Tsipras Giuramento 150126182713
BASSA MAREA 27 Gennaio Gen 2015 1535 27 gennaio 2015

Effetto Grecia: per l'Italia i rischi sono populismo e spread

Se Tsipras dovesse avere successo, il nostro Paese potrebbe subire il fascino delle "vie nazionali". Ma il pericolo più concreto è sui mercati.

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Alexis Tsipras giura come premier greco.

«La maggior parte dei greci che hanno votato Tsipras non si aspetta cambiamenti clamorosi, ma marginali. Un cambiamento marginale sarebbe significativo per loro», dice Aristides Hatzis, docente di diritto ed economia all’università di Atene.
Dipende dalle dimensioni del «marginale». Fra un mese scade l’ultimo rinnovo del programma di finanziamento del debito greco concordato con la Troika (Commissione Ue, Fmi e Bce), e più o meno a luglio le casse di Atene saranno vuote. Molti addetti ai lavori sono convinti che Tsipras tirerà la corda senza romperla. I greci non vogliono uscire dall’euro. Ma Tsipras vuole dimostrare che l’austerità non è più quella di prima.
IL SOSTEGNO DEL CREDITO? NECESSARIO. Deve portare a casa risultati concreti. E in questo esercizio di brinkmanship, di contesa cioè sull’orlo del precipizio, qualcosa potrebbe andare male. In un momento in cui il panorama globale non si è fatto più rassicurante, ma più infido.
Il momento peggiore della crisi greca, un debito monstre di cui il Paese non può pagare le rate se non con l’aiuto della Troika che dal 2010 ha messo a disposizione 240 miliardi, c’è stato tre anni fa. Il debito è stato accumulato anche truccando all’inizio i conti pubblici. Poco meno di un anno fa Atene tornava sui mercati del credito con una collocazione di titoli. Ma il sostegno del credito internazionale sarà necessario ancora a lungo.
ATENE HA UN DEBITO DI 317 MILIARDI. Atene è fortemente esposta con Germania (62 miliardi), Francia (46) e Italia (40), sia in forme bilaterali (banche) sia multilaterali (quote nella Bce e Fmi e altro). In pratica, per dare a Tsipras qualcosa da sventolare occorrerà o ridurre il debito o rivedere i termini del pagamento o entrambe le cose, e ridiscutere altre condizioni.
Nel 2010 Atene aveva, in gran parte verso le banche europee e in parte greche, un debito di 317 miliardi di euro ed era alla bancarotta. Non sapeva cioè come servire questo debito né tantomeno come restituirlo. Da allora la Troika ha prestato 252 miliardi. Oggi Atene ha un debito di 317 miliardi di cui 247,8, il 78%, verso la Troika. In definitiva il debito verso creditori pubblici (Troika) ha sostituito gran parte di quello verso i privati. Visto che i creditori oggi sono “politici”, Tsipras vuole quindi negoziare una “riduzione” più consistente di quella negoziata nel 2012 con i privati.

Euro più solido, ma avanza l'ombra della deflazione

Il leader della Lega Nord, Matteo Salvini.

Il sistema euro è più solido di tre anni fa grazie alle misure prese dalla Bce per far fronte alle emergenze, ma il 2014 non ha portato in Europa la sperata crescita. Gran parte dell’economia globale sta rallentando. E l’ombra della deflazione non retrocede, per ora, anzi avanza.
Sarà l’ennesima crisi greca a decidere se le tribolazioni dell’euro possono calmarsi e lasciare alla moneta unica una navigazione più sicura? Oppure siamo alla vigilia di nuove tempeste sui mercati?
L’Europa può dimostrare con la Grecia fermezza e lungimiranza insieme, ma non può ignorare le nubi che si addensano sui mercati globali e che condizioneranno il clima dell’ennesimo round ateniese.
La situazione globale si è deteriorata. Tutte le maggiori aree economiche, Cina compresa, hanno rallentato la crescita a eccezione degli Stati Uniti. Ma anche in America non tutti gli indicatori sono univoci e deve ancora arrivare la risposta definitiva a un quesito: il decoupling americano, in definitiva una grande economia che cresce e resta immune dai rischi di deflazione, sta avvenendo o no?
9 MILA MILIARDI DI CARRY TRADE IN DOLLARI. C’è poi il nodo dei 9 mila miliardi di carry trade in dollari, di cui circa 2 mila in valute di Paesi emergenti, una cifra pericolosa per quel mondo. Il carry trade è il passaggio da una valuta a bassi tassi come è stato ad esempio (ma fino a quando?) il dollaro, e l’investimento in una valuta a tassi, e rendimenti, più alti.
Grandi banche e finanziarie lo praticano con debiti pari a 200-300 volte l’investimento, e quindi quando un carry trade incomincia la retromarcia, come ora quello del dollaro in previsione di tassi americani più alti, il sistema finanziario globale aumenta i rischi, perché si accentua l’instabilità e aumentano, per chi si è indebitato in una valuta che si apprezza, le probabilità di default. Deve infatti restituire i debiti contratti a costi più alti del previsto.
SALVINI E GRILLO PRONTI A CAVALCARE L'ONDA. Se si presentasse poi una fuga, anche momentanea, verso la sicurezza come conseguenza di fibrillazioni da debito greco, sicuramente quello italiano ne risentirà: più propensione alle vendite e imposizione di rendimenti più alti all’acquisto. Il Quantitative easing della Bce e altre misure predisposte prima da Francoforte ci aiuterebbero, ma un passaggio difficile di questo tipo non è affatto da escludere.
L’altro rischio della nuova Grecia, ma qui si tratterebbe probabilmente più di retorica che di fatti, è un rilancio delle “vie nazionali”. Da noi, come altrove nell’Europa latina del resto, sia sul fronte della sinistra di Vendola sia su quello nazional-populista di Salvini sia su quello nazional-comico- futurista di Grillo e Casaleggio, la “via nazionale” vorrebbe dire prima di tutto l’uscita dall’euro, o comunque una serie di invettive dove sulla moneta unica si scarica tutta l’ira di chi fatica a capire il mondo (non esaltante, questo occorre ammetterlo) in cui viviamo.
Ma la probabile scarsa propensione dei greci a uscire dalla moneta unica dovrebbe, alla fine, contribuire a calmare tutte queste agitazioni.

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