Economia 10 Gennaio Gen 2015 1247 10 gennaio 2015

Mario Draghi fa tremare le banche

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Mario Draghi Tutto in quarantott’ore, a dimostrazione che i mercati ormai dipendono da ogni singola parola pronunciata o ogni gesto effettuato da Mario Draghi. Giovedì 8 gennaio il presidente della Bce ha iniettato fiducia sui mercati confermando l’acquisto di titoli di Stato. Venerdì una lettera inviata dai suoi funzionari alle banche per annunciare una nuova stretta sui livelli di capitalizzazioni ha fatto crollare i principali listini europei. Che hanno chiuso l’ottava bruciando quasi 115 miliardi di euro. LA RISPOSTA DEI MERCATI Dalle principali piazze europee si registra proprio un bollettino di guerra. Spinte al ribasso anche dall'avvio negativo di Wall Street, Il Cac40 a Parigi ha ceduto l'1,9 per cento, il Dax a Francoforte l'1,92, Il Ftse a Londra l'1,05, il FtseMib a Milano il 3,27, l’Ibex a Madrid il 3,91. Inutile dire che sono state più penalizzate quei listini, dove le banche hanno una maggiore esposizione verso titoli di Stato (Italia) o Bad loans (Spagna). QUANTITATIVE EASING, LA BCE DI SPACCA Il periodo, per gli investitori, non è dei migliori. I quali già scontano il crollo del prezzo del petrolio e la debolezza degli emergenti, gli equilibri politici della Grecia e le pressioni di del sistema tedesco per frenare le misure straordinarie di Mario Draghi. Al riguardo giovedì Ardo Hansson, governatore della banca centrale estone si è allineato al suo collega della Buba Jens Weidmann, e ha sentenziato in un'intervista a Bloomberg: «È problematico annunciare un programma di acquisto bond inclusi quelli greci a gennaio. La cosa sarebbe ai limiti della legalità». Ma il colpo decisivo potrebbero darlo proprio le nuove disposizioni sulla capitalizzazione agli istituti arrivate da Francoforte, che potrebbero ridurre le risorse destinate a finanziare l’attività di famiglie e imprese. LA STRETTA SULLA CAPITALIZZAZIONE Come ha svelato venerdì 9 gennaio il Sole 24 Ore, da Francoforte è partita per tutte le quindici banche italiane di sistema (ma non è da escludere che lo stesso sia avvenuto per tutti gli istituti del Vecchio Continente) per annunciare che la soglia minima di capitalizzazione salirà in media al 10,5 per cento. Un livello più alto di Basilea3 (fermo al 7 per cento). Anche perché, come spiega il quotidiano economico, di fatto viene «attribuito a ogni singola banca un suo coefficiente patrimoniale minimo» e in media più alto di 3 punti rispetto a quello previsto dalle norme esistenti. MPS E UBI NELLA LISTA NERA Inutile dire che le strette riguardano gli istituti bocciati o promossi con riserva nell’ultima tornata di stress test. Per il Monte dei Paschi di Siena il nuovo floor è del 14 per cento. Ubi ha visto la soglia minima salire al 9,6 per cento, Popolare di Vicenza all'11,6. In teoria le banche messe sotto processo avrebbero una settimana per convincere Francoforte a cambiare idea. In pratica sono state già condannate dal mercato, che non da ieri penalizza il sistema creditizio italiano per la forte   esposizione verso il proprio debito sovrano. CROLLO A PIAZZA AFFARI Infatti ieri a Piazza Affari sul versante dei bancari la più colpita è stata Mps (-8,63 per cento), che ha scontato anche la smentita del Santander su un possibile interesse a Rocca Salimbeni. Male anche il Banco Popolare (-7,47 per cento), Bper (-6,68) Unicredit (-5,49) e Ubi (-5,14). L’unica in controtendenza è Banca Carige (+1,91 per cento), che invece è sempre al centro del risiko bancario.   Ieri Compagnia San Paolo ha escluso l’acquisto di una quota di Carige dalla Fondazione genovese. A Madrid, invece, è il titolo del banco dei Botin, con il suo -14,09 per cento, a far sprofondare il   listino. Che non ha gradito l’annuncio di un aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro.

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