Economia 21 Gennaio Gen 2015 0946 21 gennaio 2015

Obama: l’ombra della crisi si è dissipata

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Barack Obama “Per tutto quello che abbiamo sopportato, per tutto il lavoro fatto per riprenderci e per   tutte le sfide che ci aspettano, America sappi questo: l’ombra della crisi si è dissipata”.   Con queste parole Barack Obama, un presidente che non ha “altre campagne elettorali   da fare”, si è preso il merito di avere portato gli Stati Uniti lontano dal baratro e di avere dato nuovo slancio all’economia e ha lanciato la sua “middle class economics”. Ma anche se il Paese “ora volta pagina”, anche se il presidente va avanti in modo ostinato con la sua ambiziosa agenda, che passa tra l’altra da una revisione del codice tributario e da un aumento delle tasse per i più ricchi per favorire i meno abbienti e sostenere la classe media, ha bisogno dei repubblicani. E la loro risposta, al termine del discorso sullo Stato dell’Unione che il presidente ha pronunciato davanti al Congresso a Camere riunite, è stata chiara e netta: no. UN’AGENDA AMBIZIOSA E IL MURO REPUBBLICANO Per Obama quello di martedì 20 gennaio, la notte in Italia, in prime time televisivo e a reti unificate era il sesto “State of the Union”. È stato il suo penultimo, perché nel 2017 sarà il suo successore a pronunciarlo, ma è stato l’ultimo da protagonista assoluto: quello dell’anno prossimo sarà pronunciato nel bel mezzo della campagna elettorale per la Casa Bianca e il suo discorso dovrà da un lato fare il punto di otto anni di presidenza, dall’altro tirare la volata al candidato democratico, chiunque sarà, forse Hillary Clinton. Ma per questo c’è tempo, per ora è Obama a dovere fare i conti con un Congresso completamente a maggioranza repubblicana in virtù del voto di metà mandato dello scorso novembre: il presidente ha chiesto che si lavori insieme, per evitare pericolose battute d’arresto per un’economia che si sta solo ora rimettendo su un terreno solido. “Se ci dovranno essere discussioni, che ci siano, ma facciamo in modo che il dibattito sia degno di questo Congresso e di questo Paese”, ha detto. PIÙ FORTE NEI SONDAGGI, MA NON BASTA Obama ha dalla sua parte il sostegno degli americani e proprio grazie alla migliore congiuntura torna a guadagnare popolarità: stando a un sondaggio di Wall Street Journal/  Nbc News metà degli americani ritiene che nell’ultimo anno ci siano stati importanti   progressi dell’economia, il massimo dalla recessione e in deciso aumento dal 42% di un   simile sondaggio nel 2014. Più di quattro su dieci, il 45%, si dicono soddisfatti dello stato dell’economia, un record da oltre otto anni, e alla domanda se il Paese sia in declino,   il 50% pensa di no, il risultato migliore in almeno 25 anni.Detto questo, la strada delle riforme proposte dal presidente è in salita, tanto più che i repubblicani non hanno esitato a bollare il suo discorso come “una litania di sogni democratici irraggiungibili che hanno poche possibilità di diventare legge” e si sono detti pronti a dare battaglia su tutti i fronti, forti della maggioranza in Congresso. PIÙ TASSE AI RICCHI E UNIVERSITÀ PUBBLICA GRATIS Per i prossimi due anni Obama sarà dunque da solo e le sue proposte sembrano destinate a infrangersi sul muro dell’opposizione repubblicana. In particolare quella che propone un aumento delle tasse per i cittadini più ricchi, tema da sempre inviso al Grand Old Party: la riforma dovrebbe portare nelle casse dello Stato 320 miliardi di dollari in 10 anni, con un maggior prelievo fiscale sulle banche di grandi dimensioni e con l’aumento al 28% dell’aliquota massima su guadagni di capitale e dividendi. Quella attuale, pari al   23,8%, è applicata dall’epoca della presidenza di Ronald Reagan alle famiglie con redditi superiori ai 500.000 dollari all’anno. Secondo il piano proposto da Obama, le nuove entrate servirebbero a coprire i 175 miliardi di agevolazioni fiscali per la classe media e i 60 miliardi necessari per pagare corsi professionali biennali ai community college (le università pubbliche) a milioni di ragazzi. OBAMA LANCIA LA MIDDLE CLASS ECONOMICS Obama ha dunque lanciato la sua “middle class economics”, una politica a favore della classe media. Tra le proposte crediti d’imposta triplicati a 3.000 dollari per ciascun figlio   a carico, incentivi per le famiglie dove entrambi i coniugi lavorano, aiuti al risparmio   pensionistico e più asili nido. Il presidente ha anche chiesto riforme delle imposte per   le aziende in modo da eliminare “ingiuste scappatoie fiscali” e ha soprattutto chiesto il   potere di negoziare nuovi accordi commerciali internazionali, il cosiddetto fast track,   che facilitino le esportazioni americane. Il capitolo dei trattati commerciali nelle regioni   del Pacifico e dell’Atlantico è stato tra i pochi elementi della nuova agenda di Obama   a trovare concordi i repubblicani. Il presidente si è mostrato determinato. Ha fissato   la nuova missione da compiere - garantire opportunità a tutti gli americani, non solo a   pochi, - e ha minacciato di porre il veto a tentativi di svuotare la riforma sanitaria o quella   della finanza. Ora, calato il sipario, dovrà passare dalle parole ai fatti, cosa non tra le più   facili.

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