Economia 14 Gennaio Gen 2015 1118 14 gennaio 2015

Europa ventre molle della crescita globale

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I mercati dei cambi sono da molti indicati come la principale fonte di profitti ma anche d’instabilità per il 2015. Il dollaro ha toccato nuovi massimi tornando ai livelli del 2003; le schiere di chi esalta le magnifiche e progressive sorti del biglietto verde si ingrossano di giorno in giorno. Anche sul petrolio, come sulla divisa americana, il consenso è ormai unanime: il prezzo rimarrà basso a lungo. Non si esclude più una caduta fino ai venti dollari. Sarebbe un crollo dai massimi perfino superiore a quello del 2008, ora come allora giustificato solo in parte dai fondamentali e amplificato dai movimenti di natura puramente finanziaria. Un biglietto verde tonico e prezzi dell’energia ridotti potrebbero essere un ottimo ricostituente per l’Europa e non solo. Entrambe le tendenze, se limitate all’ambito del fisiologico, favoriscono il consolidarsi nel medio termine di una crescita globale meno squilibrata a livello geografico e meno predatoria nei confronti del ceto medio dei paesi occidentali.

TIMORI PER UN ANDAMENTO PATOLOGICO. Ma il punto è proprio questo: l’andazzo corrente diventerà patologico? I segnali in questo senso non mancano: la linea primaria di trasmissione dell’instabilità finanziaria delle ultime settimane collega direttamente l’ascesa della moneta di riserva mondiale con il ribasso del petrolio. In verità non esiste un legame causale tra i due fenomeni, malgrado l’abbondanza di teorie discutibili e parziali. E’ visibile però una correlazione relativamente  stabile per lunghi periodi di tempo e tanto basta ai padroni della finanza globale per cavalcare e amplificare all’estremo le tendenze in atto, che potrebbero portare all’autorealizzazione delle aspettative più cervellotiche, con conseguenti ricadute (negative) sull’economia reale. LO SCENARIO CON UN DOLLARO FORTE. Sono gli scenari evocati sempre più di frequente in queste settimane. Un dollaro che sale senza freni alimenta il timore che le tensioni da eccesso di debito in valuta nel mondo emergente possano portare a un qualche esito catastrofico. Anche un crollo del petrolio del 60% in sei mesi è ormai fenomeno patologico che alimenta i rischi geopolitici globali, a partire dalla Russia e dal Medio Oriente. Inoltre più l’oro nero va giù, più si consolida la paranoia della deflazione e si perde la fiducia nell’efficacia delle politiche monetarie. Non si ha torto sul secondo punto ma si prende un grosso abbaglio sul primo.

IL CALO DEL PREZZO DEL PETROLIO NON E' SEMPRE UN MALE. Il calo dei prezzi delle materie prime, se deriva da eccesso d’offerta, è un fenomeno  positivo per i consumatori e il tessuto industriale soprattutto dei paesi trasformatori. La questione è diversa. La deflazione “cattiva”, quella legata alla stagnazione della domanda indotta da aspettative in continuo peggioramento, è già qui tra noi per altri motivi. Non tanto per colpa dei principi sauditi, quanto piuttosto per la conclamata inadeguatezza del policy makers europei. Se la prospettica   divergenza delle politiche monetarie e la debolezza delle materie prime rischia di scaricare tutte le tensioni   sui mercati dei cambi, l’inesauribile balbettio e i continui errori in Europa mettono a rischio la stabilità dei mercati azionari e la tenuta degli spread dei paesi periferici. SERVE UNA CLASSE POLITICA PIU' DETERMINATA. E’ l’Europa il ventre molle della crescita globale e per colpe tutte sue. Le violente oscillazioni degli ultimi giorni dei listini azionari europei, e in particolare del settore bancario sono legate, da una parte, allo schizofrenico  approccio dei regolatori comunitari nei confronti della struttura di capitale minimo delle banche, dall’altra alla perdurante incertezza relativa ai tempi e alle modalità di realizzazione del QE. Sono criticità che se non risolte consolideranno nell’opinione pubblica e negli investitori la convinzione che  la stagnazione economica sia diventata una condizione cronica piuttosto che conseguenza di una crisi, acuta ma temporanea. Con tutte le conseguenze del caso.

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