Economia 23 Gennaio Gen 2015 1215 23 gennaio 2015

Deflazione famiglie più povere a rischio

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Deflazione Sono "le famiglie con minore capacità di spesa a beneficiare maggiormente del rallentamento dell'inflazione, diversamente da quanto si verifica nelle fasi di accelerazione" dei prezzi. Così l'Istat spiega che nel periodo tra il 2005 e il 2014, con 5 anni su 9 con inflazione pari o superiore al 2%, l'indice per le famiglie con la spesa media più bassa, le più povere, è aumentato del 21,8%, a fronte del 18,2% registrato per le quelle con la spesa più alta, le più ricche. DEFLAZIONE PER LE FAMIGLIE PIU' POVERE. Nel quarto trimestre del 2014 per le famiglie con una spesa media mensile più bassa, con tutta probabilità le più povere, l'Istat registra prezzi negativi, quindi in deflazione (-0,2%). Per i nuclei che invece hanno i livelli più elevati di acquisto, i più benestanti, l'indice è risultato positivo (+0,3%). Stesso discorso vale per la media del 2014: per chi mette meno spesso mano al portafoglio l'inflazione è risultata pari a zero, contro un +0,4% per quelle con i livelli di acquisto più elevati, fa sapere sempre l'Istituto di statistica nel report 'La misura dell'inflazione per classi di spesa delle famiglie'. IL CALO DEI PREZZI SU ENERGIA E CARBURANTI. Il rallentamento rispetto al 2013 (nel complesso si è passati dal +1,3% al +0,2%) è stato netto e ha toccato tutte le famiglie (divise in cinque fasce), ma la frenata, spiega l'Istat, è stata "più marcata" per quanti hanno flussi in uscita più esigui (da +1,3% a una variazione nulla), rispetto a coloro con più possibilità economiche (da +1,2% a +0,4%). C'è una motivazione: l'anno scorso la discesa dai prezzi ha interessato soprattutto l'energia, quindi i carburanti, e gli alimentari, capitoli che, sottolinea l'Istat, hanno un'incidenza sul bilancio delle famiglie con minore capacità di spesa "più che doppia" a confronto con quelle che effettuano gli acquisti più massicci.

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