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INTERVISTA 23 Gennaio Gen 2015 1101 23 gennaio 2015

Qe, Grégory Claeys: «La Germania non l'ha capito»

I tedeschi si sono opposti. E l'hanno stravolto. Ma il Qe ha benefici pure per loro. «A Berlino hanno un problema di interpretazione economica». Claeys a L43.

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Alla fine, Mario Draghi ha mantenuto la promessa. Quel «whatever it takes», tutto il necessario per salvare l'euro, ha finalmente un nome: Quantitave easing (Qe).
Il 22 gennaio a Francoforte, nella sede della Banca centrale europea, il governatore ha messo sul tavolo un piano da circa 1.100 miliardi. Il doppio di quanto molti analisti si aspettavano: 60 miliardi al mese.
Ma la condivisione del rischio è molto più bassa, solo il 20% delle eventuali perdite sarà coperto dalla Bce.
Ed è su questo punto che si sono concentrate le maggiori critiche di analisti e banchieri.
CLAEYS: «CHIEDEVAMO IL QE DA UN ANNO». «Davvero una brutta sorpresa», l'ha definita a Lettera43.it Grégory Claeys, economista del think tank Bruegel di Bruxelles.
Che tuttavia spiega: «L'annuncio di Draghi avrà un effetto immediato sul mercato. Lo aspettavamo da tempo, già un anno fa avevamo proposto di attuare questo programma alla Bce, quando l'inflazione stava crollando».

DOMANDA. Avevate proposto il Qe un anno fa: ora è troppo tardi?
RISPOSTA.
Non è mai troppo tardi e soprattutto meglio ora che mai. La proposta è più grande di quello che il mercato finanziario si aspettava, un anno fa avevamo proposto 40 miliardi al mese.
D. Draghi ne ha messi sul piatto 60.
R.
Una mossa lungimirante, perché la situazione è cambiata rispetto a un anno fa. Per questo è importante che il piano sia aperto, almeno sino al settembre 2016, e comunque sino a quando l'inflazione non raggiungerà l'obiettivo del 2%.
D. Quali saranno le conseguenze nel breve termine?
R.
L'effetto sul mercato sarà immediato, ci sarà un allentamento dello spread e della speculazione. Ma per vedere le conseguenze sull'economia reale dovremmo aspettare, ci vuole tempo.
D. Quanto?
R.
Almeno un anno, un anno e mezzo, perché le decisioni monetarie sono sempre anticipate di un paio di mesi rispetto a quando entreranno in vigore. Intanto però l'economia europea potrà comunque iniziare a beneficiarne.
D. Come?
R.
Non sono solo le banche a essere indebitate e se l'inflazione smette di scendere tutti ne guadagneranno, anche per le persone sarà più facile rimborsare i loro debiti. Così i governi e le aziende.
D. A non convincere è però il debole impegno politico in termini di condivisione dei rischi, solo il 20% è in capo alla Bce.
R.
Davvero una brutta sorpresa, ma penso che questa scelta sia dovuta al fatto che molti Paesi era riluttanti a lanciare questo programma ora.
D. Come ha spiegato Draghi c'è la maggioranza ma non l'unanimità...
R.
Quindi quel 20% è stato il compromesso. Meglio avere un maggiore potenza di fuoco a livello finanziario e una minore condivisione dei rischi che viceversa.
D. Vede il bicchiere mezzo pieno?
R.
Per forza: in caso di default di un Paese il rischio non è condiviso, ma con un piano di liquidità così massiccio il pericolo di default è molto più basso. Resta comunque una scelta negativa, che però è indice del mal funzionamento delle istituzioni europee.
D. Si spieghi meglio.
R.
Gli acquisti saranno valutati sulla base della partecipazione che le banche centrali dei Paesi membri hanno nel capitale della Bce. E non c’è la consacrazione di una vera unione monetaria dove i rischi sono mutualizzati.
D. Le nuove misure di politica monetaria dovrebbero però sostenere un ulteriore miglioramento dei flussi di credito, ha detto Draghi.
R.
Questo non lo sappiamo e non abbiamo nemmeno bisogno di saperlo, perchè lavoriamo in un modo diverso, magari i flussi di credito aumenteranno. Ma anche se non succede, la scelta della Bce spingerà al ribasso i tassi di interesse.
D. Se è vero che «dove gli spread sono più alti ci saranno effetti più rapidi grazie al Qe», quali sono i Paesi che potrebbero avere maggiori benefici?
R.
Tutti, anche in Germania i tassi di interesse stanno scendendo grazie a questa decisione. Anche perché Draghi ha annunciato che comprerà bond con scadenza tra due e 30 anni e il rendimento dei bond trentennali tedeschi potrebbe quindi risalire.
D. Allora perché la Germania è così critica?
R.
Penso sia una questione di incomprensione da parte degli economisti tedeschi, la Germania beneficerà allo stesso modo del Qe. Anche Berlino sta soffrendo per l'inflazione e il calo del Pil.
D. Allora è una problema culturale?
R.
È un problema di interpretazione economica, la Germania non sta capendo come queste misure possano funzionare e quindi non riesce a vederne i benefici per tutti.
D. Tutti però criticano il fatto che il programma non sia stato esteso a obbligazioni societarie, azioni e altri beni.
R.
Penso che la Bce non sia pronta a comprare bond sovrani perché non si tratta di un solo Paese ma di 19 Paesi diversi (quelli dell'Eurozona, ndr). E ancora più complicato sarebbe se volessero comprare corporate bond, perché ci sono centinaia di aziende in Europa.
D. Ma porterebbe avere un impatto più diretto sull'economia reale?
R.
Di sicuro sulle grandi aziende, ma non sulle piccole. E comunque quando si riducono i tassi di interesse dei bond pubblici, di conseguenza si abbassano anche quelli dei corporate bond.
D. «La politica monetaria è in grado di creare le basi per la crescita», dice Draghi. Ma porterà davvero più fiducia per fare le riforme strutturali?
R.
Non credo che il Qe avrà un effetto sulla decisione da parte dei Paesi di fare o meno le riforme. Pagare meno per il proprio debito, non incide sulla volontà di un Paese di fare le riforme strutturali. Per cambiare le leggi sul mercato del lavoro, per esempio, non c'è bisogno di soldi.

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