Banca Popolare Milano 140404164236
FINANZA 22 Gennaio Gen 2015 1950 22 gennaio 2015

Banche, Assopopolari contro Renzi: «Decreto ingiustificato»

Linea dura delle associazione delle popolari: «Il governo vuole gli istituti italiani in mano estera».

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La sede della Banca popolare di Milano.

Le banche popolari vanno allo scontro sul decreto di riforma varato dal governo Renzi. Al termine di un vertice tenutosi a Milano Assopopolari, l'associazione degli istituti che il governo vuole trasformare da cooperative in Spa in massimo 18 mesi, ha tuonato contro l'iniziativa dell'esecutivo. «Non lasceremo nulla di intentato, perché il decreto venga meno e l'ordinamento giuridico continui a consentire a tutte le banche popolari di mantenere la propria identità», è il messaggio contenuto in una nota in cui si parla di «una politica economica finalizzata esclusivamente a trasferire la proprietà di una parte rilevante del sistema bancario italiano alle grandi banche internazionali».
«DECRETO GRAVIDO DI CONSEGUENZE NEGATIVE». «L'Assopopolari, ritiene il recente decreto del governo, gravido di conseguenze negative su risparmio nazionale e su credito a famiglie e Pmi, per un paese, come il nostro, privo d'investitori di lungo periodo in aziende bancarie, ingiustificato e ingiustificabile».
Secondo l'associazione «se gli sforzi fossero coronati da successo, nondimeno le banche popolari continueranno con maggiore urgenza e determinazione a perseguire una ulteriore evoluzione del proprio ordinamento cooperativo (che è già per altro il più recettivo delle istanze di mercato, anche a livello europeo) ed a proseguire un processo di concentrazione, che hanno dimostrato di saper praticare in passato in misura, più elevata rispetto al resto del sistema».
«REGOLE EUROPEE AVVERSE». «Un processo», ha aggiunto l'associazione, «che oggi segna il passo, non perché ostacolato dalla forma giuridica delle banche popolari, ma per l'avvento di regole e prassi di sorveglianza europee particolarmente avverse alle attività di finanziamento di famiglie ed imprese, e particolarmente severe verso intermediari che operano in paesi da lungo tempo in recessione e con elevato debito pubblico come l'Italia. Diversamente, ove i nostri sforzi non andassero a buon fine, nulla sarà lasciato di intentato per proseguire comunque la propria missione di banca territoriale, finalizzata alla raccolta del risparmio, da destinare principalmente al credito verso le famiglie e le imprese, specie medio piccole, del medesimo territorio». «Alle banche popolari, non mancherà il coraggio, la fantasia e la determinazione per proseguire la propria storia, anche in un contesto normativo pregiudizialmente e irragionevolmente avverso», conclude la nota.
Si vedrà se la battaglia sarà solo in Parlamento in sede di conversione, dove il settore conta su appoggi trasversali presso tutte le forze politiche, oppure ci sarà spazio per un ricorso legale. Se le iniziative, da studiare bene, per evitare che il decreto diventi legge andranno a buon fine non mancherà comunque una nuova tornata di aggregazioni e di revisione della governance, non più differibile.
GIARDA (BPM): «DECRETO ACCOLTO CON STUPORE». Di certo il decreto «è stato accolto con grande stupore, è stato del tutto imprevisto», ha rilevato Piero Giarda, presidente del consiglio di sorveglianza di Bpm, l'istituto che la Borsa (dove per i titoli delle popolari è stata un'altra seduta di rialzi) vede bene come possibile cavaliere bianco per Carige. «Si sapeva che le popolari dovevano fare qualcosa ma nessuno si aspettava un provvedimento di queste misura con queste caratteristiche», ha proseguito. Per Giarda comunque la mossa del governo non è stata fatta per salvare la banca genovese e Mps.
SQUINZI: «MOSSA CHE VA NELLA DIREZIONE GIUSTA». Al di là dei commenti dei banchieri al termine del vertice, sul tema è intervenuto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, a Milano per ritirare un premio del governo britannico alla Mapei. La riforma con l'eliminazione del voto capitario «È una mossa che va nella direzione giusta», ha commentato. Tuttavia, ha aggiunto «mi auguro non sottragga credito alle imprese».

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