Economia 22 Gennaio Gen 2015 1929 22 gennaio 2015

Qe, Italia promossa e bocciata

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Mario Draghi e Angela Merkel A Francoforte chi doveva salvare l’Italia (Mario Draghi) ha finito per seguire il rigore tedesco e lesinato la potenza di fuoco del suo Quantitative easing per le nazioni più deboli. A Davos chi, storicamente, non ne hai mai scontata una al Belpaese (Angela Merkel), si è spesa per una difesa d’ufficio inaspettata, dando atto a Roma di aver fatto delle riforme, messe in dubbio innanzitutto dall’Unione europea. E tutto è avvenuto giovedì 22 gennaio, nell’arco di nemmeno mezz’ora. QE, UNA MEZZA DELUSIONE Giornata al cardiopalma per il governo italiano, che con la prospettiva di sforare il 3 per cento del deficit/Pil e senza risorse vere per drenare la ripresa, ha scommesso tutto sul piano Juncker per le infrastrutture e sulla liquidità dei piani della Bce. Se sul primo versante ci sono soltanto 21 miliardi di euro pubblici da spendere (ma per tutta l’Eurozona), il Quantitative easing di Draghi ha finito per presentare tutti quei paletti verso le economie più deboli, che hanno spinto Ignazio Visco a parlare di «frammentazione» del quadro finanziario europeo. I PALETTI AI PAESI PIU' DEBOLI In teoria la dotazione massima del piano è di 1.140 miliardi. In pratica Draghi ha legato l’acquisto di bond dei singoli Paesi a parametri come il debito pubblico (non si può superare il tetto del 35 per cento) o del livello di emissioni (il 25 per cento del totale), che finiscono per spingere verso la compravendita di Bund tedeschi e Oat francesi. Inutile dire che viene penalizzato una nazione come l’Italia che ha un debito pubblico al 131,8 per cento e nonostante la crisi ha aumentato le emissioni di Btp per sfruttare i tassi bassi d’interesse e per recuperare in questo modo i 60 miliardi di arretrati della Pubblica amministrazione verso le imprese. LA LINEA BUBA E L'ALLARME DI BANKITALIA Spaventerà, sicuramente in Banca d’Italia, la decisione dell’Eurotower di portare il livello di condivisione del rischio al 20 per cento. Vuol dire che l’80 per cento di possibili plusvalenze legate all’acquisto di bond sarà a carico delle banche centrali nazionali. Quando, a inizio gennaio, il numero uno della Buba, Jens Weidmann aveva intimato ai partner un’equa condivisione, Ignazio Visco aveva tuonato: «Se le banche centrali acquistassero titoli a carico del proprio bilancio la frammentazione finanziaria dell'area euro potrebbe tornare ad ampliarsi. Per cui faremmo bene a mantenere le procedure che valgono per tutti i nostri interventi di politica monetaria: i rischi vanno condivisi dall'eurosistema nel suo insieme».È andata diversamente. E la cosa che spaventa di più, è che le vigilanze dei Paesi più deboli non hanno risorse illimitate della Bce. LA VERITA' DEI MERCATI Ufficialmente a Roma sono tutti contenti. Con Draghi che è riuscito a mettere d’accordo Pier Carlo Padoan e Susanna Camusso. Il ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan ha segnalato che «le misure della Bce daranno più certezze e più potere di acquisto permettendo anche ai cittadini di spendere di piu». La Cgil, attraverso il segretario confederale Danilo Barbi, ha sostenuto: «Finalmente la Bce si è decisa a intervenire veramente con l'unico strumento che può garantire una certa efficacia contro la stretta recessiva e deflattiva che sta soffocando l'eurozona. Ora tocca alla Commissione Europea cambiare la politica economica, passando dall'austerità a una politica di investimenti pubblici e privati e superando il Fiscal Campact». Ma per capire il vero impatto sull’Italia è utile guardare alla reazione del mercato: a 108 punti in apertura, lo spread tra Btp e Bund è risalito a 124 punti pochi minuti dopo che Draghi aveva finito di illustrare il suo QE. L'ENDORSEMENT A SORPRESA DELLA MERKEL. Una giornata negativa per il Belpaese? Non del tutto, perché mentre il capo della Bce parlava a Francoforte, da Davos Angela Merkel faceva sapere: «Finalmente si vedono seri sforzi di riforme anche in Italia. È stato importante che Renzi sia stato qui». Un’endorsement non da poco verso il governo italiano, accusato nelle scorse settimane da Jean-Claude Juncker, di non aver investito a sufficienza sul tema della spesa. Parole nelle quali è facile vedere la volontà della Germania di tenere in piedi l’Italia ed evitare che domenica prossima, dopo il voto greco a favore di Alexis Tsipras, possa spingere di nuovo Roma nel vortice della speculazione.

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