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LETTERA 21 Gennaio Gen 2015 1123 21 gennaio 2015

Banche popolari, prendiamo esempio dagli Usa

Il segretario generale dell'Assopopolari a L43: Oltreoceano si rilancia l'economia reale, mentre in Europa...

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Barack Obama.

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha nominato, come membro del board della Federal Riserve, un manager proveniente da banche locali e regionali.
È Allan Landon, già amministratore delegato della Banca delle Hawaii, direttore finanziario e Cfo alla First American in Tennessee, realtà note per la loro prossimità ai territori e alle comunità locali.
Questa nomina è un forte segno del cambiamento della politica dell’amministrazione americana nei confronti delle banche del territorio in generale. Un vero e proprio cambio culturale.
La scelta del carattere della nomina di Obama non è estemporanea ma arriva dopo una richiesta della Commissione bancaria del Senato americano di scegliere un community banker e dopo le molte pressioni in tal senso di diversi parlamentari avversi all’eccessivo potere di Wall Stret sulla Banca centrale americana e contrari ai salvataggi e ai sussidi speciali alle megabanche considerate too-big-to-fail.
NEGLI USA LE BANCHE POPOLARI SONO CENTRALI. La nomina, oltre ad arginare il potere della finanza sull’economia reale, rende evidente la scelta di dare centralità alla prospettiva delle banche di prossimità all’interno della politica bancaria e monetaria statunitense.
In ambienti interni alla Fed si parla di variazioni nelle regole per alleggerire gli oneri sulle banche che svolgono la propria attività in contesti locali focalizzati nell’economia reale.
La novità si inserisce in un più ampio dibattito già avviato e nel quale risulta sempre più evidente l’ingresso di valori diversi da quelli che hanno dominato gli Anni 80 e 90. Si torna a parlare della centralità della reputazione, dei rischi reputazionali, reputational risks; di comitati di governance da istituire nelle banche per monitorare l'etica e la cultura aziendale perché il rischio reputazionale non può essere meno importante del rischio di credito o di quello di mercato.
IN EUROPA SI VA IN TUTT'ALTRA DIREZIONE. Know your customer diventa uno slogan di garanzia. Torna la centralità della cultura come componente essenziale dei comportamenti: culture is about behavior, new values-driven cultural. L’idea che la massimizzazione del profitto deve essere sempre all'interno di un contesto che pone gli interessi dei clienti e la reputazione della società in posizioni di vertice è la vera e propria inversione di tendenza rispetto alla politica dai primi Anni 90, negli Stati Uniti e nel Regno Unito.
In Europa il dibattito americano è lontano e quello che accade è di tutt’altro segno. Le nuove regole dell'architettura finanziaria europea hanno l’obiettivo esclusivo di evitare nuove crisi sistemiche del mondo finanziario attraverso una serie di norme molto stringenti e senza alcuna certezza degli effetti desiderati di evitare nuove crisi e altri costi per le finanze pubbliche, ridurre i rischi derivanti dalla speculazione finanziaria.
MANCA UNA VISIONE DELLA CRESCITA. I dubbi sono molti: manca una visione della crescita e mancano norme che si prendano cura delle banche che, per cultura, privilegiano attività legate all’economia reale come le banche popolari. Resta ancora forte il rischio che la finanza speculativa metta in crisi l'economia reale. Non c’è traccia, in conclusione, della netta inversione di tendenza che si sta producendo negli Usa, dell’attenzione, ad esempio che bisognerebbe porre sulla ricchezza del sistema delle banche locali, di prossimità, fatta di valori e di fedeltà ai principi che ne hanno ispirato la nascita e l’affermazione: avvicinare al credito il più ampio numero di persone possibile con la politica della vicinanza, della trasparenza, e dell’investimento sull’economia reale.
Una ricchezza che dimostra di essere preziosa e necessaria al modello economico che, basato sulla ricerca esclusiva del profitto di breve periodo, ha prodotto danni estesi trascinando con sé anche quei soggetti più deboli ed esposti alle avversità economiche cui proprio le banche popolari si sono sempre rivolte in un’ottica di inclusione e di crescita.
LA RIVOLUZIONE AMERICANA VA STUDIATA. Nel corso dei sei anni della grave crisi finanziaria e della recessione (2008-2013), l’azione delle Popolari ha prodotto, in neta controtendenza, l’aumento dei soci di 223 mila unità (+20.1%), 726 mila (+5,8%) nuovi clienti, l’aumento dell’attivo di 50 miliardi di euro (+10,2), l’aumento degli impieghi di 55 miliardi di euro (+17,2), l’aumento della provvista 54 miliardi di euro (+15.9) e l’aumento medio del 4% della quota di mercato dell’intermediazione.
La rivoluzione in atto negli Stati Uniti d’America, ignorata anche dal sistema di informazione, andrebbe dunque studiata con attenzione per chi ha davvero a cuore l’idea di salvare e rilanciare la costruzione reale dell’Unione europea.

Giuseppe De Lucia Lumeno
Segretario generale dell'Associazione nazionale fra le banche popolari

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