Economia 12 Gennaio Gen 2015 1703 12 gennaio 2015

Europa, banche salve con la bad company

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Banche Ci sono voluti tre anni, ma a quanto pare le banche sono riuscite a strappare al Governo il via libera a quella bad bank. Quel calderone dove metabolizzare i 181 miliardi tra crediti deteriorati e sofferenze che da Silvio Berlusconi in poi ogni premier si è sempre rifiutato di concedere. Tutti gli inquilini di Palazzo Chigi – compreso Renzi, che adesso sembra aver cambiato idea – da un lato temevano di dover scendere a patti con l’Unione europea, come ha fatto la Spagna, mettendo a rischio la nostra sovranità economico-politica; dall’altro non aveva mai voluto sfidare l’ira popolare, che mai avrebbe gradito aiuto al sistema del credito, in un momento di crisi generale e generalizzata. Ma l’Abi l’avrebbe spuntata – il condizionale è sempre d’obbligo – facendo presente all’esecutivo che senza interventi di questo genere non si uscirà mai dalla spirale del credit crunch.

Pier Carlo Padoan LA SPIRALE DEL CREDIT CRUNCH I numeri, infatti, dimostrano che la situazione non è migliorata dopo gli interventi messi in campo da Mario Draghi. Banca d’Italia ha comunicato che, sul versante delle sofferenze, «il tasso di crescita sui dodici mesi delle sofferenze – senza correzione per le cartolarizzazioni ma tenendo conto delle discontinuità statistiche – è risultato pari al 18,4 per cento (19,1 per cento a ottobre)». Va de sé che tutto questo limiti l’attiva. «A novembre, per quanto riguarda la raccolta, il tasso di crescita sui dodici mesi dei depositi del settore privato è stato pari al 3,5 per cento (2,3 per cento a ottobre). La raccolta obbligazionaria, includendo le obbligazioni detenute dal sistema bancario, è diminuita del 17,4 per cento su base annua (-17,5 per cento nel mese precedente)». Per quanto riguarda i prestiti, quelli  al settore privato, corretti per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari, hanno registrato una contrazione su base annua dell’1,6 per cento (-2,1 per cento a ottobre). I prestiti alle famiglie sono calati dello 0,5 per cento sui dodici mesi (-0,6 per cento nel mese precedente); quelli alle società non finanziarie sono diminuiti, sempre su base annua, del 2,6 per cento (-3,1 per cento a ottobre)».

Franco Bassanini IL PIANO DI BASSANINI Costo del denaro con tassi vicino allo zero, disincentivi ai depositi e soprattutto liquidità per alle banche per incentivare gli impieghi non sono riusciti a riattivare la dinamica dei prezzi. E se un tempo si diceva che questo non avveniva perché, con l’attività ferma, non c’era domanda per i prestiti, adesso a bloccare il processo sono soprattutto i nuovi requisiti di capitalizzazioni, che bloccano gli istituti troppo appesantiti da bad loans e titoli di Stato. Da qui, come ieri ha annunciato Repubblica, l’Abi e il governo avrebbero studiato – con la consulenza dell’associazione Astrid di Franco Bassanini - un meccanismo per utilizzare al meglio il programma di acquisti della Banca centrale europea sui collaterali. E per farlo – visto che in Italia un vero mercato degli Abs non esiste – il ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan è disposto a chiudere il certo, riconoscendo una garanzia pubblica sulle emissioni di titoli Abs, senza la quale la Bce non potrebbe comprare le nostre cartolarizzazioni. LA NUOVA STRADA DELLE CARTOLARIZZAZIONI Se in passato il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, aveva suggerito la creazione di un soggetto in grado di incamerare e di mobilitare le cartolarizzazioni, adesso si guarda più semplicemente a trasformare in Abs circa 50 miliardi dei 180 legati ai bad loans totali, ma in grado ancora di generare cassa. Come in tutte le operazioni di factoring, i titoli verrebbero segmentati in parti a rischio più o meno alto, con una parte intermedia (“mezzanino”) coperta dalla garanzia pubblica. Come ha previsto in un suo studio il numero uno dell’Astrid e di Cassa depositi e prestiti, Franco Bassanini, «il rischio della tranche mezzanino è allineato al rischio di credito della Repubblica italiana e in questo modo potrebbe essere sottoscritto, insieme alla tranche di qualità più alta, dalla Bce».

Mario Draghi PRIMO CONVINCERE DRAGHI Tutto facile, non proprio. Intanto perché il rating del Belpaese è vicino al livello spazzatura, mentre Mario Draghi sembra più interessato a comprare in questa fase titoli di Stato. E se Repubblica ha riportato l’intenzione del governo di chiedere in cambio la testa dei manager delle banche aiutate (cosa che neanche Tremonti era riuscito a ottenere con i famosi bond che portavano il suo nome), non si sa se questo schema sarà sufficiente alle autorità europee. La Bce sta vagliando la proposta, mentre il governo sta scrivendo prima che sia troppo tardi un decreto da inserire nell’investment compact, mentre saranno decreti del ministero del Tesoro a decidere quali tipi di sofferenze poter mobilitare. Anche perché lo Stato rischia di dover impegnare almeno venti miliardi di euro, visto che chi compra il debito cartolarizzato deve a sua volta iscrivere a bilancio l’operazione come sofferenza e non può ammortizzarla.

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