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BASSA MAREA 6 Gennaio Gen 2015 0732 06 gennaio 2015

Il futuro dell'Italia? Passa dalla Grecia

L'esito delle elezioni, e soprattutto i suoi sviluppi, avranno forti ripercussioni sul nostro Paese. Che potrebbe tornare nel mirino degli speculatori. Insieme con Spagna e Portogallo.

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Alexis Tsipras.

L’appuntamento cruciale di questi mesi non è, per l’Italia, la prossima elezione di un nuovo presidente della Repubblica.
L’appuntamento è con la Grecia. E con le conseguenze che il voto parlamentare del 25 gennaio prossimo potrà avere – e alcune certamente le avrà – sul piano di salvataggio messo a punto a partire dal 2010 da Commissione europea, Bce e Fmi e che ha assicurato, a pesanti condizioni, un flusso di circa 250 miliardi di prestiti per consentire ad Atene di pagare le scadenze del proprio debito.
Se come conseguenza del voto tutto viene rimesso in discussione, si apre una nuova trattativa che non sembra avere per la Grecia molti margini di miglioramento, rispetto all’attuale tabella di marcia.
Mentre invece potrebbe vedere da parte dell’Europa, e soprattutto della Germania, la tentazione di lasciare che Atene segua il suo destino.
I MERCATI PRESENTANO IL CONTO A ROMA. Berlino e Bruxelles hanno detto che l’appartenenza all’euro è «irreversibile», perché spaventa la breccia che un’uscita della Grecia, economicamente l’equivalente del Veneto, comunque aprirebbe.
Prima ufficiosamente Berlino aveva fatto filtrare che un’uscita della Grecia dall’euro sarebbe gestibile, e senza conseguenze drammatiche. Per l’area euro. Ma ce ne sarebbero certamente per Spagna, Portogallo e Italia che sarebbero a quel punto in prima linea, e sotto tutti i riflettori, oltre che per una Grecia massacrata dal ritorno alla dracma.
Il debito italiano è una realtà ineludibile. E già nel 2011 i mercati hanno dimostrato di voler chiedere, quando il nervosismo aumenta, garanzie crescenti a Roma.
SIAMO NELLE MANI DEGLI ELETTORI GRECI. Il caso greco è sorto a fine 2009 quando un nuovo governo rese noto che il deficit era doppio rispetto a quello dichiarato ufficialmente (risultò poi più che doppio) e che i conti erano stati truccati. Atene aveva allora un rapporto debito-Pil analogo a quello attuale italiano, circa il 130%. Ma assai meno credibilità nelle capacità di farvi fronte.
Il caso greco esplodeva quando i mercati, poco dopo, tagliavano fuori Atene dai crediti internazionali. I tassi sui titoli decennali greci schizzavano al 15, al 20, al 25% e oltre.
In Italia veniva superato il 6% ed era la stagione dello spread, del temibile a quei livelli differenziale con i tassi tedeschi, standard europeo non eludibile nell’Europa dell’euro. Il peggior tasso italiano degli ultimi 15 anni veniva toccato allora ed equivale grossomodo al miglior tasso greco dall’inizio della crisi nel 2010, il 6% circa dell’aprile di quest’anno, salito per Atene a oltre il 7 a metà dicembre e a oltre il 9 adesso. I tassi italiani non si muovono (speriamo), e sono a circa l’1,7%, e lo spread sui 125 punti base.
Siamo nelle mani di circa 7 milioni di elettori greci, se voterà l’80% degli aventi diritto. E del buon senso dei loro eletti.

Syriza chiede l'annullamento del memorandum

Angela Merkel.

Syriza, la formazione di sinistra guidata da Alexis Tsipras, dovrebbe uscire come il maggiore partito ma è probabile debba governare con una coalizione.
La linea elettorale di Syriza sui rapporti con l’Europa è radicale: annullare il memorandum, cioè gli accordi del 2010 e anni successivi sui nuovi crediti e le misure di austerità; ristrutturare completamente il debito; sospendere il pagamento degli interessi fino a quando non ci sarà una vera ripresa dell’economia; avere la Bce come creditore di ultima istanza e garante.
Cosa, quest’ultima, che strozzerebbe la salsiccia in gola a ogni buon tedesco.
LA RISTRUTTURAZIONE È COMPLICATA. Le munizioni che la Bce ha preparato dal 2010 a oggi per affrontare crisi finanziarie nell’area euro, e in particolare il Fondo salva Stati, e l’Omt, l’acquisto di titoli di Paesi dell’area euro, non sono di fatto utilizzabili, spiegava Lorenzo Bini Smaghi, per oltre cinque anni nell’esecutivo di Francoforte.
Poiché il debito greco è essenzialmente in mani europee (banche tedesche e francesi per prime), più Bce e altri, una ristrutturazione equivarrebbe a un trasferimento di debito a carico dei creditori. Politicamente impresentabile in Germania e altrove, impossibile da accettare oggi per la Bce, e gravoso e difficile anche per l’Italia, che pure è fra i creditori minori.
«L’uscita dall’euro non è un’idea che un governo Syriza avrà mai in mente o che userà nella strategia negoziale», dice Yanis Varoufakis, professore di economia all’università di Atene molto vicino al partito di Tsipras.
LE CONSEGUENZE SONO IMPREVEDIBILI. Sarebbe infatti per due generazioni almeno un colpo di grazia a una Grecia già stremata dalle politiche di austerità, e dalla sua auto inferta pessima amministrazione e dilagante corruzione. Ma non è detto che per Berlino, per Bruxelles e alla fine pure per Francoforte, tenere Atene per qualche mese sulla brace non sia un’opzione praticabile. Il salvataggio della Grecia nel 2010-2012 è stato il maggiore mai effettuato a favore di un debito sovrano.
Quello che ci aspetta è uno spettacolare e pericoloso esercizio di brinkmanship, una gara a chi ha i nervi più saldi sull’orlo dell’abisso, con Atene che minaccia di andarsene e l’Europa che minaccia di lasciarla andare. Entrambi probabilmente vorranno solo sfruttare al meglio le posizioni negoziali, e nessuno vorrà la rottura.
Ma a volte questi tiri alla fune seguono una loro logica che sfugge a quella dei due contendenti. Si apre quindi una partita di cui nessuno sa oggi prevedere le conseguenze per gli altri Paesi del Sud Europa, e per il grande debitore fra questi, ovvero l’Italia. Gli attacchi speculativi sul nostro debito, attacchi dai quali solo la Bce potrebbe difenderci, non sarebbero a quel punto da escludere.

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