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MISURE 20 Gennaio Gen 2015 1755 20 gennaio 2015

Banche Popolari, la riforma del governo

Approvato in Cdm il decreto. Renzi: «Dieci di loro diventerano spa in 18 mesi».

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La sede della Banca popolare di Milano.

Svolta per per le banche popolari.
Con il via libera al decreto su istituti e investimenti non tutte, ma solo «le dieci più grandi» con almeno 8 miliardi di attivi, avranno 18 mesi di tempo per cambiare pelle, eliminare il voto capitario (una testa un voto) e trasformarsi in spa.
«TROPPI BANCHIERI, POCO CREDITO». Entusiasta dopo il Cdm il premier Matteo Renzi: «È un momento storico» ribadendo che il Paese, pur potendo vantare un sistema bancario «serio, solido e sano» ha però «troppi banchieri e troppo poco credito» e che l'obiettivo dell'intervento del governo è quello di rafforzare il sistema per essere pronti alle sfide europee ma senza toccare il credito cooperativo.
MISURE PIÙ RAPIDE PER CHIUDERE CONTO. La misura arriva con quello che era stato battezzato Investment compact che diventa un decreto sulle banche (e sugli investimenti) con un occhio anche ai consumatori, come ha sottolineato il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, confermando le misure per il cambio più rapido e soprattutto senza costi del conto corrente (con risarcimenti proporzionali ai ritardi per gli istituti che non rispetteranno i nuovi termini, due settimane in tutto).
Padoan ha chiarito che si è scelto di procedere per decreto «per dare un segnale di urgenza» e che la scelta del governo «concilia la necessità di dare una scossa forte preservando però in alcuni casi una forma di governance che ha servito bene il Paese».
L'intervento comunque, renderà le popolari «più forti e più efficienti» per Padoan.

OPPOSIZIONE DA NCD. Il pacchetto ha suscitato fin dagli annunci polemiche politiche oltre alla preoccupazione degli addetti ai lavori.
La misura avrebbe incontrato la netta opposizione di Ncd, anche durante la riunione dei ministri, con l'intenzione del partito di Angelino Alfano di tenersi adesso le 'mani libere' per la conversione del decreto.
Il provvedimento ha perso per strada diverse misure contenute nelle prime bozze, a partire dalla certezza delle regole per i grandi investitori, per garantire 'un testo snello', in attesa del nuovo capo dello Stato, hanno spiegato Graziano Delrio e il ministro Federica Guidi, assicurando che in futuro saranno recuperate.
Non ha trovato spazio il restyling del Fondo centrale di garanzia (che doveva essere esteso anche alle cartolarizzazioni per poter poi cedere i titoli alla Bce nell'ambito del piano di acquisti degli Abs mezzanine) o la creazione dell'Agenzia unica per gli investimenti, una sorta di 'super agenzia' in cui far confluire Ice, Invitalia e Enit, per la quale già si era ipotizzato un ruolo per Luca Cordero di Montezemolo, magari nella veste di consigliere del premier.
DEFINIZIONE PMI INNOVATIVE. Tra le misure confermate la definizione delle Pmi innovative, cui vengono estese le agevolazioni delle start up, il cosiddetto 'lending indiretto' per facilitare l'apporto di liquidità di investitori stranieri, ma anche l'ampliamento del 'patent box' (le agevolazioni fiscali per chi usa brevetti nell'attività di impresa) ai marchi commerciali, per invogliare i grandi gruppi del lusso, ma anche del 'food', che sono migrati all'estero a tornare in Italia.

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