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ECONOMIA 15 Gennaio Gen 2015 1556 15 gennaio 2015

Svizzera, le ragioni e gli effetti della mossa franco/euro

Borsa a picco. Imprese nei guai. Transfrontalieri favoriti. È lo tsunami provocato dall'addio al tetto di cambio con un euro troppo debole. Il Pil può perdere lo 0,7%.

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La stampa economica lo ha già chiamato cigno nero. Cioè quell'evento imprevedibile che fa piombare i mercati nel caos.
E davvero inattesa è stata la decisione della Banca nazionale svizzera di sganciare il franco dal tetto di cambio con l'euro a 1,2.
L'indice della Borsa di Zurigo ha subito visto l'abisso, sprofondando nelle vendite, con un picco negativo a -12% e un crollo finale dell'8,67%.
La giornata più buia negli ultimi 25 anni. L'annuncio arrivato attorno alle 11 di mattina del 15 gennaio ha portato il cambio euro-franco in caduta libera, fino a quando, verso le 14.45, si è assestato attorno all'1,02, vicino probabilmente al tasso di cambio reale.
CATASTROFE PER LE IMPRESE. Investitori e operatori di mercato hanno visto il valore delle loro riserve in euro calato in poche ore di un sesto.
Gli industriali svizzeri guardando ai rapporti di import/export dell'economia elvetica hanno gridato alla catastrofe.
I nazionalisti hanno puntato il dito contro i transfrontalieri avvantaggiati dal nuovo corso a livello a salariale.
ALLA FACCIA DEL PILASTRO. E un mare di critiche e proteste si sono levate dall'intero establishment della Confederazione, per l'annuncio così improvviso, dato dopo che lunedì 5 gennaio, durante un'intervista a un'emittente televisiva, lo stesso vice presidente della banca centrale aveva definito il tetto di cambio un pilastro dell'economia nazionale. Economia che ora rischia di perdere d'un colpo lo 0,7% del Pil.
Ecco le cause e gli effetti della svolta.


1. I motivi: indebolimento dell'euro ormai diventato insostenibile

La Banca nazionale svizzera aveva fissato il tetto al cambio euro franco all'1,2 nel settembre 2011.
Obiettivo: mettere fine alla corsa alla valuta svizzera come bene rifugio.
Di fatto, da allora la banca elvetica è divenuta uno dei maggiori compratori della moneta unica europea.
«Questa misura eccezionale e temporanea ha preservato l'economia svizzera da gravi danni», ha spiegato la Banca nazionale svizzera nel comunicato in cui ha annunciato la decisione di abbandonare il limite di cambio.
«TETTO ORA INGIUSTIFICATO». Ma, ha proseguito, «le disparità tra le politiche monetarie condotte nelle principali zone monetarie sono fortemente aumentate negli ultimi tempi e potrebbero accentuarsi ancora. L'euro si è nettamente indebolito rispetto al dollaro statunitense. Cosa che ha portato a un deprezzamento del franco rispetto al dollaro. Quindi la Banca nazionale è arrivata alla conclusione che non è più giustificato il mantenimento del tetto di cambio».
IN ARRIVO INIEZIONE DI MONETA. Gli analisti hanno ipotizzato che la scelta sia stata presa conoscendo le prossime mosse di Francoforte e di Mario Draghi. Leggi: quantitative easing, ossia la creazione di moneta e la sua iniezione nel sistema finanziario europeo.
Schiacciata tra le scelte espansive dell'Eurotower e quelle della Federal reserve, la Bns non è più riuscita a tenere il passo con l'indebolimento dell'euro.
«I GOVERNI INTERFERISCONO». «È l'ennesima dimostrazione della tendenza dei governi di interferire in maniera impropria sui costi delle valute in un mercato aperto», ha commentato con Lettera43.it Carlo Gentili, amministratore delegato del fondo di investimento Nextam partners. In questo caso «la banca elvetica, che è molto dipendente dal governo, ha dovuto abdicare poco dignitosamente».

2. Le perdite: nei guai chi ha ricevuto prestiti in franchi

La scelta del tetto di cambio non era passata indenne nel dibattito politico svizzero.
Tra il 2011 e il 2012, quando la Banca nazionale svizzera ha iniziato a fare incetta di valuta unica, la maggioranza delle interrogazioni parlamentari chiedevano di fare luce sui possibili rischi dell'operazione.
E a dicembre li aveva spiegati l'economista Charles Wyplosz su Les Echos: «È un circolo vizioso. Se abbandona il tetto, il franco si apprezzerà fortemente. E in quel momento si materializzeranno le perdite in euro».
DETENUTI 174 MILIARDI DI RISERVE. Oggi, secondo la stampa locale, la Bns detiene riserve in euro per 174 miliardi, sulle quali lei stessa ha permesso una pesante svalutazione.
Molti analisti hanno tuonato contro la banca per non aver avvertito e preparato il mercato e sono pronti ad affilare le unghie per quando l'istituto dovrà presentare i propri conti.
FILIALI ITALIANE NON COPERTE. Tuttavia il problema non è solo il bilancio della banca nazionale e degli istituti di credito, ma di tutte le imprese che hanno ottenuto prestiti in franchi o siglato contratti contando sulla stabilità dei cambi e ora non si trovano coperte. «E il guaio», osserva Gentili, «tocca anche le filiali delle aziende italiane in Svizzera».

  • I maggiori mercati per l'export svizzero (Observatory of economic complexity).

3. Tsunami sull'export svizzero: -0,7% del Pil, guadagnano i transfrontalieri

La Federazione delle imprese svizzere, in un lungo comunicato, ha spiegato che «l'industria esportatrice e del turismo potrebbero non riuscire ad adattarsi rapidamente al nuovo corso» e ha bollato la decisione della Banca centrale come «un rischio».
«Se le importazioni diventeranno più vantaggiose, si riparlerà dell'evoluzione negativa dei prezzi». E «la stabilità dei prezzi non potrà essere assicurata».
Insomma, non solo un danno per i settori produttivi, ma anche per i consumatori che ora rischiano di fare i conti con la deflazione.
«FATALE PER LE PICCOLE IMPRESE». L'organizzazione degli industriali della meccanica, Swissmecanich, ha aggiunto che un ulteriore indebolimento dell'euro potrebbe essere «fatale per le piccole e medie imprese» del settore.
E lo stesso hanno fatto gli industriali dell'elettronica.
L'unione dei sindacati elvetici ha lanciato l'allarme sui posti di lavoro legati alle esportazioni, in primis quelle del Canton Ticino.
Mentre i nazionalisti hanno sottolineato come il nuovo cambio sia ancora più favorevole per i lavoratori transfrontalieri (60 mila nel 2014) che si troveranno con «uno stipendio maggiorato del 20%».
MENO 5 MILIARDI DI EXPORT. La principale banca privata elvetica, Ubs, ha calcolato che le esportazioni potrebbero subire un calo pari a circa 5 miliardi di euro.
Una botta che andrebbe subito a impattare sul prodotto interno lordo, destinato a scendere, sempre secondo le stime di Ubs, dello 0,7%. E i primi effetti si sono visti sui titoli dei maggiori brand votati all'export, con Financière Richemont che ha perso il 15,5% e la Swatch addirittura il 16,35%.
Nick Hayek, patron della multinazionale che vende orologi in tutto il globo, ha sintetizzato a Swissinfo il pensiero che aleggiava nei mercati: «È uno tsunami per l'intera Svizzera. Mi mancano le parole».

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