Economia 6 Gennaio Gen 2015 1121 06 gennaio 2015

Usa, il mercato dell'auto accelera

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General Motors headquarters Il 2014 è stato per il settore delle quattro ruote americano l’anno migliore dal 2006, due anni prima che esplodesse la crisi che ha quasi fatto finire a gambe all’aria le maggiori compagnie automobilistiche, compresa Chrysler Group, che proprio a causa della tempesta economico-finanziaria, e della conseguente amministrazione controllata, è finita tra le braccia di Sergio Marchionne. A mettere le ali alle vendite è stata una fortunata combinazione di vari fattori, non ultimi la ripresa dell’economia, i tassi di interesse ancora ultrabassi e i prezzi del carburante scivolati a livelli che non si vedevano da anni con il petrolio crollato ai minimi dal 2009. I numeri parlano da soli – nell’intero anno le immatricolazioni sono salite del 5,9% a oltre 16,5 milioni, in dicembre hanno segnato un +11% a 1,5 milioni, – ma sono riduttivi, specie se si guarda un quadro più ampio con profonde implicazioni anche politiche. Ecco quattro cose che bisogna sapere sul mercato   dell’auto americano.

Sergio Marchionne 1. FCA US REGINA DI DENARI, BENE ANCHE GM Partiamo intanto dai numeri. Per i colossi dell’auto di Detroit, che hanno diffuso il 5 gennaio i dati sulle vendite, il 2014 è stato un anno positivo: la regina di denari è stata Fca Us, la ex Chrysler Group ora parte di Fca, che ha chiuso con il miglior dicembre dal 2004 (+20% le vendite) e il 57esimo mese consecutivo di aumenti delle vendite, mentre per l’intero 2014 le immatricolazioni sono salite del 16%, il livello più alto dal 2006. Sulla stessa linea anche General Motors, che con un +19,3% delle vendite mensili ha archiviato il miglior dicembre in sette anni, mentre per il 2014 la crescita è stata del 5,3%. In qualche misura meno brillante Ford Motor, che per il mese scorso ha segnato un +1,2%, il miglior dicembre dal 2005, mentre per l’intero anno le vendite sono rimaste di fatto ferme (-0,5%) ai livelli del 2013. Per Kurt McNeil, responsabile delle vendite di Gm, le stelle l’anno scorso si sono allineate nel modo giusto: “I consumatori erano   ottimisti sulla direzione dell’economia, i tassi di interesse e i prezzi del carburante erano bassi, i rivenditori hanno fatto un ottimo lavoro nel presentare i modelli nuovi e   rinnovati”, ha detto.

Mary Barra 2. NON PESANO I MAXI RICHIAMI DI AUTO A guardare i dati appare chiaro che il settore dell’auto americano non ha risentito dell’annus horribilis dei richiami di vetture. Prima era stata la volta di General Motors, che ha dovuto togliere dal mercato milioni di vecchi modelli per problemi all’accensione che hanno causato 42 vittime negli Stati Uniti, costi enormi per la società e un danno di immagine che sembrava quasi impossibile da superare. Eppure la politica dell’amministratore delegato Mary Barra sembra avere dato i frutti sperati: la prima donna alla guida del colosso di Detroit non si è nascosta, ha ammesso le colpe del gruppo e ha promesso soluzioni rapide, che hanno convinto i consumatori. Poi è stata la volta di Fca Us, sotto la lente di ingrandimento per incidenti che coinvolgono vecchi modelli Jeep, e infine c’è stato lo scandalo del fornitore giapponese Takata, che ha consegnato airbag difettosi a quasi tutte le maggiori compagnie mondiali e le ha costrette a milioni di ritiri.

Ford
3. ECONOMIA INCORAGGIA LE VENDITE, MA OCCHIO ALLA FED I maxi richiami non hanno dunque scoraggiato i consumatori, che a conti fatti   si interessano di più al calo dei prezzi della benzina, alla possibilità di ottenere finanziamenti a tasso zero e al fatto che, complice la ripresa dell’economia e del mercato   del lavoro, la loro disponibilità finanziaria sta migliorando. L’anno appena iniziato secondo gli esperti andrà nello stesso senso, di pari passo con il previsto ulteriore miglioramento della congiuntura americana. “Gli indicatori macroeconomici 2015 continuano a essere robusti e i fondamentali indicano che lo slancio trovato nell’ultima parte dell’anno scorso continuerà”, ha detto Emily Kolinski Morris, economista di Ford, secondo cui i prezzi bassi del carburante aumentano il reddito disponibile delle famiglie.È possibile che ci sia un rallentamento della crescita delle vendite una volta che   la Federal Reserve comincerà ad aumentare il costo del denaro, verso la metà dell’anno, ma per il settore auto le eventuali ricadute negative non sono imminenti: “I tassi saliranno   in modo molto graduale, quindi le preoccupazioni cominceranno attorno al 2017”, ha   detto Mark Wakefield, direttore generale della società di consulenza AlixPartners.

Barack Obama 4. L’ASSO NELLA MANICA DI OBAMA Per il momento dunque la ripresa del settore dell’auto, cuore dell’America industriale, è una freccia importante nell’arco del presidente americano Barack Obama, soprattutto in vista delle elezioni presidenziali del 2016: lui non potrà più correre perché ha già   trascorso otto anni alla Casa Bianca, ma i candidati del suo partito, quello democratico, potranno capitalizzare sulla rinascita dell’economia, dell’occupazione e dell’industria   del Paese. “Scegliete il criterio che volete, la ripresa dell’America è vera. Stiamo   decisamente meglio. Il salvataggio del settore auto è finito, nel 2014 abbiamo avuto   la crescita di posti di lavoro migliore dagli anni Novanta”, ha detto Obama durante la   conferenza stampa di fine anno. E proprio per sottolineare il forte legame tra Governo e   settore dell’auto il presidente ha deciso di visitare a inizio gennaio lo stabilimento Ford   di Wayne, in Michigan, una visita tanto più simbolica perché anticipa i lavori del North   American International Auto Show, il salone dell’auto di Detroit, dal 12 al 25 gennaio. Per l’edizione di quest’anno, dopo il tono minore delle ultime edizioni, le attese sono   molto alte, soprattutto per i nuovi modelli che saranno presentati.

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