Economia 27 Gennaio Gen 2015 1105 27 gennaio 2015

Bitcoin, la moneta virtuale diventa adulta

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Bitcoin Un anno fa, di questi tempi, non si parlava d’altro che di bitcoin, la valuta digitale che prometteva di rivoluzionare il mercato valutario e finanziario globale. Passata tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014 da 15 dollari circa a oltre 1.200, con il controvalore dell’economia bitcoin balzato da circa 140 milioni di dollari a oltre 8 miliardi, nei giorni ha poi rallentato il passo, si è allontanata dai riflettori, ha pagato lo scotto dell’improvvisa popolarità. Ma la criptovaluta non è sparita. Anzi nell’ultimo anno si è maggiormente stabilizzata attorno ai 240 dollari (una delle sue caratteristiche principali era l’estrema volatilità, con il valore che saliva e scendeva di centinaia di dollari al giorno) e ora si prepara a entrare in una fase che gli esperti definiscono di maturità. Non senza l’aiuto degli Stati Uniti, dove è stato lanciato il primo exchange americano autorizzato. Economiaweb.it vi spiega come si sta evolvendo bitcoin. 1. PEER-TO-PEER, ALTERNATIVA AI MERCATI TRADIZIONALI. Partita come strumento di protesta e sfida ai mercati tradizionali, bitcoin, la moneta virtuale basata sul sistema peer-to-peer e ideata dallo sviluppatore giapponese Satoshi Nakamoto (uno pseudonimo, il vero nome è avvolto dal mistero) è uscita dall’anonimato diventando uno strumento di investimento, utilizzato per comprare beni e servizi reali. Chiunque la può usare, creando un indirizzo crittografato sul proprio computer (wallet, portafoglio) e trasferendo fondi ad altri indirizzi per effettuare un pagamento, con commissioni molto più basse di quelle del 2-3% applicate per gli acquisti con carta di credito. Essendo una struttura peer-to-peer, chiunque abbia un indirizzo può effettuare transazioni senza l’intermediazione di una banca o di una banca centrale, inesistenti nel mondo delle valute virtuali (ci possono essere parti terze con azione simile a quelle di una banca, ma la loro presenza non è strettamente necessaria). 2. ANTIDOTO ALL’INFLAZIONE, MA CI SONO RISCHI. Ideata nel 2008 e introdotta sul mercato un anno più tardi, bitcoin è emessa in quantità finita (21 milioni di monete generate in modo automatico dal 2009 al 2140), non possiede   i requisiti standard di una moneta, per esempio non può essere usata per pagare le tasse. Bitcoin è scambiata, secondo le normali procedure di trading, su Borse virtuali, che   come tali non sono esenti da forti rischi. Eclatante era stato l’anno scorso il caso di   Mt.Gox, una piattaforma multivaluta con sede in Giappone: diventata in breve tempo la   principale piazza, era poi fallita, facendo evaporare nel nulla il denaro degli investitori   (successivamente una parte delle somme era stata recuperata). La sua natura da un lato   impedisce manipolazioni o fiammate inflazionistiche, ma dall’altro rende molto difficili   controlli contro violazioni e utilizzi impropri (per esempio si è parlato di uso nell’ambito   del traffico di droga). 3. LA SVOLTA USA, APRE IL PRIMO EXCHANGE AUTORIZZATO. A dare nuovo impulso a bitcoin sarà probabilmente il nuovo exchange inaugurato a New York e gestito da Coinbase, startup che ha ottenuto finanziamenti per 106 milioni   di dollari da un gruppo di investitori che include banche (come la divisione venture della spagnola Banco Bilbao Vizcaya Argentaria), società di venture capital, finanzieri come l’ex amministratore delegato di Citigroup Vikram Pandit e il New York Stock Exchange, la Borsa di New York. Coinbase, che ha impiegato circa un anno a ottenere le licenze delle autorità finanziarie e opererà inizialmente in 24 stati americani, monitora l’andamento in tempo reale della valuta digitale e offre maggiore sicurezza ai singoli investitori e alle istituzioni che vogliono scambiare bitcoin. L’obiettivo è ambizioso: legittimare bitcoin, rendendola più sicura. La startup, che tratterrà una percentuale dello 0,25% sugli scambi effettuati, ha una copertura assicurativa a tutela del denaro dei trader. 4. VERSO NUOVE REGOLE E STANDARD. Coinbase pensa in grande e punta a diventare “il maggiore exchange globale”, rivolto sia ai singoli investitori sia alle aziende, come ha spiegato l’amministratore delegato Brian Armstrong. In realtà Coinbase potrebbe fare qualcosa di ancora più radicale, ovvero fissare uno standard per le contrattazioni: altri investitori, non ultimi i fratelli Tyler e Cameron Winklevoss (resi famosi dalla guerra legale sulla “paternità” di Facebook portata avanti contro il fondatore del social network Mark Zuckerberg), stanno pensando di aprire altre Borse virtuali per lo scambio della valuta digitale.E le autorità finanziarie, compresa la Federal Reserve, hanno ricominciato a esaminare la questione, cercando di trovare una cornice legale percorribile: il dipartimento servizi finanziari dello Stato di New York sta mettendo a punto delle licenze apposite, BitLicence, per le società che vogliono offrire servizi legati a bitcoin.

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