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ECONOMIA 2 Febbraio Feb 2015 0700 02 febbraio 2015

Profitti all'estero, Obama tassa i colossi Usa come Apple e Google

Idea di Obama: aliquota secca del 14% per scoraggiare i big nei paradisi fiscali.

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Il presidente Usa, Barack Obama.

Gli Usa di Barack Obama vogliono tassare i profitti esteri delle multinazionali. A finire nel mirino del presidente americano sono i colossi come Apple e Google. Tanto che Oltreoceano, l'idea di istituire un'aliquota secca del 14% all'interno della nuova legge di bilancio è già stata ribattezzata Appletax. Non che per i big sia una un vero salasso, ma è una svolta per quelle aziende che pagano in certi paradisi fiscali dallo 0,2% (è il caso dell'Irlanda) al 2%.
RICERCA DI PARADISI FISCALI. Come ha evidenziato il quotidiano La Repubblica, la nuova tassa affronta un problema - l'elusione legalizzata delle multinazionali - che non è solo americano: sono molti i colossi che vanno in giro per il mondo a cercare gli Stati che offrono trattamenti fiscali di favore se non addirittura negoziati ad hoc (recente è il caso dello scandalo in Lussemburgo). Nei paradisi fiscali sono costituite delle filiali dove sono fatti confluire i profitti fatti in altre parti del mondo, con grave danno per gli Stati di origine delle aziende: secondo uno studio Usa, infatti, il tesoro estero dei colossi americani vale 2 mila miliardi di dollari.
PATTO CON I REPUBBLICANI. Per far passare la sua legge, però, Obama deve scendere a compromessi con i Repubblicani che hanno la maggioranza al Congresso. Il presidente Usa, quindi, avrebbe proposto più tasse sulle multinazionali in cambio di un maxi piano di investimenti in infrastrutture: si parla di 478 miliardi di dollari in opere pubbliche, tra autostrade, ponti, ferrovie e metropolitane (la metà dell'investimento sarebbe coperta proprio dalla nuova tassa).
Nonostante le proposte in materia fiscale di Obama abbiano di solito vita difficile, la Casa Bianca in questa occasione s'è detta ottimista anche per la strategia di coinvolgere gli avversari politici.
ALIQUOTA VANTAGGIOSA. In Usa, tuttavia, qualcuno ha criticato l'idea del presidente: la tassa sui profitti accumulati all'estero del 14%, infatti, è un'aliquota agevolata rispetto all'attuale imposta sugli utili societari che arriva al 35%. Eppure le tasse sugli utili sono dovute solo quando i profitti esteri vengono rimpatriati e molte multinazionali preferiscono lasciare quei profitti all'estero senza scadenza.
Obama, inoltre, sta anche valutando di ridurre l'aliquota sugli utili delle imprese fino al 28% per poi aumentare quella sui profitti esteri al 19%: sarebbe l'ultima carta per convincere i Repubblicani.

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