Economia 21 Gennaio Gen 2015 1043 21 gennaio 2015

Borsa, boom Popolari. Risiko più vicino

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banco popolare Il Governo Renzi vara la riforma delle Popolari e la Borsa applaude. In attesa di vedere nei dettagli la misura che porterà alla trasformazione delle dieci banche popolari in società per azioni e conoscere la posizione dei singoli istituti, e a partire dalla Banca d'Italia, chi approva è il mercato che sta comprando a mani basse azioni della banche coinvolte nel riassetto. Secondo le indicazioni del premier, che ha previsto l'abbandono del sistema capitario per le banche cooperative con attivi superiori agli 8 miliardi, le popolari che si trasformeranno in Spa sono sette quotate a Piazza Affari e tre no. CORRONO LE POPOLARI. Nel dettaglio si tratta di Ubi Banca (+3,8% in Borsa), Banco Popolare (+5,55%), Bpm (+5,08%), Bper (+5,89%), Creval (+6,83%), Popolare di Sondrio (+8%) e Banca Etruria (+12%), restano invece fuori dal listino la Popolare di Vicenza, Veneto Banca e la Popolare di Bari. CONSOLIDAMENTO DEL SISTEMA BANCARIO In base alle ricostruzioni entro due mesi il decreto del governo dovrà essere approvato dal parlamento. E per gli analisti della sim Equita grazie a questa mossa è prevista "un'accelerazione del consolidamento" del sistema bancario così come auspicato dal governo. "E' difficile pensare a poison pill in grado di ridurre la contendibilità - scrivono in un report -. Una parziale contromossa potrebbe essere il voto multiplo e la ricerca di soci strategici. POSSIBILI AGGREGAZIONI. Non escludiamo aggregazioni che coinvolgano più di due soggetti (Bpm, Bper, Creval e o Banco) con la creazione di due superpopolari che facciano capo ad Ubi e Bpm". Al tempo stesso, sottolineano gli esperti, "cresce l'incentivo a costruire noccioli duri di azionisti. Aumentano i compratori marginali sui titoli delle popolari. Rispetto a precedenti processi di consolidamento aumenta l'incentivo a generare valore in chiave difensiva quindi ci attendiamo maggiore focus su sinergie da costo. La nostra stima di impatto positivo sugli utili di settore del 22% al 2016 derivante da risparmi del 9,4% sulla base costi complessiva potrebbe essere conservativa. Operazioni di portata più grande presentano più execution risk ma anche maggiore potenziale di estrazione di sinergie".

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