Economia 20 Gennaio Gen 2015 1019 20 gennaio 2015

Fmi, crescita più lenta per l'Italia

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L'economia mondiale frena, tranne gli Stati Uniti, che vedono la crisi come un ricordo. L'Italia procede al rallentatore: ritrova nel 2015 la crescita, ma è più debole delle attese. Il Pil italiano dovrebbe crescere dello 0,4%, ovvero 0,5 punti percentuali in meno rispetto a ottobre, per poi accelerare nel 2016 a +0,8% (-0,5 punti). FRENANO FRANCIA E GERMANIA. Un rallentamento, quello italiano, in un contesto di debolezza dell'area euro, in cui frenano anche Germania e Francia, mentre si salva la Spagna. Gli Stati Uniti sono l'unica grande economia che avanza decisa. A scattare la fotografia è il Fondo monetario internazionale (Fmi), che rivede al ribasso il pil mondiale, nonostante il calo dei prezzi del petrolio, i cui effetti positivi sono annullati da fattori negati, inclusa la debolezza degli investimenti. «La revisione al ribasso riflette la rivalutazione delle prospettive di Cina, Russia, dell'area euro e del Giappone, ma anche l'attività più debole dei maggiori esportatori di petrolio in seguito al calo die prezzi del greggio», afferma l'Fmi, sottolineando che gli Stati Uniti sono l'unica grande economia per la quale le stime sono state riviste al rialzo. «SERVONO RIFORME STRUTTURALI». «La crescita più debole per il 2015 e il 2016» mette in evidenza il «bisogno urgente di riforme strutturali in diverse economie», aggiunge l'Fmi. «L'economia globale si trova ad affrontare forti e complesse correnti e controcorrenti», afferma il capo economista dell'Fmi, Olivier Blanchard, sottolineando che il calo dei prezzi del petrolio ha lati positivi e negativi, così come l'apprezzamento del dollaro che anche se rischia di rallentare la ripresa americana è un «aggiustamento» positivo. ITALIA AL RALLENTATORE. L'Italia rivede la crescita dopo la contrazione del Pil dell'1,4% nel 2013 e dello 0,4% nel 2014. Ma la crescita è lenta e l'Italia è fanalino di coda - emerge dai dati dell'Fmi - del G7 per il Pil sia quest'anno sia il prossimo. «Una frenata in un contesto di debolezza dell'area euro che, con la sua stagnazione, è un rischio», aggiunge Blanchard, «per l'economia mondiale». Il pil di Eurolandia crescerà quest'anno dell'1,2% e nel 2016 del 1,4% (rispettivamente -0,2 e -0,3 punti percentuali rispetto a ottobre). Rallenta anche la Germania, la cui economia si espanderà nel 2015 dell'1,3% e l'anno seguente dell'1,5%. IL RUOLO DEL PETROLIO. «L'attività dell'area euro dovrebbe essere sostenuta dai bassi prezzi del petrolio, da un ulteriore allentamento monetario (anticipato sui mercati finanziari), una politica di bilancio più neutra e il recente apprezzamento dell'euro». «La Bce», secondo Blanchard, «farà quello che gli investitori hanno anticipato. Sotto un certo punto di vista, il quantitative easing, l'allentamento monetario, è già avvenuto. I mercati lo hanno anticipato, i tassi di interesse sono scesi, l'euro si è deprezzato. Vogliamo assicurarci che quando ci sarà un annuncio, sarà dell'entità che i mercati si aspettano».

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