Economia 28 Gennaio Gen 2015 1045 28 gennaio 2015

Ilva, via libera alla solidarietà

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Ilva di Taranto L'azienda dice sì alla prosecuzione dei contratti di solidarietà per i lavoratori dell'Ilva. E per avviare la procedura è ora necessario solo il via libera del ministero del Lavoro. Ha portato frutto il primo incontro nella sede Ilva di Roma fra i sindacati e i tre commissari straordinari Piero Gnudi, Corrado Carrubba e Enrico Laghi dopo il passaggio del polo siderurgico all'amministrazione straordinaria. GARANTITI GLI STIPENDI DI GENNAIO.  Il tavolo, che era stato proprio convocato per predisporre gli ammortizzatori necessari per tutelare il lavoro e consentire ai dipendenti di affrontare l'anno più duro, si è concluso con l'indicazione a proseguire i contratti di solidarietà con i numeri attuali. I commissari hanno anche garantito il pagamento degli stipendi di gennaio e confermato l'impegno a trovare le risorse per i lavoratori degli appalti, su questo tema c'è attesa per la conversione in legge del decreto di dicembre che sbloccherebbe ingenti risorse per Taranto. VIA LIBERA A 150 MILIONI DI FONDI. Quanto ai fondi Fintecna, i commissari hanno riferito ai sindacati che per il via libera dei 150 milioni previsti è necessaria una modifica al decreto Ilva. La modifica potrebbe arrivare con gli emendamenti che devono essere presentai entro domani. Sempre domani i tre commissari andranno a Taranto e incontreranno il prefetto, il sindaco, il vescovo e i dirigenti dell'Ilva. Il confronto è partito dal contesto difficile dell'Ilva. Con il fermo a Taranto dell'Altoforno 5 (il più grande d'Europa) ci sarà un forte ridimensionamento della produzione con perdite stimate da Confindustria pari a 500 milioni. I DUBBI DEI SINDACATI. Il calo di produzione comporterà il ricorso agli ammortizzatori sociali per un numero significativo degli addetti. La cifra prevista dall'azienda sarebbe superiore ai 5.000 addetti, spalmati su tutti i siti Ilva ma è un numero che i sindacati sono fortemente determinati a ridurre, anzi il segretario nazionale della Uilm Rocco Palombella non vuole nemmeno sentir parlare di questa cifra. «Da stasera è bene che non si parli più di 5.000 unità né di Cassa integrazione straordinaria" ha affermato arrivando all'incontro. I commissari hanno però rinviato il problema spiegando che non essere in grado, ora, di stimarne l'entità. Durante la riunione il leader della Fim Cisl Marco Bentivogli ha fatto notare che «se si aspetta qualche settimana a spegnere l'Altoforno 5 si può riuscire a far ripartire l'Altoforno 1. Questo consentirebbe di mantenere un certo livello di produzione e di conseguenza tenere molte più persone in attività». Certo per questo occorrono fondi e subito, non si possono aspettare i mesi necessari per costituire la newco a partecipazione pubblica che si favoleggia da mesi e di cui l'unica traccia concreta, al momento, è la società «per la patrimonializzazione e la ristrutturazione delle imprese" previsto dal decreto "investment compact" che potrebbe essere utilizzata per l'Ilva. Uilm, Fim-Cisl e Fiom puntavano proprio ai contratti di solidarietà a rotazione. «Sono già stati fatti per la Lucchini e sono stati attivati già da un anno e mezzo», ha detto il segretario generale della Uilm Mario Ghini all'incontro. Il caso Lucchini è quindi, per il sindacato, il precedente cui ispirarsi posto che negli ultimi giorni da parte dell'azienda sarebbero emerse perplessità di tipo normativo in quanto né la Marzano né il decreto Ilva fanno esplicito riferimento ai contratti di solidarietà. Nel caso della Lucchini, ha sottolineato Ghini, per mettere i lavoratori in solidarietà fu sufficiente l'accordo siglato al Ministero del Lavoro fra la Lucchini in A.S. e i sindacati. Durante l'incontro con i commissari i sindacati hanno manifestato anche la preoccupazione per la crisi di liquidità in cui versa l'Ilva e la situazione esplosiva che si sta creando a Taranto. «Per far ripartire la produzione servono fondi subito, non possiamo aspettare che arrivi la newco, non si possono aspettare mesi», ha detto Bentivogli. «Il sito di Taranto è un colosso, è come una fuoriserie, non si può mandarla al minimo altrimenti il motore grippa». E se "grippa" il motore di Taranto "grippa" tutto il sistema l'acciaio nazionale, con grande soddisfazione dei competitor internazionali, come ha fatto notare qualche giorno fa ai senatori Giovanni Arvedi.

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