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CIFRE 27 Gennaio Gen 2015 1344 27 gennaio 2015

Aiuti Grecia, dove sono finiti i soldi del salvataggio

Ad Atene 226 miliardi dalla Troika. Ma soltanto l'11% è servito a dare liquidità. Tutto il resto? Per banche, interessi e debito. Ora Syriza riscrive i patti con l'Ue.

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Manifestanti greci con un cartello: Buonanotte signora Merkel.

La sfida del nuovo premier greco Alexis Tsipras alla Commissione europea di Bruxelles ripropone annosi interrogativi.
Che cosa farà il leader di Syriza con i nostri soldi? E che cosa hanno fatto i suoi predecessori con i fondi del salvataggio ricevuti finora dai governi dell'Eurozona? Scontate le domande, non altrettanto le risposte.
Secondo Yannis Mouzakis, commentatore economico di Macropolis, piattaforma nata nel 2013 per raccontare in maniera indipendente i fatti politici ed economici della crisi greca (una sorta di versione ateniese di Lavoce.info), solo una piccola parte del denaro dei 'contribuenti europei' è finita nelle casse pubbliche di Atene.
ALLE SPESE ATTIVE SOLO L'11%. Mouzakis ha analizzato le review sulla Grecia della Commissione Ue, i documenti del Fondo monetario internazionale (Fmi) e i dati del ministero delle Finanze e dell'istituto di statistica greci.
E ha concluso che dei 226 miliardi di euro arrivati dalla Troika, solo 27, una quota pari all'11%, sono serviti a colmare il deficit corrente e dare liquidità ad Atene.
Mentre quasi la metà è stata utilizzata per la ricapitalizzazione delle banche, la ristrutturazione del debito e il pagamento degli interessi.

Un quinto dei fondi alle banche e un quinto per la ristrutturazione del debito

Un'infografica di Macropolis sulla destinazione dei fondi di salvataggio, tradotta in italiano. I dati sono in miliardi di euro. 

Le bandiere dei supporters di Syriza.

La Grecia ha beneficiato di due ingenti programmi di salvataggio.
Nel 2010 i Paesi dell'Eurozona hanno dato ad Atene, sotto forma di prestiti bilaterali, 52,9 miliardi di euro e altri 20,1 sono arrivati dal Fmi.
Poi, nel marzo del 2012, il Fondo Salva Stati europeo (in seno alla Banca centrale europea) ha elargito altri 141,8 miliardi di euro, mentre l'organizzazione di Washington ne ha iniettati 11,8.
Quasi un terzo di quei fondi, il 32% - 81,3 miliardi secondo i calcoli di Macropolis - sono andati a ripagare i titoli di debito in scadenza. E la ricapitalizzazione delle banche elleniche ha assorbito una fetta pari a un quinto dei fondi: 48,2 miliardi.
Il 20% PER OPERAZIONI SUL DEBITO. I capitali della Troika sono stati inoltre utilizzati per finanziare le due operazioni concordate a livello europeo di ristrutturazione e riduzione tramite riacquisto del debito greco, costate un altro quinto del salvataggio.
Per la ristrutturazione, che ha tagliato del 70% il valore nominale dei titoli in mano ai creditori privati, sono serviti 34,6 miliardi. Mentre una seconda operazione di riduzione del debito ha richiesto 11,3 miliardi.
MA L'IMPATTO È STATO IRRISORIO. La spesa tuttavia non ha portato i risultati sperati. Le cronache del 2012 hanno raccontato come l'haircut (il taglio del valore nominale dei titoli) abbia avuto un impatto irrisorio sull'ammontare totale del debito ellenico.
La riduzione «sarà minima», spiegava per esempio il Corriere della sera, «gran parte di esso, però, passerà dalle spalle dei creditori privati alle spalle dei creditori pubblici, cioè dei Paesi dell'Eurozona».
RISTRUTTURAZIONE IN RITARDO. Sul Financial Times Gavyn Davies aveva calcolato che con l'operazione la parte di debito detenuta dai governi europei e dal Fondo monetario internazionale è salita da 181 a 241 miliardi, mentre l'esposizione dei privati sarebbe scesa da 171 a 92 miliardi.
Lo stesso Fondo monetario nel country report sulla Grecia di giugno 2013 aggiungeva che la ristrutturazione era arrivata «in ritardo» e che «ha fornito una finestra per i creditori privati per ridurre le esposizioni e spostare il debito nelle mani ufficiali».
UN PERCORSO INSOSTENIBILE. In parole semplici: mentre l'Unione europea di fronte a una crisi inedita attendeva, chi era esposto nei confronti della Grecia si è liberato dei titoli 'tossici'.
Tuttavia il circolo vizioso dell'indebitamento non si è fermato: «La combinazione di minore crescita e maggiore deflazione, tassi di interesse più elevati e passività più elevate», concludevano nel report di Washington, «ha posizionato il debito pubblico su un percorso chiaramente insostenibile».

E 40 miliardi per pagare gli interessi agli stessi creditori

Il leader di Syriza, Alexis Tsipras.

Tsipras vuole aprire un negoziato sul debito ellenico con la Commissione europea (e non con Bce e Fmi). E potrebbe rivolgere a Bruxelles la stessa domanda: dove sono finiti i soldi del salvataggio?
L'esecutivo Ue ha già pronunciato il suo niet sulla possibilità di tagliare di netto il debito, come aveva proposto Syriza, citando il precedente della conferenza internazionale sulla Germania nel secondo dopoguerra.
IL 16% PER PAGARE GLI INTERESSI. Ma il primo ministro che ha promesso di chiudere con l'austerity punta a ottenere una dilazione dei pagamenti ai creditori.
Per ripagare gli interessi sulle sue obbligazioni, dice Macropolis, Atene ha utilizzato 40,6 miliardi. Fondi arrivati, anche questi, dalle linee di credito della Troika.
In sostanza il 16% dei capitali prestati dai governi dell'Eurozona e del Fondo monetario sono stati utilizzati per ripagare gli interessi agli stessi esecutivi europei.
E ora queste cifre con tutte le loro contraddizioni potrebbero arrivare sul tavolo di Bruxelles.

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