Economia 30 Gennaio Gen 2015 1654 30 gennaio 2015

La Grecia di Tsipras guarda a oriente

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Alexis Tsipras Un tempo si chiamavano Paesi non allineati. Magari guardando ai “nemici” di Bruxelles come Mosca e Pechino. Dal punto di vista diplomatico, la nuova Grecia ha intenzione di porsi a cavallo dei tre grandi blocchi (Nato, Europa e Brics) per liberarsi dal giogo della Troika. Che con i 245 miliardi prestati nell’ultimo triennio tiene in piedi il Paese e attende di capire, per confermare gli impegni, se il governo manterrà gli impegni presi dagli esecutivi guidati da Samaras e Papandreou.

Vladimir Putin MOSCA PECHINO E LE PAURE DI UE E USA Dalla sua Tsipras può farsi forte sia della posizione naturale, che con i suoi porti la rendono la porta europea verso l’Asia, sia dei ricchi giacimenti di gas nell’Egeo, compresi quelli al largo di Cipro. E in quest’ottica fa gola a Cina e Russia, gli unici Paesi che hanno continuano a investire ad Atene, mentre i partner europei scappavano. Inutile dire che la cosa spaventa molto gli americani, che considerano l’area altamente sensibile per motivi economici e militari. La politica estera viene considerata da Alexis Tsipras la principale leva per garantire libertà di movimento a un Paese, il suo, tecnicamente fallito. La stampa ha dato molto risalto al gioco di carota e bastone con il quale sta trattando con l’Europa per ottenere una migliore e maggiore flessibilità. Infatti il neopremier non manca giorno di mandare segnali di pace a Bruxelles: ha chiesto più tempo per fare le riforme, ma non ha mai parlato esplicitamente di ristrutturazione del debito. Il tutto mentre si allea con un partito di destra che vuole aumentare le tasse agli ebrei e i suoi ministri cancellano pezzo per pezzo le misure di austerity (licenziamento degli statali, privatizzazioni, moderazione salariale) concesse come garanzie alla Troijka ai prestiti da 245 miliardi di euro. Ma non meno interessanti sono i segnali lanciati verso Mosca e Pechino.

Federica Mogherini POLITICA FILO RUSSA Il primo a congratularsi lunedì scorso con Tsipras è stato l’ambasciatore russo Andrey Maslov, che si è presentato al premier neoeletto con una calorosa lettera di congratulazioni da parte di Vladimir Putin. Due giorni dopo lo stesso Tsipras ha preso il telefono, ha chiamato Lady Pesc Federica Mogherini e in maniera veemente si è lamentano sia perché l’Europa ha annunciato nuove sanzioni contro Mosca sia perché nessuno si è premurato di convocare i greci e sentire la loro opinione. Negli stessi giorni l’esecutivo targato Syriza ha congelato le privatizzazioni. E tra i dossier è finito anche quello sulla vendita del 67 per cento del Porto di Pireo, di fatto destinato al colosso marittimo cinese Cosco. Tsipras ha subito convocato il rappresentante di Pechino ad Atene per spiegare che la cosa rientra nella guerra di nervi con la Ue. Anche se a Bruxelles avrebbe gradito non poco la cosa.

Cosco GIOCO AL RIALZO CON LA CINA Fatto sta che le vere intenzioni di Atene sono state poi svelate dal viceministro Thodoris Dritsas.  «L’accordo per Cosco», ha detto, «sarà rivisto per il beneficio del popolo greco». Tanto che subito un portavoce del ministero del Commercio ha dichiarato: «Il governo cinese è stato colto di sorpresa dall’annuncio unilaterale». Mentre un giornale cinese ha definito Tsipras un moderno «Fetonte, che per dare dimostrazione della sua origine divina volle afferrare le redini del carro del sole ma, non essendo all’altezza di guidarlo, produsse uno sconvolgimento, cosmico e terreno, a cui Giove pose fine fulminandolo e facendolo precipitare».

Rublo LA NUOVA VIA DELLA SETA Nello scorso maggio, nel pieno dello scontro tra la Grecia e la Germania, il premier Li Keqiang volò nella capitale ellenica con il gotha dei suoi boiardi di Stato e firmò contratti per 6,5 miliardi e promise un sostegno anche al debito sovrano ellenico. Soprattutto definì il Pireo “una perla del Mediterraneo”. Il porto è per i cinesi il termine in Europa di una nuova via della Seta, con la quale Pechino vuole controllare le direttrici delle materie prime del mondo. Attraverso Cosco controlla già parte dei moli 2 e 3 del Pireo e ha promesso investimenti complessivi per 5 miliardi. Per chiudere il cerchio le società Friedmann Pacific Asset Management Limited (Fpam) e Shenzhen Airport Group hanno la maggioranza delle quote dell’aeroporto internazionale di Atene Elefterios Venizelos, mentre il governo cinese ha firmato qualche settimana fa a Belgrado un protocollo per la costruzione di una linea ferroviaria e via mare per collegare Budapest al porto di Atene.

Porto del Pireo UNA PIOGGIA DI RUBLI Tsipras alza il tiro e la cosa potrebbe infastidire Pechino, dove la nuova classe al potere è meno incline ai rapporti con gli stranieri come in passato. Soldi, invece, che non vogliono lesinare i russi. Ieri da Mosca il ministro delle Finanze, Anton Siluanov, ha annunciato: «La Grecia non ha ancora avanzato alcuna richiesta, ma se lo facesse, la prenderemmo sicuramente in considerazione. Abbiamo sicuramente 10,5 miliardi di euro, di cui Atene ha bisogno per adempiere agli obblighi con Bce e Fmi fino al 20 agosto. TUTTI A CACCIA DEL GAS DELL’EGEO La Russia si è appena vista trasformare da Standard and Poor’s il rating in “spazzatura”. Ma il gioco vale la candela. Negli anni della crisi greca, prima gli oligarchi hanno comprato alberghi e ville da sogno sulle isole del Dodecanesimo, mentre la classe media si “faceva” la seconda casa nella più modesta penisola Calcidica. Poi i colossi energetici Gazprom e Rosneft hanno messo nel mirino la società pubblica del gas Depa, la rete di gasdotti della Desfa, quella elettrica, l’Enel greca Dei, le ferrovie o in terreni vicini all’aeroporto Ellenikos di Atene. Adesso però si è aperta la caccia ai ricchi giacimenti di metano e di petrolio nell’Egeo. Nelle acque al confine con Cipro, Libano, Egitto e Israele ci sarebbero 3.450 triliardi di metri cubi di gas naturale e circa 1,7 miliardi di barili di petrolio. Soltanto gli ellenici potrebbero produrre fino a 28 miliardi di barili. Tsipras aspetta le offerte e spera in numerosi rilanci.

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