Economia 17 Gennaio Gen 2015 1000 17 gennaio 2015

Farmaceutica, un business in salute

  • ...

Anno nuovo, vita vecchia. Sul mercato farmaceutico il 2015 si apre nello stesso segno dell’anno precedente, ovvero all’insegna di grandi operazioni di consolidamento. C’è stato l’accordo tra l’irlandese Shire e l’americana Nps Pharmaceuticals, con la seconda rilevata per 5,2 miliardi di dollari, e c’è stato l’intesa tra Roche e un’altra americana, Foundation Medicine, che ha ceduto al colosso elvetico una quota di maggioranza per oltre un miliardo di dollari. Sempre Roche ha comprato la francese Trophos, per la quale pagherà un anticipo di 120 milioni di euro, oltre a ulteriori 350 milioni di euro al raggiungimento di determinati obiettivi concordati. Domanda lecita è come mai, proprio ora, ci sia tutta questa frenesia. Le risposte sono varie, ecco cosa bisogna sapere. 1. GLI ULTIMI ACCORDI, OCCHIO ALLE MALATTIE RARE Come detto le case farmaceutiche internazionali hanno vivacizzato l’inizio del 2015. L’accordo più cospicuo è quello di Shire, che ha messo a segno il primo grande accordo dopo che, lo scorso ottobre, AbbVie ha annullato la prevista acquisizione, pagando una penale di 1,6 miliardi di dollari: sul naufragio dell’intesa avevano pesato le nuove e più severe regole varate dall'amministrazione Obama contro l’inversione fiscale, ovvero il trasferimento della sede fuori dagli Stati Uniti rilevando una società straniera (nel caso specifico Shire) situata in Paesi con trattamento fiscale più vantaggioso. Shire punta a rafforzare il proprio portafoglio di farmaci per il trattamento di malattie rare, un settore in rapida espansione: secondo le stime di Credit Suisse il giro d’affari arriverà a 162 miliardi di dollari nel 2018, contro i 108 del 2013 e gli 81 del 2008. Stesso discorso per Roche: con l’aumento al 56% della quota in Foundation Medicine si rafforza nel settore della genomica e della ricerca sul cancro, mentre con l’acquisizione di Trophos punta ad avere accesso al mercato dei farmaci sperimentali per trattare malattie genetiche neuromuscolari degenerative.

Shire 2. LA TENDENZA: SI PUNTA A CAMPI SPECIFICI Specificità sembra essere la parola d’ordine e il filo conduttore delle recenti attività di consolidamento. La serie di operazioni annunciate arriva in un momento di forte ripresa   delle attività di “deal making”, chiusura di accordi strategici, nel settore farmaceutico, che sta pompando nel sistema massicce quantità di contante dopo avere dovuto ripagare il debito contratto durante la precedente ondata di fusioni e acquisizioni che c’era stato all’inizio degli anni Duemila. A differenza di quanto successo un decennio fa, quando le case farmaceutiche si erano consolidate in giganti del settore, la nuova generazione   di transazioni è più mirata, focalizzata su operazioni che creano business in grado di competere da leader in un campo specifico più che su un terreno generico ed enorme.

Roche 3. ALTI COSTI PER SVILUPPARE MEDICINALI Un aspetto da tenere in considerazione è quello dei costi. Secondo il colosso farmaceutico americano Eli Lilly la spesa media per portare sul mercato un nuovo farmaco si aggira  attorno agli 1,3 miliardi di dollari. Per il magazine finanziario Forbes le cifre sono ancora più alte: sviluppare un medicinale costa almeno 4 miliardi di dollari, spesa che può salire anche a 11 miliardi per i prodotti più complessi. Un recente studio del think tank no-profit Tufts Center for the Study of Drug Development fissa l’ago della bilancia nel mezzo, parlando di 2,6 miliardi circa, di cui 1,4 miliardi di costi vivi legati a ricerca e sviluppo. Non stupisce dunque che, in epoche di condizioni economiche globali non brillanti, le case farmaceutiche si uniscano per meglio ottimizzare le spese. La posta in gioco è di quelle che fanno gola: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità il mercato farmaceutico globale vale 300 miliardi di dollari all’anno ed entro tre anni arriverà a 400 miliardi. Attualmente le dieci maggiori aziende, sei delle quali sono americane, controllano oltre un terzo del mercato. 4. ATTENZIONE ALLA CONCORRENZA DELLA CINA Le grandi case farmaceutiche occidentali devono fare i conti con la concorrenza, non sempre leale, delle rivali asiatiche: in Cina il settore farmaceutico è cresciuto recentemente a una media del 15% all’anno e secondo gli analisti il trend è destinato a continuare. L’anno scorso era esploso un enorme caso di corruzione, che aveva tra l’altro coinvolto Glaxo-Smith, ma questo non ha messo il freno all’industria. Secondo la società di ricerca Ims Health, la domanda cinese è destinata a crescere ed entro il 2016 la Cina potrebbe diventare il secondo maggiore mercato mondiale dopo gli Stati Uniti, con vendite per 165 miliardi di dollari. Un’espansione del genere torna a sollevare il problema dei farmaci contraffatti di provenienza cinese: solo per fare un esempio nel 2014 era stato eclatante il caso dei 2,4 milioni di pillole, capsule e farmaci in polvere sequestrati in Francia.

Correlati

Potresti esserti perso