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ECONOMIA 22 Gennaio Gen 2015 2118 22 gennaio 2015

Bce, gli otto effetti del Quantitative easing di Draghi

Acquisto di titoli da 60 mld al mese. Per portare l'inflazione al 2%. Possibilità di un nuovo ampliamento.  E rischi condivisi solo al 20%. Le cose da sapere sul Qe.

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Francoforte: Mario Draghi prima di una conferenza stampa (22 gennaio 2015).

Il Quantitative easing è realtà. Mario Draghi ha ufficializzato la decisione, presa a larga maggioranza della Banca centrale europea, di «ampliare il programma di acquisti» finora limitato ai Covered bond e alle Abs, i titoli che impacchettano i prestiti.
INFLAZIONE VICINA AL 2%. Attraverso l'acquisto di titoli di Stato per 60 miliardi euro al mese, la Bce punta senza mezzi termini a una sostanziosa correzione dell’inflazione, «con l’obiettivo di un livello dei prezzi vicino ma sotto al 2% nel medio termine».
Ecco otto cose da sapere sul 'bazooka' sfoderato a Francoforte da Draghi per risollevare l'economia europea e sconfiggere la deflazione.

1. Acquisti per 60 miliardi al mese


L'Eurotower prevede aquisti per 60 miliardi al mese, a partire dal primo marzo e almeno fino al termine di settembre 2016, in particolare titoli di Stato e titoli emessi da istituzioni sovranazionali europee. Per un totale di 1.140 miliardi.
ACQUISTI NON OLTRE IL 33%. Con un paio di vincoli: per prima cosa, non potrà essere acquistato più del 33% dei titoli emessi da ciascun emittente, per esempio lo Stato italiano o quello tedesco. Per fare un esempio, la Bank of England, nel suo Quantitative easing, ha acquistato il 30% dei titoli pubblici britannici in mano ai privati. Non potrà inoltre essere acquistato più del 25% delle singoli emissioni.

2. Porte aperte a nuovi ampliamenti

L'ammontare degli acquisti di titoli pubblici e sovranazionali sarà proporzionale alle quote di capitale Bce detenute di ciascun emittente. È necessario che tutte le emissioni abbiano un investment grade dalle agenzie di rating, ma sono previsti requisiti aggiuntivi per tendere la mano ai Paesi interessati da un programma di salvataggio.Tutte le durate tra i due e i 30 anni saranno interessate.
OLTRE I 19 MESI PREVISTI. Le operazioni, previste per 19 mesi, continueranno comunque «fino a quando non vedremo una prolungata correzione del sentiero di inflazione che sia coerente con il nostro obiettivo di raggiungere tassi di inflazione al di sotto da vicino al 2%». Un modo per concedersi l'opportunità di ricorrere a ulteriori ampliamenti del programma.

3. I rischi non saranno condivisi

Come previsto, i rischi non saranno condivisi. La Bce, ha sottolineato Draghi, ha raggiunto un compromesso per tener conto delle preoccupazioni di alcuni Paesi su possibili «effetti non voluti sul piano fiscale» e «rischi potenziali».
PERDITE IN COMUNE 'SOLO' AL 20%. Il Consiglio, ha aggiunto, ritenendo che questa distribuzione non diminuisse l’efficacia degli acquisti, ha deciso di venire incontro a queste preoccupazioni, ma contemporaneamente la Bce non ha voluto venir meno al principio che i rischi sono condivisi tra tutti. Saranno in comune, quindi, quelli emergenti dalle emissioni delle istituzioni europee, pari al 12% del totale, e quelli emergenti dall’8% degli acquisti di emissioni delle singole nazioni. I rischi nascenti dal 20% degli acquisti di asset pubblici o sovranazionali resteranno quindi in capo alla Bce.

4. Politica monetaria unica

Il governatore della Bce, in conferenza stampa, ha voluto ridimensionare il significato della distribuzione dei rischi. «Non ha nulla a che fare con l’unitarietà della politica monetaria: la Bce è l’unica che decide» su titoli da acquistare, ammontare e vincoli.
SMENTITE LE VOCI CIRCOLATE. Nei giorni scorsi, si era parlato di un passo indietro dell’Unione monetaria, che dal punto di vista politico e simbolico difficilmente può essere negato. Sul piano economico, invece, Draghi, ha negato che le ricadute siano importanti.

5. Abbassato il tasso sulle Tltro

La Bce non ha soltanto varato il quantitative easing. Ha pure abbassato il tasso di interesse sulle Tltro, le operazioni di liquidità finalizzate ai prestiti alle aziende. Non si applicherà più lo spread di 0,10 punti percentuali sul tasso di riferimento.
RICHIESTA DI DENARO ALLO 0,05%. Le banche potranno quindi richiedere denaro, portando in pegno titoli, allo 0,05% e non più allo 0,15%. Il limitato ricorso a queste operazioni da parte delle aziende di credito della zona euro e la «concorrenza» degli acquisti di titoli, hanno spinto la Bce a rendere più appetibili queste aste.

6. Obiettivo inflazione vicina al 2%

L’obiettivo finale di Francoforte resta quello di portare l’inflazione verso il 2%. Ora come ora le aspettative sono molto basse: quelle di mercato sono calate fino allo 0,9% nell’orizzonte temporale dei 10 anni. Il principale canale attraverso cui gli acquisti agiranno è, ha detto Draghi, l’«effetto di riequilibrio dei portafogli».
DENARO LIQUIDO PER USI ALTERNATIVI. Più semplicemente, ha spiegato, i bond saranno sostituiti da denaro liquido, creando incentivi per usi alternativi. Le banche potranno ripagare debiti, oppure parcheggiare i depositi presso la Banca centrale, o ancora potranno cercare impieghi nell’economia reale, l’opzione auspicata dalla Bce.

7. La prospettiva di un Credit easing

Draghi ha quindi prospettato, di nuovo, più un Credit easing, nel quale si dà enfasi al settore bancario, che un Quantitative easing, a rigore più attento alla quantità di liquidità immessa in circolazione. Decisamente meno importante sembra essere il calo dei rendimenti generato dagli acquisti, anche se è chiaro che di questi ultimi beneficeranno maggiormente i Paesi con gli spread più alti.
DEPREZZAMENTO DELLA VALUTA. Solo un accenno infine, al calo dell’euro, più per ricordare quanto è stato detto in passato che per rafforzare l’idea che la diversa politica monetaria nelle grandi aree economiche comporti un deprezzamento della valuta.

8. Il consenso dei mercati

Draghi, in ogni caso, è riuscito a soddisfare i mercati, che sono rimasti positivamente impressionati dalle dimensioni del programma, dalla possibilità che venga ampliato nel tempo e dal fatto che l’inflazione e le aspettative di inflazione siano state riaffermate come obiettivo prioritario.
UNO SPRONE AI GOVERNI. Il governatore ha, tuttavia, voluto ricordare che il resto del lavoro per la crescita dovrà essere comunque fatto dai governi con le riforme strutturali e dalla Commissione attraverso un «veloce» piano di investimenti.

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