Economia 3 Febbraio Feb 2015 1842 03 febbraio 2015

Inps, come cambia la nuova governance

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Nel rapporto 2013 I conti dell’Inps reggono nonostante la fusione con l’Inpdap non smetta di presentare sorprese. Rischiano, nell’istituto previdenziale, invece di saltare, i rapporti tra il futuro presidente Tito Boeri (scelto direttamente da Matteo Renzi), i sindacati e le imprese che siedono nel consiglio di vigilanza e i partiti, che vorrebbero una presa maggiore sull’ente di via Ciro il Grande. Al centro del contendere c’è la nuova governance dell’Inps: il ritorno del consiglio d’amministrazione eliminato dall’ex presidente Antonio Mastrapasqua e la ripartizione dei poteri tra i vertici e i sindaci del Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ). Con le forze politiche e i sindacati che sperano in una moltiplicazione di poltrone e Palazzo Chigi che vorrebbe evitare la cosa. CINQUE O TRE POLTRONE In soldoni, si litiga se le poltrone del prossimo Cda debbano essere cinque o tre. Sul tema si discute da almeno un quadriennio. E nonostante siano cambiati tre ministri del Lavoro (Elsa Fornero, Enrico Giovannini e Giuliano Poletti) e due commissari straordinari (Vittorio Conti e Tiziano Treu), i governi che si sono succeduti hanno sempre provato a tenere congelata la questione. Ora però, con l’arrivo di Boeri, si vuole dare un’accelerata al dossier. Al riguardo Poletti ha fatto sapere che la questione «sarà affrontato immediatamente a valle dell'approvazione definitiva del nuovo presidente dell'istituto, Tito Boeri. Discuteremo con lui, poi c'è un quadro politico che va verificato, perché in Parlamento sono già depositate delle proposte di legge che fanno riferimento alla definizione della nuova governance dell'Inps, che tuttavia sarà fatta velocemente e in tempi non lunghi». I PIANI DELL’ECONOMISTA Boeri sarebbe favorevole a un organismo più snello, anche per velocizzare l’azione di risanamento che ha in mente. Di conseguenza, i membri del consiglio d’amministrazione non dovrebbero superare i tre, ai quali si aggiungerebbero lo stesso presidente e il direttore generale. I partiti e i sindacati invece puntano a una versione extralarge: cinque componenti. Questa scelta segue motivazioni alte (garantire una maggiore collegialità dopo gli anni di controllo militare sull’istituto fatto da Mastrapasqua) e giustificazioni più prosaiche (la solita necessità della politica di moltiplicare le poltrone). BOERI CONTRO I SINDACATI Fatto sta che l’operazione è dirimente per i piani di Boeri. Il quale, da un lato, deve accompagnare la trasformazione dell’Inps in ente erogatore di ammortizzatori sociali non soltanto più passavi (accanto alle pensioni e la Cig anche i sussidi); dall’altro vuole recuperare quattro miliardi di euro tagliando le pensioni d’oro, applicando «una riduzione tra il 20 e il 30 per cento sulla differenza fra metodo retributivo e contributivo». Entrambe queste strade spaventano i sindacati e le imprese, convinti che in via Ciro il Grande ci sia prima da completare la fusione con l’Inpdap. Inutile dire che un Cda più snello permetterebbe all’economista della Bocconi di riformare l’istituto in tempi più bravi, limitando il potere d’interdizione delle forze sindacali. Le quali non a caso chiedono che in futuro il consiglio di indirizzo e vigilanza approvi in via esclusiva il bilancio e nomini il presidente. Soluzioni che non piacciano neppure al governo. I CONTI REGGONO, MA SERVONO RIFORME Intanto, proprio ieri, il Civ ha approvato con il voto contrario del rappresentante della Uil il bilancio di previsione dell'istituto per il 2015. Il disavanzo finanziario di competenza è pari a 6,7 miliardi di euro, con un miglioramento di 1,119 miliardi rispetto alle previsioni aggiornate del 2014. A leggere i numeri si scopre che lo scorso anno le entrate contributive sono ammontate a 213,564 milioni, le prestazioni istituzionali hanno toccato i 307.239 milioni. Soltanto sul versante pensionistico si è speso 270.644 milioni. Nella relazione del Civ che ha accompagnato il bilancio, luci e ombre. I sindaci fanno notare che «anche il bilancio preventivo 2015 evidenzia la tenuta dei conti del sistema previdenziale italiano, nonostante il perdurare della crisi economico-finanziaria». Detto questo, servono ancora «necessari interventi strutturali. Solo questi potranno consentire la piena sostenibilità, anche e soprattutto nel lungo periodo, del sistema previdenziale a garanzia delle aspettative di giovani, lavoratori, pensionati e imprese. Particolare attenzione occorrerà prestare alle fasce più deboli della popolazione, nel più ampio quadro degli interventi a sostegno del reddito e del mercato del lavoro, già previsti, tra l'altro, nel Jobs act». Nel mirino soprattutto «gli equilibri di bilancio di tutti i fondi e le gestioni previdenziali amministrate dall'Inps che presentano un trend negativo, per le quali è necessario trovare soluzioni legislative da parte dei ministeri vigilanti».

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