Economia 26 Gennaio Gen 2015 2006 26 gennaio 2015

In Grecia gli opposti si attraggono

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Alexis Tsipras Il grande timore dei mercati era che Alexis Tsipras, neo leader di Syriza, non ottenesse i voti sufficienti per governare. E se l’obiettivo era quello di evitare una rivisitazione delle farraginose grandi coalizioni (prima con Geōrgios Papadopoulos e poi Antonis Samaras) si può fare finta di non vedere che il movimento di estrema destra Anel (quello che darà i voti necessari a Syriza) sull’immigrazione ha posizioni non lontane dai neonazisti di Alba Dorata. Per tutto questo le Borse hanno retto lunedì 26 gennaio.

LA RISPOSTA DELLE BORSE
A Francoforte il Dax sale dell'1,4 per cento, a Parigi il Cac 40 di Parigi aumenta dello 0,74, a Milano il Ftse Mib cresce dell'1,15 per cento, a Londra il Ftse 100 si rafforza con un +0,29 per cento, l'Ibex di Madrid chiude in positivo dell'1,05 per cento. In negativo il solo listino di Atene, che ha chiuso in ribasso del 3,2 per cento. Ma è facile anche pensare a un rimbalzo visto che venerdì scorso aveva chiuso l’ottava in positivo del 6 per cento. Senza contare che l’unico settore negativo è stato quello bancario (Alpha Bank -11,59 per cento, Eurobank -10,40, National Bank -13,01 e Praeus Bank -17,61).

Eurotower I PRIMI EFFETTI DEL QE

A essere sinceri le Borse europee scontano soprattutto l’effetto Draghi: l’acquisto da marzo da parte della Banca centrale di titoli di Stato e bond privati farà crollare i rendimenti dell’obbligazionario e costringerà gli investitori a “trasferirsi” sul più remunerativo l’azionariato. Le aziende poi non nascondono il loro ottimismo, perché il piano Bce farà calare sia i costi del rifinanziamento sia il valore dell’euro, rilanciando le esportazioni. E di fronte a tutto questo l’effetto contagio fa meno paura o diventa risibile.
LA RASSICURANTE AMBIGUITÀ DI TSIPRAS
Anche la politica ha metabolizzato l’arrivo al potere ad Atene di una coalizione con ex comunisti ed estremisti di destra uniti soltanto dall’idiosincrasia al rigore europeo. In quest’ottica aiutano le dichiarazioni di Tsipras, che vuole rispettare restare nell’euro, rispettare i vincoli di bilancio (il deficit Pil al 3 per cento?) e chiede “soltanto” uno sconto sul rientro al debito e sul disavanzo, lo stesso ottenuto da Francia e Italia, e una profonda rivisitazione delle misure di austerità, imposte come garanzie dalla Troijka per due maxi prestiti, che complessivamente arrivano a quota 240 miliardi.

Christine Lagarde ALLUNGARE I TEMPI

La Troijka al riguardo sembra avere le idee chiare. I governi europei, come dimostra l’ultimo Eurogruppo, la Bce e il Fondo monetario sarebbero disponibili ad allungare i tempi del rientro dal debito pubblico, senza però tagliarlo. Il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha dichiarato in queste ore: «Abbiamo sempre detto che continueremo a lavorare con qualunque governo in Grecia purché rispetti gli impegni presi. La Ue ha già fatto tanto per ridurre la pressione del debito greco. Christine Lagarde, una delle più acerrime nemiche di Angela Merkel, ha sottolineato che «le regole vanno rispettate. Non possiamo introdurre categorie speciali per questo o quel Paese».
I DANNI DELL’AUSTERITY
Come visto, nessuno ha parlato esplicitamente delle misure di austerità prese dal governo greco, che hanno accompagnato l’erogazione dei prestiti della Troijka. La Lagarde ha posto la priorità non sugli ultimi tagli concordati con Samaras, quanto con la ristrutturazione della base fiscale e del sistema di raccolta erariale o la riduzione degli arretrati del sistema giudiziario. In questi ultimi tre anni il taglio delle pensioni del 40 per cento e il calo di un terzo degli stipendi pubblici (con annessa cancellazione delle tredicesime) ha fatto calare il Pil del 25 per cento e la disoccupazione del 20. In tutte le cancellerie europee c’è l’idea che la vittoria di Tsipras possa essere il grimaldello per superare il rigore imposto dalla Germania in questi anni e che ha già visto una prima falla, con le nuove regole di applicazione del 3 per cento annunciate due settimane fa da Jean-Claude Juncker.

Wolfgang Schäuble LE PRIME (TIEPIDE) APERTURE TEDESCHE

Se François Hollande ha invitato il neopremier greco all’Eliseo con tutti gli onoro, anche la più famosa cancelleria d’Europa ha abbassato i toni. Attraverso il suo portavoce, Steffen Seibert, Angela Merkel ha fatto sapere che «è importante che il nuovo governo agisca per accelerare la ripresa economica della Grecia. Da Berlino non è stato neppure escluso - «È fondamentalmente un’opzione» - un prolungamento delle scadenze legate ai programmi di aiuto giù concordati.
Sempre Seibert ha detto che la cancelliera «si aspetta dal nuovo esecutivo greco che rispetti gli impegni presi dai precedenti governi sul pagamento del debito. Il falco Wolfang Schäuble, quello che a 24 ore dal voto sosteneva che la Bce non potesse comprare debito greco, ieri dichiarava: «La vittoria di Syriza in Grecia è il risultato di un voto chiaro e lo rispettiamo. Non abbiamo mai obbligato la Grecia o altri Paesi a fare nulla e non lo faremo ora. Ma gli impegni presi sono validi. Negli ultimi anni abbiamo aiutato la Grecia con le migliori intenzioni e il Paese ha fatto importanti passi avanti».

Ecofin GUERRA TRA POVERI

Paradossalmente chi si mette di traverso è il versante dell’Europa che guarda all’Atlantico. Il britannico David Cameron ha salutato la vittoria di Tsipras con un freddo «aumenta l'incertezza economica in Europa». Ma è facile vedere l’ennesimo tentativo del premier di prendere le distanze dalla crisi della Ue e provare ad ancora il Regno Unito alla ripresa americana. Per certi aspetti più duro è stato il ministro irlandese delle Finanze, Michael Noonan. Dall’Eurogruppo ha mandato un chiaro messaggio ad Atene: «Cipro, Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna hanno negoziato le condizioni sul loro debito pubblico con l'Eurogruppo e l'Ecofin e non si capisce perché questo modello non debba continuare ad avere successo. Non penso che abbia senso negoziare il debito greco con un altro sistema rispetto a quello usato finora».
LA MINACCIA CINESE
In estrema sintesi nessuno vuole far fallire di nuovo la Grecia. Vuoi perché in questa condizione Atene non restituirebbe a Germania (60 miliardi in totale), Francia (46 miliardi) e Italia (40 miliardi) le parti di prestito sottoscritte dalle prime economie dell’Eurozona. Vuoi soprattutto perché alle porte c’è già la Cina pronta a prendersi carico delle pendenze, ma anche a prendersi – dopo il Pireo – la porta dell’Europa verso l’Asia. Tra i primi a congratularsi con Tsipras è stato il governo di Pechino, che – come ha ricordato un portavoce - ha confermato «la volontà cinese di continuare nella cooperazione e negli scambi con Atene in tutti i campi e di portare avanti la partnership strategica che unisce i due Paesi».

Mario Draghi NELLE MANI DI DRAGHI

L’imperativo è salvare Atene. E ancora una volta a fare il “lavoro sporco” sarà Mario Draghi. Toccherà al presidente della Bce trovare l’escamotage per poter comprare titoli di Stato greco, nonostante il Paese superi ampiamente i paletti imposti dalla Buba al Quantitative easing (debito totale del 33 per cento, soprattutto) e farà di tutto per uscire dal giogo della Troijka.
Ieri è stata resa nota una lettera scritta prima del voto a un eurodeputato di Syriza, Kostas Chrysogonus, nella quale il banchiere italiano sostiene che «la pressione fiscale in Grecia, inclusi i contributi, èben al di sotto della media dell'eurozona e dell'Unione europea, nonostante alcuni aumenti negli ultimi anni» Per la cronaca al 34,2 per cento rispetto al Pil. Un modo diplomatico per dire che Atene, nonostante la vittoria del fronte anti-austerità, qualche sforzo dovrà farlo per restare nel salotto buono. E non soltanto perché ha già fatto piovere su Atene 195 miliardi di euro.

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