Economia 30 Gennaio Gen 2015 1333 30 gennaio 2015

Facebook, 10 motivi per odiarlo

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Lavorare nella Silicon Valley è il sogno di molti. Uffici moderni, clima stimolante, per non parlare della possibilità di essere a contatto ogni giorno con le ultime innovazioni. Una sorta di paradiso, per gli appassionati di nuove tecnologie. Se poi l’azienda si chiama Facebook, il social network colosso del web noto anche per i suoi stipendi decisamente interessanti - uno stagista guadagna circa 25mila dollari in più all’anno rispetto allo stipendio medio di un cittadino americano - sembra proprio una di quelle offerte irrinunciabili. In effetti la compagnia di Mark Zuckerberg è al primo posto nella classifica delle migliori società dove lavorare. Però, a ben guardare, c’è sempre un’altra faccia della medaglia. E nel coro di dipendenti entusiasti, c’è sempre qualche critica. I difetti sembrano tanti. Philip Su, un ingegnere del software, ha pubblicato l’anno scorso sul suo blog “Le dieci cose che odio del lavorare a Facebook”. «Ho visto ingegneri prendere decisioni da soli. O insieme a un designer a pranzo. O decisioni prese da uno stagista, e tutto senza avvisare i superiori. Questa assurda autonomia nel processo decisionale implica una mancanza di comprensione di come funzionino le grande aziende».

TURNI MASSACRANTI PER GLI INGEGNERI. Per esempio, il team di ingegneri  è responsabile di mantenere il sito funzionante durante tutto il turno di guardia, qualsiasi cosa succeda. «In quelle settimane non posso lasciare la città per il weekend, non posso bere un bicchiere di troppo e devo portare sempre con me un telefono dove sono raggiungibile 24 ore al giorno, sette giorni su sette, il che significa che devo lasciare la suoneria attivata anche mentre dormo», ha raccontato l’ingegnere Keith Adams. Un altro problema è riuscire a separare la vita privata dal lavoro: a Facebook non insistono sull’essere professionali ma sull’essere se stessi. E l’individualismo è decisamente spiccato: il mantra della compagnia è “avere un impatto”, per cui non ci si concentra sul team, ma sulle vittorie personali, in una società in continua espansione che proprio per questo non ha una vera e propria organizzazione, il che inevitabilmente genera caos tra i dipendenti. SINDROME DI PETER PAN Un ex della società ha raccontato che, anche se ormai Fb è una compagnia enorme, continua a credersi una giovane startup: «È come quei film con Adam Sandler dove lui è ormai adulto, ma continua a far la parte del teenager. Deprimente». Chi lavora a Facebook rischia di dover subire richieste di aiuto e lamentele da parte di amici e conoscenti. La moglie di un ex dipendente ha raccontato che «mi chiedevano continuamente come fare con le impostazioni della privacy e cose simili, credendo che dovessi saperlo solo perché ero sposata con uno che lavorava lì». E all’interno spesso il clima può essere pensante: certo, il social network sembra assai cool, ma sempre di lavoro si tratta. «Ero stato chiamato per una sostituzione maternità, sono stato assegnato a un settore senza essere guidato o preparato, con due superiori assolutamente insopportabili», ha raccontato un ex dipendente. «Le persone ti parlavano con fare presuntuoso, con un’aria di superiorità insopportabile - ha aggiunto - li ho trovati snob e francamente maleducati».

Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook CRITICHE ANCHE PER IL FONDATORE. C’è pure chi aggiunge di essere stato trattato come “spazzatura” e assegnato a compiti assolutamente inappropriati, come occuparsi della biancheria della moglie del direttore. In molti criticano anche la gestione di Zuckerberg, «troppo impegnato su attività extracurriculari e a copiare la concorrenza. Si passa troppo tempo a guardare cosa fa Google». E se immaginate uffici bellissimi, c’è chi si lamenta: «Sono orribili. Abbiamo stanze enormi con file e file di tavoli stile picnic con le persone sedute una attaccata all’altra, zero privacy». NON ESISTE PRIVACY. Il problema, poi, è riuscire a staccare dal lavoro. Un ex stagista ha raccontato che per testare i codici bisogna effettivamente navigare sul social network, il che significa che non si smette mai davvero di lavorare. E siccome ci sono gruppi Fb per ogni team, progetto o iniziativa, le notifiche non finiscono mai. E ti seguono anche quando sei in vacanza. Per non parlare delle enorme quantità di mail interne, anche più di 1.600 al giorno: «Sinceramente - ha commentato un ex dipendente - mi mancano davvero i tempi in cui le persone ti chiedevano “Facebook? Cos’è?”».

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