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SPINA EUROPEA 30 Gennaio Gen 2015 1610 30 gennaio 2015

Conti Grecia, braccio di ferro Atene-Unione europea

Varoufakis: «Stop a piano di aiuti della Troika». Dijsselbloem: «No a azioni unilaterali». Schulz: «Tsipras mette Paese in pericolo».

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Giannis Varoufakis, ministro delle Finanze greco.

Si alzano i toni dello scontro tra Grecia e Ue nel giorno della visita del presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem volato ad Atene a proporre le condizioni di Bruxelles, tutte rigettate.
Il nuovo governo ellenico non vuole né un'estensione del programma di aiuti e né il ritorno della Troika Ue-Bce-Fmi per concludere l'attuale piano, due mosse che secondo la Ue avrebbero dato a tutti il tempo di parlare del futuro. Ma Alexis Tsipras e il suo ministro delle Finanze Yanis Varoufakis vogliono voltare pagina subito, e sono disposti a tutto, anche ad assumersi il rischio di arrivare alle prossime scadenze sui titoli senza gli aiuti internazionali. Lo scontro è dunque altissimo, e la Germania chiude anche oggi la porta a qualunque negoziato sul debito.
VAROUFAKIS: «NIENTE COLLABORAZIONI CON LA TROIKA». Dopo le parole chiare di Juncker Yanis Varoufakis, neo ministro delle Finanze greco, ha detto che non ha «alcuna intenzione» di collaborare con i funzionari della Troika per l'estensione del programma di salvataggio della Grecia in scadenza a fine febbraio.
Secondo l'economista ellenico serve invece un nuovo accordo con spirito di cooperazione.
Varoufakis ha chiarito senza mezzi termini che il governo di Atene «distingue tra gli organi istituzionali e i rappresentanti dei creditori che hanno il compito di controllare il programma che abbiamo ha già respinto».
UE: «NIENTE AZIONI UNILATERALI». «Con azioni unilaterali non potrà esserci sviluppo», è stata la replica di Dijsselbloem.
Le differenze tra i due sono «enormi», ha confidato una fonte europea. Il nuovo governo greco vuole una soluzione che dia sollievo al suo debito, negoziandola in un consesso diverso da quelli intervenuti finora in modo da arrivare a conclusioni diverse, magari più 'creative' di quelle di Bruxelles, vincolata alle regole. Ma Dijsselbloem ha esluso l'idea a priori: «Dovete capire che questo luogo dove negoziare esiste e si chiama Eurogruppo», ha spiegato al ministro, mettendo in guardia i nuovi governanti da «mosse unilaterali», dopo le quali il dialogo si interromperebbe immediatamente. L'importante, ricorda, è che la Grecia «non mandi perduto tutto quello che è stato raggiunto negli ultimi anni».
SCHAEUBLE: «GERMANIA DIFFICILE DA RICATTARE». Che l'atmosfera si stia scaldando sempre di più, lo dimostra anche l'escalation di dichiarazioni in arrivo da Berlino: «Siamo difficili da ricattare», ha avvertito Schaeuble a proposito delle idee greche sul debito. Ipotesi, quella del taglio o della svalutazione, che considera «un divorzio dalla realtà». Del resto, i privati ci hanno già rimesso una volta con l'haircut, il taglio del valore nominale dei titoli deciso durante la ristrutturazione del debito, e la Germania la vede come un'esperienza irripetibile, anche perché darebbe una cattivo segnale agli investitori. Berlino era favorevole solo al prolungamento del programma, «ma solo se fosse collegato a una chiara disponibilità a realizzare le riforme concordate».
SCHULZ: «TSIPRAS METTE IN PERICOLO GRECIA». A rincare la dose il presidente del parlamento ue Martin Schulz: «Non rispettando le condizioni trattate con la troika Tsipras mette il suo Paese in pericolo».
Al settimanale Der Spiegel ha affermato che «gli elettori greci devono essere realistici. Le promesse elettorali vengono mantenute raramente e non ci sono elefanti rosa che sanno suonare la tromba».
Schulz ha poi ricordato un precedente incontro con Tsipras: «Quando ci ho parlato tre anni fa non aveva un'idea chiara di come funzioni l'Europa», ha confidato il politico tedesco.
«Mi ha detto: se i greci ci votano è la loro decisione sovrana e voi partner europei la dovete accettare. Allora gli ho chiesto: e se i tedeschi votassero un governo che nega ogni aiuto alla Grecia, sarebbe la nostra decisione sovrana, no? Lui ha risposto di no, che noi dobbiamo essere solidali perché ci siamo impegnati in tal senso», ha concluso Schulz.
LA GRECIA RISCHIA L'ESTROMISSIONE DAL QUANTITATIVE EASING DELLA BCE. Questione che da oggi è ufficialmente esclusa, perché, come ha spiegato Varoufakis, la Grecia che rifiuta l'austerità non può accettare l'estensione di un programma basato proprio su quella. Ora tocca al governo greco decidere cosa fare, ha spiegato Dijsselbloem lasciando Atene visibilmente alterato. La Grecia, senza piano di aiuti, rischia di finire il cash per onorare le prossime scadenze a metà anno: tra luglio e agosto deve ridare alla Bce circa 6 miliardi di euro. Se non consente alla Troika di tornare, dettando le ultime condizioni per avere l'ultima tranche di aiuti, nemmeno l'attuale programma sarà portato a termine. Il che la taglierebbe fuori anche dal quantitative easing della Bce e dalla liquidità d'emergenza per le banche, che da quei fondi dipendono. E il clima teso, si riflette subito sui titoli: lo spread è volato a 1.049 e i rendimenti dei decennali, in netto rialzo, a 10,79%.

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