Alexis Tsipras Premier 150129170542
EUROPA 29 Gennaio Gen 2015 1830 29 gennaio 2015

Grecia, Tsipras piccona l'austerity

Aumento del minimo salariale. Stop a tagli e privatizzazioni. Atene sfida la Bce. E ora si apre la partita sul debito. Juncker avvisa: «Cancellarlo? Non esiste».

  • ...

Tranquilli, dice Alexis Tsipras, «non ci sarà la catastrofe che dicono».
Stop alle privatizzazioni, aumento del minimo salariale, ripristino dei posti statali abbattuti e della contrattazione collettiva del lavoro.
Il programma di Salonicco è l’anti-Jobs act e l’anti-Sblocca Italia. L’opposto degli «sforzi per le riforme», prescritte dalla Bce e dall’Europa a trazione tedesca.
Il premier della strana alleanza tra i no global di Syriza e i Greci indipendenti nazionalisti ha ingranato la quinta. Tant’è che la Borsa di Atene il 28 gennaio è subito crollata del 10% salvo poi rimbalzare il giorno seguente (+3%).
LA GRECIA AI GRECI. Ricatto dei mercati? Tsipras tira dritto, scompaginando ricette e linee consolidate dell’Ue. Il primo Consiglio dei ministri ha bloccato la vendita del porto del Pireo e delle società elettriche, disposto riassunzioni pubbliche e portato il salario minimo a 751 euro dagli attuali 450 (lordi) mensili, per il «bene del popolo greco». Lavoratori che, in media, per il 53% ricevono meno di 1.000 euro al mese.
«Non andremo a una rottura sul debito, ma niente sottomissione a Bruxelles», tagliano corto da Atene.
BRUXELLES REAGISCE. Anche il distinguo sull’Ucraina è stata una doccia gelata per l’Unione europea (Ue): «Atene non si allinea a nuove sanzioni alla Russia», ha detto il governo uscito dal voto del 25 gennaio.
A Bruxelles, dicono i giornali tedeschi, inorridiscono «disgustati» della svolta ellenica a sinistra. Chi ripagherà i debiti dei governi creditori? Dalle colonne del francese Le Figaro, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha reagito: «La Grecia rispetti l’Europa».

Stracciare il Memorandum significherebbe innescare un effetto domino

In avanscoperta da Tsipras, il capo dell’Europarlamento Martin Schulz si è ripromesso di calmare gli animi.
Il leader socialdemocratico tedesco è tra i più aperti del suo partito (Spd).
Ma, baci e abbracci a parte, vuole vederci chiaro e fissare anche qualche paletto: «Parlerò senza mezzi termini. Spronandolo a far pagare finalmente le tasse ai miliardari greci che hanno portato i soldi all’estero. È una manovra a breve termine, sicuramente più facile del taglio del debito», ha premesso prima della visita.
DIJSSELBLOEM AD ATENE. Il 30 gennaio ad Atene è atteso anche il capo dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, che verosimilmente userà toni e argomentazioni più stringenti: il programma di salvataggio europeo per la Grecia, già prorogato una volta, scade alla fine di febbraio.
A parole e negli intenti, tutta l’Europa che soffre sta con la vittoria di Tsipras, nella sfida alla Germania sul rigore. Ma stracciare il Memorandum della Troika (i creditori di Fondo monetario internazionale, Bce e Commissione Ue) vuol dire anche congelare il rimborso dei 40 miliardi di prestiti dell’Italia, poco meno dei 46 miliardi della Francia e due terzi dei 60 miliardi tedeschi.
POSSIBILE RIMODULAZIONE DEL DEBITO. Soldi in larga parte dei contribuenti, si calcola che solo il 17% del debito greco sia verso soggetti privati. Juncker ha escluso categoricamente la cancellazione del debito («gli altri Paesi non l’accetterebbero»), si innescherebbe un effetto domino in Portogallo, Irlanda, Cipro e Spagna: gli altri governi salvati dalla Troika.
Una rimodulazione, certo, è possibile. Tutti gli economisti concordano, realisticamente, sull’impossibilità di restituire l'intera somma. Le tranche prestate, poi, servono solo a ripagare gli interessi: «Dobbiamo spezzare questa catena. Alla Grecia sono stati dati anche troppi soldi», ha chiosato il ministro delle Finanze anti-austerity Yanis Varoufakis.
Favorevole a un grande new deal europeo.

Lotta alle ricchezze e diritti ai migranti: gli accordi in salita

Il leader di Anel, Panos Kammenos.

Sull’alt al Memorandum la sinistra di Syriza non potrebbe avere alleati migliori.
I Greci indipendenti erano fuoriusciti da Nea Dimokratia, alla sigla del patto con il diavolo dei conservatori, prima del 2012 ferrei oppositori alla Troika.
Promosso ministro alla Difesa, Panos Kammenos non voleva stare con un «clone del Pasok» e gli elettori, nell’acme della crisi, gli diedero ragione. Due anni dopo, quel 10,6% si è sgonfiato di quasi sei punti: voti migrati un po’ verso le promesse del welfare di Syriza, un po’ verso gli slogan nazisti di Alba dorata.
Tsipras, che dicono sia un «radicale pragmatico», si è fidato più di una destra coerentemente anti-Troika, che dei veterocomunisti da cui proviene, così ipercritici, sempre all’opposizione e in parte anche suoi detrattori. Della nuova creatura socialista di George Papandreou, Kinima, si fidava ancora meno, per i bracci di ferro con Bruxelles, che di certo sarebbero venuti.
IL DIVARIO CON LA DESTRA. Con Tsipras, s’è imbarcata tutta la destra euroscettica d’Europa. E, anche contro la svendita di pezzi della Grecia agli stranieri, i nazionalisti di Kammenos saranno d’accordo. Non casualmente, il neo premier parla di «bene per il popolo greco» quando annuncia le sue riforme: sul programma economico di Syrizia ci sarebbe il pieno accordo dei Greci indipendenti.
Ma davvero la destra voterà per acciuffare i maxi evasori all’estero, come chiede l’Ue, punendo i corrotti? E andrà in porto la proposta, annunciata da Tsipras, per la cittadinanza ai figli dei migranti nati nel Paese?
Sicurezza e stop all’immigrazione sono due pilastri della destra, anche ellenica. Se per una volta - inclusa la mano tesa alla Russia - gli estremi politici coincidono, le diverse sensibilità restano.
L’AFFRONTO ALLA BCE. E se in Grecia riaprire la tivù pubblica, curare gratis gli indigenti, bloccare le aste delle prime case pignorate agli sfrattati e reintegrare migliaia di statali (9.400 licenziati, solo nel 2014) mette d’accordo tutti, lo stop alle «riforme» resta un affronto alla Bce di Mario Draghi e ai mercati.
L’agenzia di rating Standard&Poor’s ha ripreso a minacciare. Atene spera di poter contare a Bruxelles, per far cambiare verso all’Europa. Ma c’è chi dice che, in fondo, la Grecia non sia così importante per l’Eurozona. Una regione periferica, meno produttiva del Veneto. La cacciata dall’euro di Atene, sussurrano alcuni, potrebbe essere addirittura «sostenibile». Tsipras avvisato...

Articoli Correlati

Potresti esserti perso