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OCCUPAZIONE 15 Gennaio Gen 2015 2131 15 gennaio 2015

Lavoro, l'Ue bacchetta l'Italia sui giovani

Politiche limitate. E pochi laureati. Il rapporto: «Investire sull'istruzione».

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Giovani in cerca di lavoro.

L'Italia fa poco per aiutare i giovani a trovare lavoro: non investe su istruzione e formazione e non crea le condizioni strutturali per favorire l'occupazione femminile. È il quadro evidenziato dall'ultimo rapporto della Commissione Ue sull'occupazione, che ha posto l'accento sulla necessità di investire in capitale umano, soprattutto in quei Paesi, come l'Italia, dove la disoccupazione è molto elevata e i giovani con titoli di studio superiore molto pochi. Il rapporto ha spiegato che «e politiche per affrontare la bassa partecipazione dei giovani al mercato del lavoro sembrano limitate» in Italia, che ha anche «il numero più basso d'Europa di laureati tra i 30 e i 34 anni», un fattore che incide sulla disoccupazione giovanile e che «necessita di ulteriori sforzi».
L'ITALIA HA PERSO 1,2 MILIONI DI POSTI DI LAVORO. Dopo la Spagna, L'Italia è il Paese che ha perso più posti di lavoro negli anni della crisi (2008-2014): la Spagna ne ha persi 3,4 milioni, l'Italia 1,2, mentre la Grecia uno. «La situazione economica e dell'occupazione è ancora fragile, ma i Paesi che hanno investito in istruzione e formazione hanno visto il trend dell'occupazione migliorare», ha detto il commissario al lavoro Marianne Thyssen che ha chiesto «urgente attuazione delle riforme strutturali», e di «investire nel capitale umano con una migliore istruzione».
SCARSI INVESTIMENTI NELLA FORMAZIONE. Secondo i tecnici di Bruxelles, in Italia l'investimento in formazione è scarso, così come il livello di istruzione terziaria. E i tagli sono diventati «seri» negli ultimi anni, nonostante «i livelli di partenza non fossero elevati». Andrebbe quindi aumentato l'investimento pubblico, che farebbe da traino a quello privato come dimostrano gli studi di Bruxelles. Uno dei modi per aiutare l'occupazione è non solo investire in istruzione ma anche creare le 'condizioni strutturali', come ad esempio gli asili per far partecipare le donne visto che - stando ai dati Ue - nel 2013 il 47% dei lavoratori scoraggiati erano donne tra i 25 e i 50 anni, la percentuale più elevata d'Europa dopo la Grecia.

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