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OLTREOCEANO 28 Gennaio Gen 2015 1000 28 gennaio 2015

Gli Usa festeggiano Tsipras: «Salverà l'Ue dall'austerity»

L'America benedice Syriza: «Evita il crac Ue». Alexis è «un Maverick». Il Nobel all'Economia Krugman: «Fine dell'incubo». La strategia economica del premier.

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Barack Obama e Alexis Tsipras.

Svegliatevi. Destra e sinistra governano insieme perché la Grecia è al collasso.
Le reazioni americane al trionfo dell'ex no global di Atene sono state tardive, ma significative.
Il ciclone di Alexis Tsipras non si è abbattuto sulla Grande mela che aspettava piuttosto la tempesta di neve (poi ridimensionata), mentre la Borsa di Wall Street ha perso terreno soltanto nel secondo giorno di post-elezioni greche.
«TSIPRAS LA SALVEZZA». Negli Usa anti-comunisti il governo della sinistra radicale Syriza, stranamente alleata con i Greci indipendenti simili al popolo di Marine Le Pen (Front national) e Matteo Salvini (Lega Nord), non è visto come la miccia del crac.
Ma come l'ultima - e ormai anche l'unica - àncora di salvezza per l'Europa.
Il neo ministro alle Finanze greco, Yannis Varoufakis, tra l'altro, insegna Economia in Texas, negli Usa. E l'editoriale del New York Times sul «Grido agonizzante della Grecia all'Europa» non lascia adito a dubbi: è un sos a sirene spianate al Vecchio Continente, bloccato da «profonde divisioni».
«LA FINE DI UN INCUBO». Neanche l'analisi sulla «fine dell'incubo» del Nobel all'Economia Paul Krugman, che all'euro non le ha mai mandate a dire, propone mezze misure.
Titoli da Manifesto. Eppure la Germania e Bruxelles non cambiano idea: «Chi provoca per primo perderà», ammoniscono gli euroburocrati. «La colpa è della politica greca», ribadisce il governo di Berlino, «e le regole vanno rispettate».

Il New York times: no all'accanimento contro Atene

L'economista Paul Krugman.

Oltreoceano sono avanti. Accettano «l'insostenibilità del debito greco», una montagna gigante al 177% sul Pil. Non come gli europei, che sono troppo coinvolti.
«Continuare a insistere nel rivolere indietro questa mole», ammonisce il quotidiano più letto al mondo, «persistere in questo corso dogmatico, non solo farà del male alla Grecia, ma sarà pericoloso per l'intera Unione europea».
Semplicemente, Atene non può.
«ALEXIS È UN MAVERICK». I tedeschi e gli altri europei si rassegnino. Tsipras, dicono negli Usa, è un «Maverick», un soggetto che tira dritto di testa sua, e non si adegua.
Con lui al governo, la «Grecia non vorrà più attenersi al regime di austerità che ha portato la sua economia in ginocchio».
È questo il «messaggio non ambiguo» del voto greco del 25 gennaio. Chiaramente il programma elettorale di Tsipras, che ha «promesso la fine dell'austerity, contemporaneamente all'abbattimento del debito e alla permanenza del Paese nell'euro» è «fondamentalmente incompatibile» con gli impegni presi.
«ANCHE MERKEL CEDA». Ma gli americani sono fiduciosi nella disponibilità di Tsipras a «moderare le sue ambizioni».
A patto che sia la cancelliera tedesca Angela Merkel sia la Troika (i creditori di Commissione Ue, Fmi e Bce) dimostrino una «simile prontezza nell'alleggerire il debito greco».
«Opporsi all'austerity non significa abbandonare le riforme», ha sostenuto un gruppo di prominenti economisti anche sull'inglese Financial Times. Ingenuità?

Il Nobel Krugman contro la «fantaeconomia» della Troika

Atene: Alexis Tsipras è diventato premier il 26 gennaio 2015.

Di certo «contrarre l'economia di un quarto, gettando più della metà dei giovani fuori dal mercato del lavoro - politiche che Tsipras ha bollato come waterbording - non è la strada per mettere in condizione un Paese di ripagare i suoi debiti», chiosa il Nyt.
«L'alienazione e la rabbia per la crisi economica» non è una prerogativa greca, è estesa a «molti Paesi poveri dell'Eurozona». L'insistere dei notabili ricchi sulle fatture, può innescare un effetto domino, «destabilizzante attraverso i Paesi dell'Ue».
Krugman è ancora più netto, sull'«incubo greco» causato della «fantaeconomia della Troika».
Tsipras è il «primo leader europeo eletto sulla base dell'esplicita promessa di sfidare le politiche d'austerity prevalenti dal 2010», bisogna dargli fiducia.
COLPA DELLA FANTAUSTERITY. «La combinazione di rigore e riforme» imposta ad Atene, per l'economista ha peccato di «irrealismo».
«Nelle proiezioni, dal 2012 il tasso di disoccupazione greco avrebbe dovuto calare velocemente. Invece la ripresa», spiega, «si è malapena percepita dal 2014. Senza prospettive di tornare agli standard pre-crisi».
Cos'è andato storto? «Si rimprovera alla Grecia di non aver rispettato le promesse. In realtà», per Krugman, «nulla è più lontano dal vero. Atene ha imposto tagli selvaggi ai servizi pubblici e al sociale».
Sono state le «proiezioni originali», per l'esperto, a peccare di «eccesso di ottimismo, sottostimando i danni dell'austerità».
UE, IL RICATTO DELLA GREXIT. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ci «andava più cauto», ma sarebbero prevalse le politiche punitive europee.
«Se fosse stata realistica, la Troika avrebbe capito di chiedere l'impossibile».
Invece è andata com'è andata e i soliti tedeschi rinvangano il passato: «I greci soffrono per il fallimento della loro élite politica, non per le decisioni di Berlino e Bruxelles», ha rimproverato il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble.
La Germania si erge a mastino del «bambino problematico». «Adesso che Tsipras ha vinto, e ha vinto bene», dice Krugman, in tanti, «senza credibilità», lo richiameranno a «comportamenti responsabili», vedi le fresche congratulazioni della cancelliera Merkel. Se un limite avrà Syriza, saranno solo i suoi «piani non abbastanza radicali».

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