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FINANZA 14 Gennaio Gen 2015 1956 14 gennaio 2015

Banca Profilo, Consob congela le sanzioni

Procedimento sospeso in attesa del giudizio del Consiglio di Stato sul ricorso dell'istituto.

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Matteo Arpe.

La Consob ha 'congelato' il procedimento sanzionatorio a carico di Matteo Arpe (azionista attraverso il fondo Sator di questo giornale) e di alcuni manager e trader di Banca Profilo, accusati di aver manipolato il titolo della banca in Borsa, in attesa che il Consiglio di Stato si pronunci nel merito sul ricorso dell'istituto. Un altro punto quindi a favore della banca milanese nella lunga vicenda che l'ha vista contrapposta all' autorità di controllo della Borsa.
ESAME DEL RICORSO. L'impegno a non adottare sanzioni è stato assunto dai legali dell'authority nell'udienza del 13 gennaio di fronte al Consiglio di Stato, chiamato a esaminare il ricorso con cui Arpe chiedeva di sospendere in via cautelare la sentenza con cui il Tar, lo scorso 2 dicembre, aveva dato ragione alla Consob sulla questione del 'giusto processo'.
Venuto meno il rischio di sanzioni prima dell'esame di merito - fissato per il prossimo 3 febbraio - il ricorso cautelare è stato giudicato improcedibile per cessazione dell'oggetto del contendere.
NORME SUL GIUSTO PROCESSO. Nell'estate scorsa Banca Profilo aveva chiesto alla Consob di fermare il procedimento perché violava le norme sul 'giusto processo', facendo leva sulle considerazioni contenute nella sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo nel giudizio Ifil Exor. Ne era nato un confronto davanti alla giustizia amministrativa che aveva portato il Tar del Lazio ad affermare con un pronunciamento assai discutibile che un' «attenta lettura» della sentenza della Corte europea consentirebbe alla Consob di comminare sanzioni di natura sostanzialmente penale, pur senza rispettare tutti i principi del giusto processo, in quanto le stesse sarebbero impugnabili davanti alla Corte di Appello e alla Cassazione.
SOSPESI TUTTI I PROCEDIMENTI. In attesa delle decisioni della giustizia amministrativa sulla vicenda, che riguarda anche il problema della violazione del principio del 'ne bis in idem' tra giudizio penale e procedimento della Consob, l'authority già nel settembre scorso ha sospeso tutti i procedimenti sanzionatori relativi a manipolazioni di mercato che presentano anche profili penali. Alla base del braccio di ferro tra Arpe e la Consob ci sono gli acquisti di azioni fatti da Banca Profilo e dalla controllante Arepo Bp tra il giugno del 2011 e il maggio del 2013 che, secondo la Consob, sarebbero serviti a sostenere il valore del titolo in Borsa. Una tesi contestata da Banca Profilo che ha invece sostenuto come quegli acquisti siano avvenuti nella massima trasparenza e con tempestiva comunicazione al mercato.

Banca Profilo ha sempre sostenuto che «Nel periodo da giugno 2011 al dicembre 2013 Arepo ha proceduto ad acquisti sul mercato di titoli Banca Profilo per complessivi 15,8 milioni di Euro pari a circa un quarto del controvalore scambiato presso la Borsa Valori nello stesso periodo. Tali acquisti, che hanno portato nell’orizzonte di due anni e mezzo la partecipazione dal 53,5% al 62,4% del capitale sociale, sono stati integralmente realizzati con mezzi patrimoniali di Sator (società d’investimenti che partecipa a News30, società che edita questo giornale, ndr.) anche per il tramite di due aumenti di capitale della Capogruppo Arepo, regolarmente autorizzati».

TRASPERENZA SUL MERCATO. Tutta l’operatività è stata mensilmente comunicata al mercato ai sensi della disciplina Internal Dealing. Arepo non ha mai effettuato trading sul titolo (i.e. cessione dei titoli acquistati) né operazioni in derivati. Per l’operatività è stata delegata la controllata Banca Profilo, secondo procedure atte a garantire la separatezza all’interno del Gruppo fra momento decisionale ed esecutivo, adottando inoltre le cautele specifiche nei cd. black out period avvalendosi di un primario intermediario terzo.
Da notare i tempi dell’intervento dell’Autorità: le ispezioni non sono avvenute in maniera tempestiva dopo pochi mesi, ma solo dopo due anni e nello stesso periodo corrispondente al termine dell’operazione Fondiaria Sai in cui Sator era coinvolta come offerente.

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