Guardia Finanza 150115093148
CRIMINALITÀ 15 Gennaio Gen 2015 0930 15 gennaio 2015

Agromafie in Italia: business da 15,4 miliardi di euro

I numeri svelati dal rapporto Eurispes: +10% rispetto al 2013. Nelle mani dei clan 5 mila ristoranti.

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Un agente della guardia di finanza.

Non c'è crisi per il business dell'agromafia che anzi vola nel 2014 a 15,4 miliardi di euro, con un aumento del 10% in un anno.
È quanto emerge dal terzo Rapporto Agromafie elaborato da Coldiretti, Eurispes e dall'Osservatorio sulla criminalità nell'agricoltura e sul sistema agroalimentare. che interessa tutta Italia.
INTRECCI CRIMINALI. «Produzione, distribuzione e vendita», ha sottolineato il rapporto Coldiretti-Eurispes, «sono sempre più penetrate e condizionate dal potere criminale, esercitato in forme raffinate attraverso la finanza e gli intrecci societari, la conquista di marchi prestigiosi, il condizionamento del mercato».
ATTENZIONE AI RISTORANTI. Il report ha poi rilevato, attraverso prestanome e intermediari compiacenti, imprese, alberghi, pubblici esercizi, attività commerciali. Quello della ristorazione è uno dei settori maggiormente appetibili: secondo il rapporto sono almeno 5 mila i ristoranti in Italia nelle mani della criminalità organizzata.
NUOVE FORME DI CONTROLLO. Attraverso queste forme di imprenditorialità criminale, è stato scritto da Coldiretti-Eurispes, viene assicurato innanzitutto il riciclaggio degli illeciti patrimoni provenienti dal traffico di stupefacenti, dal racket e dall'usura, ma vengono anche consolidate le nuove forme di controllo del territorio in cui i soggetti criminali sono veri e propri soggetti economici.
INVESTIMENTI NELLA GDO. Gli interessi delle agromafie sono rivolti alle forme di investimento nelle catene commerciali della grande distribuzione, nella ristorazione e nelle aree agro-turistiche, nella gestione dei circuiti illegali delle importazioni-esportazioni di prodotti agroalimentari sottratti alle indicazioni sull'origine e sulla tracciabilità, della macellazione e della panificazione clandestine, dello sfruttamento animale e del doping nelle corse dei cavalli, e lucrano anche sul ciclo dei rifiuti, non curandosi delle gravi conseguenze per la catena alimentare, l'ambiente e la salute.

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