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BASSA MAREA 22 Gennaio Gen 2015 0610 22 gennaio 2015

Euro-franco svizzero: quante falsità

La mossa della Banca centrale svizzera? Non significa che a Berna vogliono fermare il flusso di moneta unica. Per capire, basta dare un occhio alla storia.

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Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea (Bce).

Come spesso accade ai nuovi arrivati nel quartiere, l’euro non ha troppi amici. All’interno della sua area, dove non si capisce perché le vecchie monete nazionali destano nostalgia anche quando non hanno tutelato bene la ricchezza e garantito solo in parte la crescita. E soprattutto all’esterno, dove è visto come un intruso.
È così a Londra, e in qualche misura anche a New York. Le recenti impennate del franco svizzero sono un caso da manuale.
Fra i primi giudizi a caldo, sull’euro, ve ne sono stati di veramente sorprendenti, dopo che giovedì 15 gennaio la Banca Nazionale Svizzera (Bns) decideva di abbandonare il peg attorno a un cambio di 1,20 Chf per euro e lasciava apprezzare la valuta elvetica con sbalzi fino al 30% e oltre sulla moneta unica europea. Fuga dall’euro. La moneta unica affonda. La Svizzera abbandona Maastricht. L’Europa trema. Tutte queste cose sono state scritte. E sono, a dir poco, campate per aria.
LA STORIA AIUTA A VEDERE MEGLIO. Ora, la Svizzera è un piccolo Paese per vari aspetti ammirevole, bene amministrato, un po’ noioso come spesso i virtuosi, un po’ troppo ipocrita come spesso i virtuosi, e soprattutto con una moneta che ha svalutato una sola volta nei suoi 150 anni di storia, nel settembre del 1936, ed è un riconosciuto benchmark monetario, pur nei suoi limiti di espressione di un’economia che è quanto a Pil un terzo di quella italiana e un quinto di quella tedesca (non male, per 8 milioni di abitanti).
La Svizzera è l’unico Paese continentale europeo a non conoscere guerre da oltre 150 anni (solo la periferica Svezia ha fatto meglio, dal 1815) e, anche nella moneta, si vede.
Un po’ di storia tuttavia, oltre ai dati dei mercati, avrebbe aiutato chi proclamava l’eurocidio per mano del franchino svizzero a vedere un po’ meglio.
UN OCCHIO AGLI ANDAMENTI 1970-2008. Intanto, i cambi. Il 16 gennaio i mercati chiudevano con un apprezzamento del franco sull’euro del 22%. E con un apprezzamento sul dollaro del 20%. Allora, che succedeva? In un colpo solo il franco metteva a tappeto euro e dollaro?
Andando a vedere gli andamenti storici dal 1970 al 2008, dall’ultimo anno cioè del regime dei cambi quasi fissi di Bretton Woods ancorati al dollaro all’anno della Grande Recessione post crisi di Wall Street, si può vedere che il franco svizzero si era apprezzato del 330% sul dollaro e del 57% su euro/Dm, prendendo il marco tedesco come riferimento per il periodo pre 1999.
A questi valori occorre ora aggiungere il deprezzamento dell’ultima settimana, con i cambi che sembrano (per ora, e salvo novità) essersi attestati attorno a 1,02 franchi per euro – praticamente in parità -, e a 0,87 franchi per dollaro.

La Bns ha voluto proteggersi dallo slittamento dell'euro

Cancellato il tetto fissato al cambio franco/euro a 1,2.

Per acquistare un euro/Dm servivano 1,8 franchi svizzeri all’inizio del 1990, ne occorrevano 1,5 circa per un euro dal 2000 al 2006, poi 1,38 nel 2010 e poi circa 1,20 quando nel 2011 la Baca Nazionale Svizzera annunciava che avrebbe difeso il cambio fisso, scelta fatta soprattutto per non far apprezzare il franco e non penalizzare così le esportazioni che hanno nell’area euro di gran lunga il mercato più importante.
Per acquistare un dollaro si passava dagli 1,5 franchi del gennaio 1990 a 1,2 grossomodo tra il 2004 e il 2007 a 1,08 tra 2008 e 2009 poi ben sotto la parità, da 0,8 a 0,9 tra il 2001 e il 2013. Un franco valeva poco più di un dollaro a metà dicembre, quasi alla parità. Oggi l’euro vale 1,15 dollari e per acquistare un franco servono 1,15 dollari.
Tutti hanno detto, ed è vero, che i banchieri centrali elvetici hanno voluto evitare che un ulteriore slittamento dell’euro, possibile con le prossime decisioni di quantitative easing da parte della Bce, costringesse a nuovi acquisti di moneta unica per mantenere la parità attorno a 1,20.
BERNA NON VUOLE PIÙ EURO? FALSO. La Bns ha già quintuplicato in pochi anni le proprie riserve passando dall’equivalente di circa 80 a oltre 400 miliardi di franchi, ma chi ha scritto che a Berna sono pieni di euro e per questo tremano e non ne vogliono più non dice il vero. La Bns aveva più euro in proporzione sul resto delle valute nel 2009 che non nel 2013, e nel terzo trimestre 2014 aveva circa il 30% in dollari a fronte del 45% in euro. C’è un eccesso di euro se si fa il confronto con le altre banche centrali, dove le riserve in dollari sono tra il 50 e il 60% e quelle in euro tra il 25 e il 30. Ma nessuna moneta vive nel cuore della zona euro come il franco svizzero.
Hanno pesato anche considerazioni politiche interne, con la maggior parte degli svizzeri che preferiscono una valuta nazionale che tiene rispetto a una che segue le fluttuazioni delle grandi monete, fluttuazioni che ormai da 40 anni sono tipiche del dollaro e in questa fase, probabilmente, anche dell’euro.
LE ESPORTAZIONI REGGERANNO IL COLPO. Il costo sarà per le esportazioni svizzere, ma si tratta in genere di prodotti molto rispettati e quindi capaci di reggere meglio di altri agli sbalzi di un franco più forte.
Quanto all’euro, che dire. Non è il dollaro, nel senso che non ha alle spalle la chiara e collaudatissima struttura istituzionale che regge la valuta americana, non ha uno Stato nazionale, non ha il più potente esercito del mondo, e non ha tante altre cose che il dollaro ha. La struttura dell’euro, a partire da una gestione federale delle politiche fiscali e da una Unione bancaria che solo adesso si sta muovendo, è ancora in gran parte da fare.
Ma la morte del Golia euro, questa volta per mano del Davide franco svizzero, è stata annunciata troppo in anticipo sui tempi.

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