Economia 21 Gennaio Gen 2015 0828 21 gennaio 2015

Bce, Merkel apre a QE Draghi

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Angela Merkel e Mario Draghi Il 'passaggio del Rubicone' da parte della Bce giovedì 22 gennaio, quando dovrebbe arrivare l'annuncio di acquisti massicci di titoli di Stato, è acquisito dopo il sostanziale via libera, pur con alcuni 'caveat', di Angela Merkel. Ma il diavolo si nasconde nei dettagli, ed è su questi che proseguono le trattative in vista della 'conta' dei governatori, già alla tradizionale cena di giovedi sera, in cui Draghi dovrà coagulare una maggioranza abbastanza solida. - MERKEL APRE. In un 'deja vu' di quanto accadde con 'whatever it takes', l'impegno di Draghi che salvò l'euro dal contagio nel 2012, la cancelliera tedesca ha fatto capire ieri sera che non metterà i bastoni fra le ruote di Draghi. Senza opporsi al 'quantitative easing', la Merkel ha detto di avere "solo un appello" da fare, e cioè che le decisioni della Bce non annacquino lo sforzo di riforma dei paesi dell'Eurozona. E' un 'caveat' importante, perché cade mentre l'Ue discute del 'reform compact' caro a Berlino. Mentre la Bce deciderà, giovedì 22 gennaio, la cancelliera vedrà a Firenze Renzi in un bilaterale Germania-Italia che non potrà non affrontare il nodo spinoso delle riforme. Ma, di fatto, è un via libera a qualsiasi decisione la Bce vorrà prendere, che riflette un probabile accordo con Draghi e che, di fatto, toglie potenza a qualsiasi 'fronda' che il presidente della Bundesbank Jens Weidmann volesse organizzare. - WEIDMANN IN MINORANZA. Il presidente della Bundesbank con ogni probabilità voterà contro la proposta di Draghi, riflettendo la posizione nettamente contraria di una parte dell'opinione tedesca. Ma ciò, proprio come già successo con gli 'Omt' del 2012, stante l'assenso della Merkel, non impedirà a Draghi di procedere con un voto a maggioranza. Quello che conta, per Draghi, è evitare una spaccatura che toglierebbe credibilità al suo 'QE'. Avendo l'Eurozona superato i 18 membri con l'ingresso della Lituania, giovedì entra in funzione un voto rotazione: dei 25 membri, voteranno solo in 21, restando esclusi i governatori di Estonia, Grecia, Irlanda e Spagna. Weidmann perde il probabile voto contrario dell'estone Arno Hansson, Draghi i tre restanti, a favore. Fra i restanti, Weidmann sa di poter contare sull'olandese Klaas Knot, tradizionale alleato, e sulla tedesca che siede nel direttorio, Sabine Lautenschlaeger. Visto che i governatori di Finlandia e Austria sembrano orientati a votare a favore, Draghi deve convincere Lettonia, Lituania, Lussemburgo e Slovacchia, in bilico: nella peggiore delle ipotesi il 'QE' dovrebbe spuntarla con un 14 a sette, nel migliore con un 18 a tre. - TRATTATIVA SERRATA. E' proprio per convincere i governatori in bilico, e minimizzare i contrari, che Draghi avrebbe aperto all'idea che una parte degli acquisti di titoli restino sui bilanci delle banche centrali nazionali. L'idea di una 'nazionalizzazione' integrale dei rischi, lanciata da Weidmann, si è scontrata con il Fondo monetario internazionale, l'opposizione di Ignazio Visco (Bankitalia) e lo scetticismo di molti economisti di fama: segnalerebbe scarsa fiducia reciproca proprio in seno all'istituzione europea più integrata. E così Draghi starebbe lavorando a un compromesso: le banche centrali nazionali si accollerebbero solo una parte dei rischi, e anche dei benefici sotto forma di cedole. Ma il braccio di ferro è anche sulle dimensioni del 'QE': Draghi punta a colmare un 'gap' di oltre 700 miliardi, i tecnici della Bce avrebbero elaborato un piano da 500 miliardi. Non si esclude nemmeno che il presidente della Bce, segnalando una sorta di piano 'open-ended' in stile Federal Reserve, punti a fissare un importo mensile di acquisti, che aggiustare man mano in vista dell'obiettivo finale di riportare l'inflazione vicina al 2%.

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