Economia 9 Gennaio Gen 2015 1627 09 gennaio 2015

L'America è tornata al lavoro

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Per il mercato del lavoro americano dicembre è stato un altro mese positivo, con il settore privato che ha creato oltre 11 milioni di posti di lavoro in 58 mesi consecutivi di crescita, la serie positiva migliore di sempre. In generale il mese scorso sono stati creati 252.000 posti creati e il tasso di disoccupazione sceso al 5,6%, il minimo da giugno 2008. È stata la degna conclusione di un anno positivo, il migliore in 15 anni, ovvero dalla fine degli anni Novanta. Per il presidente Barack Obama, in forte calo di popolarità nonostante una ripresa economica reale, ma che ancora stenta a farsi sentire dalla gente comune, è un assist importante, soprattutto in vista del discorso sullo Stato dell’Unione del prossimo 20 gennaio: l’inquilino della Casa Bianca, che pure non potrà cercare un’altra rielezione nel 2016, è obbligato a trovare quante più leve possibili se vorrà concludere qualcosa negli ultimi due anni del suo mandato e se vorrà lasciare al suo successore, specie se democratico, un’economia sostenibile e ben riavviata.

Presidente Barack Obama 1. 2014 ANNO MIGLIORE IN 15 ANNI Il dato di dicembre è stato nettamente superiore alle previsioni, che erano per una creazione più lenta di posti di lavoro e un tasso di disoccupazione in ribasso dal 5,8 al 5,7%. Nell’intero 2014 sono stati creati 2,95 milioni di posti di lavoro, il risultato migliore dal 1999, quando erano stati superati i 3 milioni. Le assunzioni sono state generalizzate in tutti i settori professionali e aziendali e il numero medio di posti di lavoro creati ogni mese, in media 289.000 nell’ultimo trimestre, è il migliore da vari mesi a questa parte. Soddisfazione dunque da parte della Casa Bianca, che parla di nuove opportunità e della necessità di impegnarsi per una crescita continua di posti di lavoro meglio retribuiti, investendo in infrastrutture, riformando il codice tributario, espandendo il mercato di beni e servizi, aumentando il salario minimo e facendo riforme dettate dal buonsenso.

Creati oltre 2,9 milioni di posti di lavoro nel 2014 2. MAI COSÌ POCHI LICENZIAMENTI DAL 1997 La cartina al tornasole della ritrovata buona salute del mercato del lavoro americano è che non solo si creano posti, ma si licenzia anche di meno. Il numero di posizioni tagliate nel 2014 dalle aziende americane è sceso a livelli che non si vedevano dal 1997. Secondo la società di consulenza Challenger, Gray & Christmas, l’anno scorso sono rimaste a casa 483.171 persone, il 5% in meno rispetto ai 509.051 del 2013 e appunto il livello più basso dai 434.350 del 1997. Va comunque detto che il dato di dicembre 2014, 30.623 tagli, è stato del 7% più alto rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. «È un fatto positivo per chi cerca un posto di lavoro, che non solo avrà più opportunità di assunzione nel 2015, ma potrà godere di una maggiore sicurezza una volta che avrà trovato un’occupazione», ha detto John Challenger, amministratore delegato di Challenger, Gray & Christmas.

Janet Yellen 3. DUBBI RESTANO, BASSA PARTECIPAZIONE FORZA LAVORO Una macchia su un quadro altrimenti positivo è che 8,7 milioni di persone sono ancora alla ricerca di un’occupazione e che la partecipazione alla forza lavoro è scesa al 62,7, il minimo in 35 anni, ed è molto al di sotto del 66% di prima della recessione. Inoltre, il tasso di disoccupazione, appunto sceso al 5,6%, si è abbassato dell’1,6% da agosto 2013, quando si attestava al 7,2%, ma resta al di sopra della media tra il 4 e il 5% di prima della recessione e oltre il range tra 5,2 e 5,5 che la Federal Reserve considera come il valore medio di lungo termine. Per questo, andando avanti, la Banca centrale, che proprio sull’andamento del mercato dell’occupazione regola le proprie scelte in fatto di stimoli all’economia, dovrà calibrare con cura la propria azione. Con le aziende americane che continuano ad assumere a passo più o meno sostenuto da molti mesi e con il tasso di disoccupazione in progressivo ribasso, la Banca centrale americana, che durante la riunione di ottobre ha messo fine al programma di stimoli all’economia, deve ora decidere quando cominciare ad alzare il costo del denaro, probabilmente attorno alla metà del 2015. 4. SITUAZIONE USA STRIDE CON EUROPA E ITALIA Il buon passo trovato dagli Stati Uniti fa apparire ancora più fosco il quadro europeo e italiano in particolare. Nell’Eurozona il tasso di disoccupazione è fermo all’11,5%, ma in termini assoluti lo scenario è peggiore, con 34.000 posti di lavoro andati in fumo in novembre e i disoccupati passati con i disoccupati che in un mese sono passati da 18,36 a 18,39 milioni. Situazione ancora peggiore in Italia, dove a novembre il tasso di disoccupazione è arrivato al record del 13,4%, in aumento di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,9 punti nei dodici mesi. A pagare sono soprattutto i ragazzi, con la disoccupazione giovanile in netto aumento. Secondo il Fondo monetario internazionale il problema della disoccupazione giovanile nell’Eurozona richiede una soluzione su più fronti, tanto più perché è legata al rallentamento della crescita e dell’inflazione. Per il Fmi anche in Italia, così come in Francia, gli elevati tassi di disoccupazione giovanile sono per la maggior parte un retaggio precedente alla crisi, poi diventati insostenibili durante la tempesta economico-finanziaria del 2008-2009.

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