Economia 13 Gennaio Gen 2015 1115 13 gennaio 2015

Usa, la crisi del petrolio frena la crescita

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La stagione delle trimestrali americane, quella relativa all’ultimo periodo del 2014, è iniziata il 12 gennaio. A dare il calcio d’inizio, a mercati chiusi, è stato come di consueto il colosso dell’alluminio Alcoa, da sempre considerato il barometro dell’industria americana. Un’industria che sta però cambiando progressivamente volto, complici le molte innovazioni (soprattutto nel campo tecnologico ed energetico) e un mutato approccio ai consumi. Alcoa nel quarto trimestre non ha deluso le aspettative – ha virato in attivo e ha visto salire il fatturato trimestrale e annuale grazie al rialzo dei prezzi dell’alluminio e al buon andamento del settore automobilistico e aerospaziale – ma resta tutto da capire quanto la sua performance pronostichi analoghi andamenti per il resto della Corporate America. Le previsioni sono in generale positive, ma resta l’incognita dell’impatto del crollo dei prezzi del greggio sul comparto energetico. Tutto da capire anche l’effetto del rafforzamento del dollaro, che potrà pesare sui conti delle società che realizzano una buona fetta dei propri fatturati all’estero. Ecco cosa bisogna aspettarsi. 1. ALCOA, MIGLIOR UTILE ANNUALE OPERATIVO DAL 2008 Nei tre mesi appena conclusi il gigante dell’alluminio, che è riuscito con successo a portare avanti un piano di ristrutturazione e rilancio che l’ha reso una compagnia molto più sfaccettata e diversificata, ha battuto le previsioni degli analisti con un utile di 159 milioni di dollari, 432 escludendo le voci straordinarie, tornando in attivo dopo il rosso da 2,34 miliardi di dollari dello stesso periodo dell’anno scorso (in termini operativi aveva messo a segno profitti per 40 milioni). Il fatturato è salito del 14% a 6,4 miliardi di dollari, anche in questo caso meglio delle attese. Ancora meglio è andato l’intero 2014, che ha visto il miglior risultato operativo dal 2008 (utili per 1,1 miliardi di dollari, triplicati rispetto all’anno precedente). Nei dodici mesi Alcoa ha registrato profitti netti per 268 milioni, contro il passivo di 2,3 miliardi del 2013, con entrate sono salite del 4% a 23,9 miliardi. 2. UTILI SALIRANNO, TECNOLOGICI MEGLIO DI TUTTI In generale le grandi aziende americane dovrebbero vedere salire i profitti del quarto trimestre, complice anche la ripresa sostenuta dell’economia americana, che ha trovato la via di una crescita superiore alle previsioni. Gli analisti sono tuttavia concordi nel dire che i conti della Corporate America non saranno brillanti come quelli del terzo trimestre, quando i gruppi quotati sullo S&P 500, il listino di riferimento di Wall Street, avevano nel complesso visto salire gli utili dell’8%. Per il quarto trimestre le attese sono più modeste, all’interno di una forchetta che va dal +1,1% stimato da FactSet al +4% di Thomson Reuters. Le stime sono state riviste al ribasso dal +8,3% di settembre, a causa del previsto brusco declino (-19% contro il +8% previsto in passato) degli utili delle società del settore energetico danneggiate dal calo dei prezzi del petrolio. Il settore delle telecomunicazioni dovrebbe invece registrare la miglior crescita dei profitti con un +27,5%, comunque meno del +41,1% stimato in precedenza. 3. SUL COMPARTO ENERGETICO PESA L’INCOGNITA DEL PETROLIO Come detto a pesare sulle previsioni e, probabilmente sui conti, è il forte calo del greggio, scivolato anche al di sotto dei 47 dollari al barile, complice un’offerta mondiale alta e una domanda debole, accompagnate dalle resistenze dei Paesi Opec a tagliare la produzione. Le società di tutti i dieci settori che compongono lo S&P 500 hanno rivisto al ribasso le stime sul quarto trimestre e 87 delle società quotate sul listino hanno diffuso guidance negative sull’utile per azione (solo 21 hanno dato previsioni positive). L’attenzione è tutta per le aziende del comparto energetico: “L’effetto diretto negativo del calo dei prezzi del petrolio è chiaro. Il ribasso delle spese in conto capitale nel settore energetico penalizzerà anche i profitti degli altri comparti”, ha detto David Kostin, analista di Goldman Sachs. Le società energetiche catalizzano circa l’11% dei profitti totali: “Data la forte relazione con i prezzi del petrolio, gli utili delle energetiche potranno scendere nel 2015 del 50% su base annuale, pesando sui conti per 65 miliardi di dollari”, ha detto l’analista. 4. BENE LE BANCHE, MA OCCHIO AI BONUS Dopo Alcoa le prime a essere chiamate alla prova dei conti saranno le grandi banche, con Wells Fargo e JP Morgan Chase attese il 14 gennaio e le altre a seguire nei giorni successivi. In generale, per i colossi di Wall Street è atteso un trimestre positivo, anche se resta da capire l’impatto dei maxi patteggiamenti trovati da alcuni istituti nel corso dell’anno. Secondo gli analisti, se non i conti a calare saranno i bonus: Citigroup ha per esempio parlato di un possibile ribasso tra il 5 e il 10% per i trader e di un aumento solo modesto per i banker, mentre Goldman Sachs, considerata la cartina al tornasole del settore, dovrebbe assegnare bonus e salari pari al 38% del fatturato, in linea con il 2013 (i compensi 2013 erano stati tra i più bassi in 15 anni). “I bonus quasi certamente caleranno, ma il problema è che la fiducia nelle banche non è ancora stata recuperata pienamente, quindi comunque saranno troppo alti”, ha detto Tom Gosling, esperto di PwC.

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