • ...

Chi ha un'idea imprenditoriale innovativa può avviare una raccolti-fondi su internet e trovare i capitali. In Italia, però, troppe regole impediscono lo sviluppo di questa attività Giordano Mancini e Roberto Belardinelli ce l'hanno fatta. Lo scorso anno, avevano bisogno di almeno 250mila euro per finanziare la loro azienda, la Nova Somor srl, una start up che produce una avveniristica pompa a energia solare, in grado di irrigare i campi senza consumare nemmeno un kw di elettricità né un litro carburante. Invece di rivolgersi alle banche per un prestito, i due imprenditori hanno trovato tutti i soldi necessari grazie al crowdfunding, una forma di finanziamento che si è sviluppata in America con l'avvento dell'era di internet e che ora sta muovendo i primi passi anche in Italia, seppur tra molte difficoltà e parecchi ostacoli. In pratica, attraverso il crowdfunding, un'azienda in fase di avviamento (start up) può mettere in vetrina un innovativo progetto imprenditoriale, chiedendo a tutti gli internauti di sostenerlo economicamente, con il versamento di una somma di denaro anche di piccolo importo. Ecco come funziona questa particolare modalità di raccolta-fondi e quali sono le regole da seguire.

Roberto Belardinelli 1. Offerta pubblica sulla rete A dire il vero, il crowdfunding non serve soltanto per trasformare in realtà qualche idea imprenditoriale ma può essere utilizzato anche per avviare iniziative in altri campi. Tecnicamente, infatti, questa forma di finanziamento si realizza ogni volta che un gruppo di persone (crowd, che in inglese significa “folla”) elargisce delle somme di denaro (funding) per sostenere qualsiasi progetto, anche di tipo culturale, sociale o umanitario. Pure la pubblicazione di un libro, la raccolta-fondi per restaurare un opera d'arte o per finanziare un'associazione di beneficenza possono avvenire dunque con il crowdfunding, che si svolge di solito sulla rete di internet, in un sito web specializzato in questo tipo di attività. Se i soldi raccolti sono destinati a un'azienda e gli internauti che la finanziano ne diventano soci, l'operazione realizzata si chiama equity crowdfunding e rappresenta una innovativa forma di investimento, che può rivelarsi anche molto fruttuosa nel lungo periodo, quando il progetto realizzato riscuote grande successo.

Giordano Mancini 2. I requisiti delle aziende previsti dalla legge Per evitare truffe, raggiri e richieste di finanziamento poco trasparenti per progetti strampalati, da più di due anni è stata approvata in Italia un'apposita normativa che regola tutte le operazioni di equity crowdfunding lanciate sul territorio nazionale. Il Decreto Crescita Bis, varato nel 2012 dal governo Monti, ha infatti stabilito quali requisiti devono possedere le aziende che beneficiano dei finanziamenti sulla rete. Innanzitutto, le imprese che raccolgono i soldi devono essere delle start up innovative, cioè destinare almeno il 30% delle proprie spese alla ricerca o essere titolari di un brevetto oppure, in alternativa, avere almeno un terzo del personale composto da ricercatori o dottori e dottorandi di ricerca. Inoltre, ciascuna azienda non deve essere quotata in borsa, deve avere un giro d'affari inferiore a 5 milioni di euro, meno di 4 anni di attività alle spalle, avere la sede in Italia e un capitale posseduto in maggioranza da persone fisiche. Oltre a questi vincoli, c'è poi l'obbligo per le società di iscriversi in una sezione speciale del registro delle imprese e di aggiornare ogni sei mesi su internet tutte le informazioni sulla propria attività, per esempio sui bilanci e sul profilo dei soci fondatori.

Consob 3. Sotto la lente della Consob Per effettuare delle operazioni di crowdfunding, insomma, bisogna rispettare degli obblighi abbastanza stringenti a cui se ne aggiungono molti altri, introdotti da successivi regolamenti. Anche i siti web che raccolgono su internet i soldi da destinare alle start-up, infatti, devono seguire delle norme ben precise. Innanzitutto, devono essere autorizzati a operare in Italia dalla Consob, l'authority che vigila sui mercati finanziari. Inoltre, almeno il 5% dei fondi rastrellati sul web da questi portali devono provenire, per ogni singolo progetto imprenditoriale, da investitori qualificati, per esempio una banca, da una sim o da un fondo specializzato nel sostegno alle start up. Non vanno dimenticate, infine, le norme che i siti di crowdfunding hanno l'obbligo di rispettare quando presentano in rete un progetto imprenditoriale, su cui devono redigere un'apposita scheda informativa che va poi sottoposta all'approvazione della stessa Consob.

www.starsup.it 4. Partenza al rallentatore Portare a termine un'operazione di crowdfunding, insomma, è molto più difficile di quanto non sembri a prima vista. Non a caso, diversi osservatori parlano già di una partenza al rallentatore per questo tipo di attività, se non addirittura di un fiasco, proprio a causa dei troppi vincoli imposti dalla legge che rischiano di far naufragare buona parte delle operazioni di finanziamento. Tale opinione trova in effetti una conferma nei numeri: secondo i dati raccolti dalla School of Management del Politecnico di Milano, i 12 siti di crowdfunding autorizzati a operare in Italia hanno raccolto, in poco più di un anno di vita, appena 1,3 milioni di euro e hanno pubblicato sulle proprie pagine web 14 diversi progetti imprenditoriali. Di questi, soltanto in 4 hanno chiuso con successo la raccolta dei fondi, mentre altri 5 non sono riusciti a rastrellare le somme di denaro fissate come obiettivo. Infine, ci sono attualmente 5 start-up che devono ancora concludere la propria raccolta, i cui termini scadranno nei prossimi mesi. I fondi più cospicui, per un totale di 630mila euro, sono stati rastrellati per

www.assiteca.it adesso da Starsup.it, portale fondato a Livorno da Matteo Piras, su cui ha trovato spazio il progetto della Nova Somor di Mancini e Belardinelli. Segue Assiteca Crowd, sito di crowdfunding del broker assicurativo Assiteca, dove la società romana Paulownia Social Project  ha da poco raccolto 520mila euro per sviluppare piantagioni di alberi a rapida crescita, da destinare   all'industria del legno. Sono invece ancora in fase embrionale le attività di tutti gli altri operatori del crowfunding autorizzati dalla Consob (Crowdfundme.it, Ecomill.it, Unicaseed.it, Fundera.it, Muumlab.com, Nextequity.it, Mamacrowd.com, Smarthub.eu, Equity.tip.ventures) che finora hanno raccolto poco e niente. 5. I rischi per chi investe Diventare soci di una start up promettente attraverso un'operazione di equity crowdfunding offre in   teoria grandi opportunità di guadagno agli investitori privati, per ragioni che non sono certo difficili   da comprendere: se l'impresa finanziata sarà in grado di macinare ricavi e profitti in futuro, chi ne ha acquistato le azioni durante la fase di avviamento ha l'occasione di ritrovarsi con un capitale ben più consistente rispetto a quello investito all'inizio. La Consob, però, mette in guardia anche da alcuni rischi che non vanno affatto sottovalutati, in primis quello di perdere in poco tempo   l'intera somma versata. Occorre ricordare, infatti, che le aziende beneficiarie delle operazioni di crowdfunding non hanno una storia consolidata alle spalle e, dunque, la riuscita del loro business è   un'incognita difficile da prevedere. Inoltre, non va dimenticato che queste società , per diversi anni, non distribuiscono dividendi ai propri azionisti. Infine, c'è un altro particolare importante da non   trascurare: l'investimento nelle start up è sempre poco liquido, cioè non è possibile rivendere con   facilità la partecipazione acquisita, visto che le azioni non sono negoziate su mercati regolamentati   come le borse. Meglio dunque muoversi con giudizio e destinare alle proposte di crowdfunding una parte assai limitata del proprio patrimonio, nell'ordine di qualche punto percentuale.

Correlati

Potresti esserti perso