ECONOMIA 22 Gennaio Gen 2015 0955 22 gennaio 2015

Bce, il Quantitative easing: significato ed effetti sperati

È il gran giorno del Qe: 60 miliardi al mese fino al 2016 stampati dalle banche. Vincono i falchi tedeschi: l'80% dei rischi a carico dei Paesi. Le Borse sorridono.

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Minori 'aiuti' ai Paesi con il debito pubblico alto, ma condivisione limitata dei rischi per le banche nazionali. Dopo un compromesso con i ricchi e i poveri d'Europa - che ha però spaccato il board della Bce - Mario Draghi ha svelato i contorni dell’operazione di Quantitative easing per spazzare via la deflazione che attanaglia l’Europa e per provare a innescare la ripresa. Quasi 1.100 miliardi di euro (1.080 miliardi per la precisione) nel tentativo di riportare entro il 2016 l'inflazione sotto il 2 per cento, come da mandato della Bce.
L'ULTIMA ARMA DELLA BCE. Ma che cos’è e che effetti ha quella che secondo gli economisti è l’ultima arma in mano a una banca centrale per invertire il ciclo? Lettera43 ha provato a rispondere a tutte le vostre domande.

1. Che cos’è: una misura con cui le banche stampano nuova moneta

Il presidente della Bce Mario Draghi.

È definito l’ultima arma a disposizione di un governatore.
E non a caso viene annoverato tra le misure non convenzionali di politica monetaria.
Il Quantitative easing - letteralmente «allentamento quantitativo» della moneta in circolazione - prevede che le banche centrali stampino nuova moneta, l’allentamento quantitativo per l’appunto, per investire sulla propria economia.
ACQUISTO DI TITOLI DI STATO O BOND. Come? Acquistando beni finanziari (titoli di Stato o bond privati come quelli legati ai mutui) generalmente destinati ai privati.
In questo modo si permette a questi investitori di utilizzare le risorse di solito spese per il debito sovrano per investire nell’economia reale: di aumentare i prestiti bancari verso le imprese e le famiglie nella speranza di favorire i consumi (cosa che fa crescere l'inflazione); di incentivare gli investimenti infrastrutturali o quelli in ricerca e sviluppo, che a loro volta accrescono il grado di competitività di una singola economia.

2. Gli obiettivi: finanziare posti di lavoro e consumi

Il presidente della Bundesbank Jens Weidmann.

Dopo che la crisi del 2008 ha lambito l’Europa, Mario Draghi è riuscito a frenare la speculazione minacciando sfracelli contro chi provava a scommettere al ribasso sulle economie più deboli dell’area.
In quest’ottica va letto l’ormai famoso «Within our mandate, the Ecb is ready to do whatever it takes to preserve the euro», pronunciato nel luglio del 2012 alla Global investment conference di Londra.
SPREAD SOTTO LA SOGLIA DI GUARDIA. È soprattutto per questa minaccia se gli investitori non hanno chiuso le loro posizioni sull’Europa e se gli spread tra i Bund tedeschi e i Btp italiani o i Bonos spagnoli sono tornati sotto la soglia di guardia.
Anche per questo alcune misure lanciate dalla Bce - come il pacchetto di acquisti di titoli di Stato a breve termine Outright monetary transactions (Omt) - non sono mai entrate in funzione.
DEFLAZIONE, SPETTRO PER L'EUROPA. Ma adesso le cose sono cambiate. In peggio. L’Eurozona deve affrontare un fenomeno mai verificatosi da quanto c’è l’unione monetaria: la deflazione (-0,2% secondo l’ultima rilevazione di Eurostat).
Per Draghi c’è una sola soluzione al problema: comprare direttamente titoli di Stato, sollevare le banche da questo compito e liberare risorse per i prestiti a famiglie e imprese, necessari per finanziare posti di lavoro e consumi.
Così da ribaltare la spirale deflattiva. Draghi ha parlato, esplicitamente, di Quantitative easing indirizzato all’acquisto di debito sovrano soltanto alla fine del 2014.
IL SISTEMA TEDESCO SI OPPONE. Rispetto ai precedenti annunci la risposta del mercato è stata più tiepida del previsto, anche se gli operatori ripongono in lui le ultime speranze di rimettere in sesto l’economia.
Invece da allora è diventa più feroce l’opposizione di ampi fronti del sistema tedesco (soprattutto la Bundesbank e gli ambienti politici bavaresi rappresentati dal ministro delle Finanze Schäuble) a un’ipotesi di questo genere.

3 . Il piano: 60 miliardi di euro al mese in base alla quota di capitale dei Paesi

Angela Merkel e Mario Draghi.

Per mesi Mario Draghi ha trattato con Angela Merkel per ottenere l’avallo del maggiore azionista della Banca centrale europea al Quantitative easing.
E finalmente il 22 gennaio l'Eurotower ha annunciato un quantitative easing del valore complessivo di 10.80 miliardi. Dal prossimo marzo al dicembre del 2016, la Bce comprerà titoli di Stato per 60 miliardi di euro.
Ma non è detto che il programma si concluda tra due anni, visto che il governatore ha dichiarato che «gli acquisti potranno continuare finchè il tasso di inflazione non si sarà avvicinato al 2 per cento».
Per evitare di non finanziare le economie più deboli, la Bce ha deciso di comprare titoli in un rapporto pari al 33 per cento del debito del Paese emittente e pari al 25 per cento del livello di emissioni.
SUI RISCHI HANNO VINTO I FALCHI. Passata la richiesta tedesca di trasferire sulle banche centrali nazionali ampia parte della sottoscrizione totale. «Si prevede una condivisione dei rischi solo al 20%», ha garantito il numero uno dell'Eurotower, «siamo venuti incontro alle preoccupazioni di alcuni Paesi». Vuol dire che l'80% degli acquisti di Bond sarà fatto dalle vigilanze nazionali. Gli acquisti di titoli di Atene partiranno da luglio. Il banchiere centrale ha dichiarato anche che non ci sarà «nessuna eccezione per la Grecia», come ipotizzato finora: «C'è una deroga, che consente di comprare titoli con rating speculativo ma solo in presenza di un programma di assistenza». Di fatto, gli acquisti sono destinati ad affiancare il piano della Troika.

4. Favorevoli e contrari: G20, Ocse, Fmi e Usa per il sì, no dei tedeschi

Il sistema tedesco è tendenzialmente contrario a un intervento di natura monetaria perché teme un livellamento del rischio Paese (oggi negativo e in grado di permettere alla Germania di rifinanziarsi a zero) e la perdita delle forti plusvalenze garantire dai dividendi della Bce.
MERKEL PERÒ APPOGGIA MARIO. Ma non tutti, Oltrereno, avversano questa ipotesi. Angela Merkel, per esempio, ha sempre appoggiato Mario Draghi e provato a mediare con la Bundesbank (Buba), che ha portato il banchiere italiano anche davanti all’alta corte di Karlsruhe.
Dal canto suo Draghi ha sempre ripetuto che un Quantitative easing sarebbe dovuto passare all’unanimità nel board della Bce allargato ai governatori delle banche centrali dell’Eurozona.
In questo consesso non tutti hanno diritto di voto e, soprattutto, “vale” più degli altri il voto dei rappresentanti tedeschi.
OLANDA, ESTONIA E LETTONIA NEMICI. E proprio i tedeschi Sabine Lautenschlaeger e il presidente della Buba, Jens Weidmann erano considerati i leader del fronte del no. Con loro il lussemburghese Yves Mersch. Mentre sono falchi 'senza se e senza ma' i governatori di Olanda, Klaas Knot, di Estonia, Ardo Hansonn, e della Lettonia, Illmar Rimsevic.
Draghi però ha sempre potuto contare sull'appoggio del vice presidente dell’Eurotower, del portoghese Victor Constacio, e del membro francese Benoit Coeuré. Che ha anche la competenze sulle operazioni finanziarie della Bce. Non si sa come siano andate le trattative.
Ma alla fine Draghi ha dichiarato che il consiglio della Bce è stato «unanime» sul fatto che il Qe sia un vero strumento di politica monetaria e sulla «condivisione dei rischi al 20%». Ma si è invece spaccato sulla necessità di lanciarlo «adesso». La decisione dunque è stata presa «a larga maggioranza». I falchi avrebbero atteso e chissà fino a quando.
OK DEGLI ORGANISMI INTERNAZIONALI. Ma a spingere per un Qe più espansivo c'erano anche tutti i principali organismi internazionali (G20, Ocse, Fondo monetario), gli Stati Uniti e i Paesi emergenti.

5. Gli effetti: spingere le banche ad aumentare prestiti a famiglie e imprese

L’obiettivo principale di Mario Draghi è quello di “costringere” le banche private - una volta alleggerite dagli obblighi di sostenere il debito sovrano dei rispettivi Paesi - ad aumentare i prestiti a famiglie e imprese.
Più soldi arrivano all’economia reale ed è più probabile accelerare i consumi e la creazione di posto di lavoro, che a loro volta riaccendono l’inflazione.
VERSO LA PARITÀ EURO-DOLLARO. In quest’ottica due gli effetti che si concretizzerebbero in tempi rapidi.
In primo luogo crollerebbero i costi fissi dei prestiti.
In secondo luogo ne risentirebbe anche la forza dell’euro, che negli ultimi cinque anni è arrivato a valere anche una volta e mezzo il dollaro.
Proprio l'aumento del “quantitativo” in circolazione farebbe abbassare automaticamente il valore del flottante, favorendo le esportazioni dei Paesi dell’area e riportando la divisa verso la parità naturale con il biglietto verde.

6. Novità per gli investitori: speculazioni e facili plusvalenze

Il logo della Bce.

L’acquisto massiccio di titoli di Stato da parte della Banca centrale farà crollare sia il livello di rischio sia i rendimenti dell’obbligazionario, portando gli investitori a puntare sul più remunerativo segmento azionario.
Il ritorno alla parità con il dollaro modificherà anche i confini geografici del cosiddetto carry trade monetario.
LA FED CAMBIA POLITICA. Questa attività prevede facili plusvalenze, indebitandosi con una moneta più debole e stabile per poi comprarne un’altra con tassi d’interessi più alti e remunerativi.
Questa pratica ha avvantaggiato l’area del dollaro. Ma con la Federal reserve (Fed) che si accinge a chiudere la fase di politica monetaria accomodante, le speculazioni con carry trade saranno più facili per chi possiede euro.

7. I rischi: arrivare tardi e rallentare le riforme dei Paesi non virtuosi

Pier Carlo Padoan.

Questi, sulla carta, gli effetti positivi. Ma non è detto che si verifichino.
Non soltanto in Germania, economisti e operatori temono che il Quantitative easing possa risolversi in un fallimento.
In primo luogo c’è il timore che lo schema utilizzato - divisione degli acquisti tra Bce e banche centrali nazionali - indebolisca questa misura: vuoi perché si rischia una frammentazione del sistema finanziario dell’area euro, vuoi perché le singole vigilanze rischiano di dover intaccare le riserve auree per avere le risorse all’acquisto di bond.
Non a caso i governatori di Italia e Francia, Ignazio Visco e Christian Noyer, si sono battuti per respingere paletti di questo genere suggeriti dalla Germania.
DUBBI SULLA TEMPISTICA. C’è poi chi teme che il Qe arrivi troppo tardi. Gli economisti sono concordi che queste misure servono innanzitutto per ricostruire le riserve delle banche. Le quali, come avvenuto negli Usa, aumentano i prestiti soltanto in base alla crescita della domanda dei consumi.
Al riguardo Pier Carlo Padoan, spiegava a Davos: «L’impatto di una misura di stimolo, che sia fiscale o monetario, dipende dalla forza dello stimolo ma anche dalla trasmissione, che dipende da come opera là il sistema finanziario».
In America il Qe di Ben Bernanke ha avuto successo anche perché l’amministrazione Obama - come dimostrano i salvataggi delle industrie automobilistiche - ha riportato in patria la produzione di beni primari prima prodotti all’estero.
SOLO LA GERMANIA PUÒ SPINGERE. In Europa l’unico Paese che può permettersi di spingere la domanda interna è la Germania, che però ha nove milioni di persone sottopagate e si è mostrata fredda rispetto alla richiesta di Juncker di ampliare la dotazione sugli investimenti europei.
Infine c’è più di un timore che, in attesa dei miracolosi effetti del Qe, i Paesi storicamente poco virtuosi finiscano per rallentare i piani per ridurre la spesa e liberalizzare l’economia. «È importante», ha avvertito nelle ultime ore Angela Merkel, «che vengano evitati tutti i segnali che potrebbero indebolire la necessità delle riforme».

8. I precedenti: funzionò l'eperimento americano, non quello giapponese

Ben Bernanke.

In Europa sperano che il Quantitative easing della Bce abbia gli stessi esiti di quello lanciato in America dalla Fed.
Negli ultimi mesi della presidenza Bush, e su spinta proprio dell’ex presidente, l’ex governatore Ben Bernanke e l’allora segretario all’Economia Henry Paulson decisero di acquistare titoli “tossici” in pancia alle principali banche.
Il programma andò avanti fino al 2010 con un esborso complessivo da 2.100 miliardi di dollari.
BENEFICI ALL'ECONOMIA USA. Nel 2011 il programma ripartì con Bernanke pronto a comprare ogni mese 40 miliardi di dollari tra T-Bond e mutui ipotecari.
A chiuderlo l’attuale presidente della Federal Reserve, Janet Yellen, visto i benefici all’attività economica e all’occupazione registrati nel Paese.
TOKYO RIMASE IN STAGNAZIONE. Effetti diversi li ha ottenuti il Quantitative easing lanciato dalla Bank of Japan. La Banca centrale di Tokyo, nell’arco di due anni ha prima portato la base monetaria fino a 70 mila miliardi di yen, poi è salita a 80 mila miliardi.
Ma il suo programma di acquisti di asset non ha fatto uscire il Paese dalla stagnazione, nel quale vive da un decennio.

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