Economia 2 Febbraio Feb 2015 2315 02 febbraio 2015

Oro, adesso conviene investire

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«Listini azionari deboli, un basso rendimento delle obbligazioni, tassi negativi, timori di deflazione e la prospettiva di ulteriore quantitative easing uguale crescita del petrolio», dicono gli analisti di Barclays. Il prezzo del petrolio crolla, il rame è indebolito e gli investitori scappano anche da sempreverdi come “caffè” e “maiale”. Come dimostra la crisi degli emergenti quasi tutte le materie prime vanno in sofferenze. Tutte tranne sostanzialmente una: l’oro, tornato ai massimi da tre anni. Nonostante una piccola frenata registrata in apertura di settimana, a Londra il metallo giallo era quotato a 1.273,3 dollari l’oncia. In ogni caso il metallo ha guadagnato negli ultimi 30 giorni otto punti percentuali. Secondo gli esperti contattati dalla London Bullion Market Association, il prezzo medio di un’oncia d’oro nel 2015 si attesterà a 1.211 dollari. Fatto sta che gli investitori non sembrano pessimisti, come dimostra anche l’andamento degli Etf legati all’oro. Soltanto tra il 15 e il 16 gennaio, ha scoperto Bloomberg, sono state fatte sottoscrizioni per l’equivalente di 26,2 tonnellate di oro. Venerdì scorso il colosso del settore, Spdr Gold, ha segnato movimenti, ha raggiunto una quota record di patrimonio pari a 730,89 tonnellate.

La Svizzera ha svincolato il Franco dall'Euro  IL CAOS MONDIALE Alla base dell’aumento dell’oro alcuni avvenimenti politici, che mai in passato si sono accavallati come adesso. Innanzitutto la nuova ripresa americana tra aumento dell’occupazione e dei prezzi delle case non è riuscita a scalfire la stagnazione dei salari e sta iniziando a pagare un caro prezzo per il rafforzamento del dollaro. La scelta della Banca di Svizzera di sganciare euro e franco svizzero ha fatto sì che gli investitori elvetici la smettessero di comprare euro per sostenere la loro moneta, lasciando che tanta liquidità si indirizzi verso il metallo giallo. C’è poi da fare i conti con gli effetti del Quantitative Easing voluto in Europa dalla Bce di Mario Draghi. Che si è posto come obiettivo quello di indebolire l’euro, costringendo chi aveva investito in questa moneta, a differenziare il proprio “giardinetto”. Fa incetta d’oro la Banca centrale russa per valorizzare il rublo, mentre non aiutano le richieste greche di rinegoziare il debito pubblico e non rispettare i programmi di austerity concordati con la Troijka per sbloccare i prestiti da 245 miliardi di euro.

TRA ORO NERO E ORO GIALLO Sono i beni rifugio per eccellenza. C’è sempre stata una correlazione tra le quotazioni del petrolio e quelle dell’oro. Ma qualcosa sta cambiando in questa fase, con il greggio che oscilla sui cinquanta dollari. Hanno scritto gli analisti di World Gold Council: «Gli investitori capiscono che in tempi di difficoltà economiche, attività liquide e di elevata qualità come l'oro sono molto richieste. Ciò che è meno comprensibile è che la maggior parte della domanda di oro è legata al consumo e al risparmio di lungo termine e non a investimenti speculativi». Proprio chi in questi anni ha scommesso tutto sugli Etf legati al petrolio ha dovuto nelle ultime settimane cambiare cavallo e – a prezzo salato – convertirsi all’oro proprio per difendere le proprie rendite. Non a caso, hanno scritto gli analisti di Societe Generale, «i prezzi bassi del petrolio potrebbero portare pressione sulle quotazioni dell’oro nel breve periodo, a causa del loro impatto deflazionistico, ma nel lungo termine il quadro potrebbe essere molto diverso». Lo stesso trend ha influenzato non poco le mosse del governo indiano. Qui, secondo mercato consumer al mondo, potrebbero registrarsi straordinari effetti. «Il petrolio», si legge nel report, «rappresenta il 35 per cento delle importazioni complessive del paese. Le basse quotazioni hanno ridotto le pressioni sul deficit commerciale negli ultimi mesi, elemento che potrebbe aver influenzato la decisione del governo di abolire la regola che imponeva l’esportazione obbligatoria del 20 per cento di tutto l’oro importato nel Paese». RISCHI E OPPORTUNITÀ L’oro è il bene rifugio per eccellenza. Gli esperti dicono che, riequilibrare il proprio portafoglio con

l’oro nero, aiuta a difendere il capitale in caso di debolezza dei listini azionari, basso rendimento delle obbligazioni, negatività dei tassi e rialzi dell’inflazione. Senza contare che, a blindare il prezzo, ci pensano le dinamiche del mercato stesso di questo metallo: visti i tempi e le difficoltà di estrazione, questi processi finiscono per acuire la spinta e la richiesta di mercato. Risultato? Tanto basta per far salire le quotazione. È più facile comprare oro finanziare, cioè un future su uno strumento (l’Etc) che riproduce i movimenti di un decimo di un’oncia. Qualche problema invece a comprare “oro fisico”. È vero che un bene tangibile come questo non è soggetto ai default dei suoi possessori (in caso di fallimento, gli Stati, per esempio lo possono vendere o trasformare). Detto questo anche la migliore via d’investimento (i lingotti) presenta alcune controindicazioni come il rischio dei furti o le alte commissioni della società di storage. Ancora più rischiosi l’acquisto di monete (bisogna essere esperti di numismatica) o gioielli (il costo del manufatto viene caricato della lavorazione e dal brand). Quando l’economia è in espansione, si tende a investire in altri segmenti (azionariato, obbligazionario) e a fuggire da beni rifugio come l’oro. In quei casi il prezzo scende. Peggiora poi la situazione l’accumulo fatto da trasformatori di oro, che proprio nelle fasi di lavorazione industriale potrebbero vedere svalutato il valore effettivo contenuto nell’oggetto della produzione e nei materiali utilizzati.

LA RIVINCITA DEI COMPRO-ORO Sembravano entrati in una spirale negativa negli ultimi mesi. Invece le ultime quotazioni hanno rimesso in pista il mercato dei compro-oro. Nunzio Ragno, presidente dell'Antico (Associazione nazionale tutela il comparto dell'oro), ha fatto sapere: «È notizia di questi giorni quella che registra un nuovo trend rialzista per l'oro, che ha ripreso a correre riportando nuovi massimi storici e arrivando a superare la quotazione record di 1.300 dollari l'oncia». Lo scenario economico d’incertezza aiuta non poco il settore. «Questa situazione», conclude Ragno, «strizza l'occhio dal punto di vista microeconomico a tutti quei soggetti che per necessità impellenti vedrebbero super valutato il loro metallo nella potenziale vendita di gioielleria ai compro oro. I quali tornerebbero a svolgere una funzione di ammortizzatore sociale».

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