Economia 28 Gennaio Gen 2015 1625 28 gennaio 2015

Marchionne va a braccetto con Landini

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Sergio Marchionne Il 2015 si è aperto sotto i migliori auspici per Sergio Marchionne. Trimestrale record che fa rivedere al rialzo i target precedentemente annunciati; il crollo dell’euro che potrebbe facilitare (con uno sconto di 800 milioni) la ristrutturazione del debito monster; gli analisti concordi che il titolo potrebbe presto superare la soglia dei 13 euro; soprattutto i segnali di fumo che arrivano da quelli – Giorgio Squinzi presidente di Confindustria e Maurizio Landini, segretario della Fiom – che sono stati i maggiori avversari in Italia dell’amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles. IL NODO DEL CONTRATTO. Da fronti diversi - e lontani per molte cose - Squinzi e Landini si sono scoperti alleati, perché uniti dalla stessa battaglia: quella di salvare la centralità del contratto nazionale, dopo la decisione di Fiat di firmare con le parti (FimCisl, Uilm, Fismic e Ugl) nel 2010 un contratto aziendale. Per Confindustria ha voluto dire sia la riduzione del potere d’interdizione garantita dall’intesa dei metalmeccanici sia minori introiti, garantiti un tempo dalle quote d’iscrizione pagate dal Lingotto a Federmeccanica. Per la Fiom questo strappo si è tramutato nell’ennesimo tentativo dell’azienda di limitare l’agibilità sindacale del sindacato, che ha avuto in parte ragione soltanto dopo lunghe querelle giudiziarie. LA NUOVA FIAT Dal 2010 a oggi molte cose sono cambiate: accanto al trasferimento della sede legale ad Amsterdam e quella finanziaria a Londra, Fiat ha quasi completato la sua riconversione verso l’alta gamma, ha mantenuto la produzione italiana iniziando ad assemblare modelli per l’estero, soprattutto si accinge ad assumere 1.500 persone (per ora con contratto interinale) a Melfi. Di conseguenza ci sono tutte le condizioni per tornare alla sana pax sociale di un tempo. Almeno questo credono (e sperano) i numeri uno di Confindustria e della Fiom.

Maurizio Landini LA CAMPAGNA DI SQUINZI PER L’AUTO Complice la sede, un convegno organizzato dalla rivista Quattroruote, Squinzi ha fatto al governo una richiesta, che non dispiacerebbe ai vertici del Lingotto. Per il patron di Mapei «è urgente anche un piano industriale per il rilancio del settore dell’auto, che superi gli strumenti di stimolo della domanda utilizzati negli anni scorsi». Per poi aggiungere: «Se viene a mancare una solida base produttiva di autovetture in Italia anche l’indotto è destinato a ridimensionarsi. Così come diventa a rischio la permanenza nel mercato italiano delle multinazionali estere, che attualmente impiegano circa 65.000 addetti». Se in passato Squinzi è stato uno dei più stretti alleati della Camusso per denunciare l’atteggiamento di Fiat, adesso richiama i sindacati e chiede «di affrontare in modo chiaro la questione dell’esigibilità degli accordi e delle regole, per garantirne il rispetto. Noi e i sindacati spesso rivendichiamo piena autonomia, il diritto di darci delle regole, e per questo motivo guardiamo con sfavore ogni tentativo del legislatore di scrivere regole al posto nostro. Per rivendicare una piena autonomia non è però sufficiente firmare accordi, occorre anche rispettarli e farli rispettare». “IL BRAVISSIMO DI LANDINI” Toni tutto sommato diplomatici, rispetto a quelli usati da Maurizio Landini, dopo l’annuncio delle 1.500 assunzioni a Melfi. «È un’ottima notizia», ha detto il leader della Fiom a Repubblica, «diciamo bravissimo a Marchionne, siamo tutti contenti e chiediamo che prosegua su questa strada anche negli altri stabilimenti». E guardando alle aperture del leader di Fca al al Jobs Act, il sindacalista ha voluto subito chiarire: «Marchionne è stato molto chiaro e onesto. Ha detto che lui le persone le avrebbe assunte lo stesso e infatti per il momento le assumerà con il contratto interinale. Gli imprenditori assumono quando hanno bisogno di produrre, non per dimostrare che le nuove regole funzionano». Da mesi la sigla dei metalmeccanici della Cgil attende un segnale da Marchionne, conscio che rispetto al passato il nuovo corso legato a una produzione di alta gamma necessità anche di un sindacato più responsabile e maggiormente capace di gestire i meccanismi produttivi. Cosa che un tempo la Fiom vantava di essere. Per la cronaca dal Lingotto non è arrivata ancora una risposta, anche se la pax sociale e le pressioni di Confindustria sul governo sono elementi necessari per superare la crisi di Fiat in Italia.

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